Sokół

Nic

2021 (Prosto) | hip hop, wave music

Wojciech Sosnowski, in arte Sokół, è nato e cresciuto a Varsavia, in un ambiente in cui l’arte è sempre stata centrale. Figlio di Jan Sokół, che negli anni Ottanta scrisse testi per l’importante band synth-pop locale Papa Dance, e nipote del pittore surrealista Leszek Sokół, fra i suoi antenati, da parte della madre, figura Stanisław Wyspiański (1869-1907), uno dei più grandi intellettuali polacchi della storia: poeta, drammaturgo, pittore, eminenza il cui lascito viene studiato sin dalla scuola dell’obbligo.

Se in sostanza non ha avuto difficoltà a inserirsi negli ambienti che contano, sarebbe d’altro canto ingiusto accusarlo di essersi ritrovato con la strada spianata: la storia è infatti piena di figli d’eccezione che deludono le aspettative.
Non è il suo caso, che oltre a un’indiscutibile sensibilità artistica, ha dimostrato un notevole senso per gli affari: attivo dalla fine negli anni Novanta, si è imposto come rapper, stilista e discografico di successo. È inoltre parte del direttivo della Zpav (Associazione dei Produttori Audio-Video), equivalente polacco della Siae.

Prima di diventare solista ha fondato alcuni fra i più importanti gruppi hip-hop locali, quali Zip Skład, Wwo e Tpwc, con i quali ha pubblicato complessivamente otto album dal 1999 al 2009. In particolare, “We własnej osobie” (2002) dei Wwo è oggi considerato uno dei più importanti dischi polacchi del nuovo millennio, con i suoi testi socialmente impegnati e le basi strumentali portatrici di un boom bap dalle atmosfere notturne, nei cui vortici di campionamenti vengono frullati jazz, soul, folk, opera e strati d’elettronica ambientale.
A partire dal 2011 ha quindi pubblicato due album condivisi con la cantante pop soul Marysia Starosta, un progetto in cui ha musicato i versi del poeta Tadeusz Różewicz, e finalmente, nel 2019, “Wojtek Sokół”, il primo disco esclusivamente a suo nome, che si è rivelato anche il più grande successo della carriera, sfiorando le 100mila copie vendute.

A due anni di distanza, torna con un un’opera che riprende il discorso dove era stato interrotto e al contempo riesce a fare un vistoso passo avanti.
“Wojtek Sokół” tornava alle atmosfere cupe da sempre care all’autore, con basi che lo vedevano però aggiornarsi a quella corrente di musica elettronica emersa nel sottobosco virtuale nell’ultimo decennio e denominata wave music: una sorta di sorella dark e fantascientifica del cloud rap, segnata non di rado da influenze dubstep e grime.
“Nic” prosegue l’esperimento, ma espande ulteriormente la palette, mostrando un artista che a quarantaquattro anni sembra ancora capace di parlare il linguaggio dell’attualità, sposando sperimentazione e successo (debutto al numero 1 e disco di platino dopo due settimane).

“Zorro” ha un ritmo lento e ipnotico, messo a contrasto con un rapido arpeggio electropop, “Burza” è hip-house con linea di basso satura, “Jak urosnę” un ibrido fra trap e ambient-pop, con un coro di bambini una volta tanto non stucchevole, “Wkraczając w pustkę” un tenue dubstep d’atmosfera, “Płaczemy pięścią w stół” un’inquietante witch house, mentre “Nie było już nic” poggia su malinconici tocchi pianistici, a ricordare l’ormai lontana era boom bap, che appare come un miraggio offuscato nella nebbia.
Non un minestrone, ma un disco anzi particolarmente unitario, in cui la varietà stilistica è omogeneizzata da precise direttive a livello timbrico, che mirano a far rientrare tutto nel già citato alveo della wave music. Se quasi ogni brano è prodotto da un beatmaker diverso, il mixaggio e il reparto fonico sono stati curati per intero da Rafał Smoleń, uno dei più esperti che ci siano oggi in Polonia, parimenti capace con rock, hip-hop, jazz e classica.

Ci sono poi ulteriori accortezze, che mirano a tracciare un filo rosso lungo la scaletta: “Jak urosnę” non è infatti l’unico brano a puntare sull’elemento corale. L’ansiogeno horrorcore di “Nic” è scandito da un gruppo di voci maschili dal sapore marziale, mentre il downtempo noir di “Jednorożec” è sorretto da vellutate voci femminili.
Va infine segnalato un gruppo di brani, forse il migliore del lotto, che si tuffa nella synthwave: ecco allora le trionfali tastiere retrofuturistiche di “Plastikowy tulipan”, “After” e “52Hz” proiettare l’immaginario su sfondi di neon viola e soli cibernetici al tramonto. Timbri che, magari meno esplicitamente, fanno capolino un po’ lungo tutta la scaletta, contribuendo alla sua unitarietà.

È uno sfondo perfetto su cui basare il classico flow di Sokół, che rifugge l’autotune (concesso, con parsimonia, giusto a qualche ospite), mentre scende in strada per narrare la vita di quella parte della Polonia suburbana, quella più povera e violenta, che l’autore – a dispetto dei suoi natali – ha frequentato per decenni.

(30/12/2021)

  • Tracklist
1-17 scaletta standard, 18-19 bonus tracks
  1. Cześć (ft. Sarius)
  2. Ty też
  3. Batoniki (ft. Hodak)
  4. Zorro
  5. Burza (ft. Zip Skład)
  6. Plastikowy tulipan
  7. Nic
  8. After (ft. Fred)
  9. Jak urosnę (ft. Fasolki)
  10. Wkraczając w pustkę
  11. Jednorożec
  12. Ludzie z planety bezludnej (ft. Szpaku)
  13. 52Hz skit
  14. 52Hz
  15. Na cały świat
  16. Płaczemy pięścią w stół (ft. Quebonafide & Pezet)
  17. Nie było już nic
  18. Inny styl
  19. Poncz z pomarańczy




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