Stranglers

Dark Matters

2021 (Coursegood) | rock

Ok, i Sex Pistols mi piacevano. Erano grandi alle feste. E i Clash erano fantastici dal vivo. Ma gli Stranglers erano la mia punk band preferita, anche se tutti sapevano che erano vecchi e che fingevano per la maggior parte del tempo.
(Robert Smith)

Basterebbe questo incipit a sintetizzare la discussione su un quartetto inglese tanto sottovalutato nella narrazione del periodo punk quanto importante per tutto quello che è successo al rock inglese nel passaggio dai Settanta agli Ottanta. Lo zio Bob ha ragione: i "Meninblack" erano anagraficamente i più vecchi del lotto, ma sapevano come accendere la passione dei giovani ribelli.
È probabile che all'inizio fingessero di essere punk (il loro tastierista Dave Greenfield doveva "nascondere" le sue qualità tecniche per non finire nella pentola dei musicisti più sbeffeggiati, quelli prog), così come è probabile che qualche anno più tardi fingessero di essere post-punk, ma la loro musica è sempre stata tutt'altro che finta, e sarebbe stato anche rischioso accusarli del contrario. Gli Stranglers erano esattamente quello che le cronache e il loro nome suggerivano: una specie di gang.

Si può certamente discutere di cosa sia rimasto oggi di quella combo (a cui anche i Damned devono più di qualcosa), soprattutto a seguito della dipartita proprio di Greenfield causa Covid, che nel maggio 2020 ha lasciato Jean-Jacques Burnel ultimo componente originale in servizio dopo la precedente uscita di scena di Jet Black per sopraggiunti motivi di salute. E ci si può anche chiedere se il contributo del sempre ottimo Baz Warne, scelto per condividere compiti vocali e chitarristici fin dal 2000, sia ancora sufficiente a tenere in alto il vessillo di famiglia.
La risposta è che "Dark Matters", diciottesimo episodio in studio della discografia (e ottavo senza Hugh Cornwell), riparte proprio da qui, dalle otto tracce già registrate da Greenfield prima di ammalarsi, dalle circa trecento idee compositive portate in dote da JJ, e dal corollario di sensazioni di un periodo incredibile, comprendenti il dolore, lo smarrimento, il desiderio di celebrare un amico scomparso, la voglia di tirare ancora calci nella rissa, la necessità di restare a pieno diritto nel novero di band con un suono certificato e di dire qualcosa che esuli dalla rappresentazione di un simulacro.

Evidenti esempi di tutto ciò sono sicuramente il primo e commovente singolo "And If You Should See Dave...", che omaggia il tastierista ("He didn't fear death/ Because he knew death was on his rounds/ But no one told him I was waiting/ With a glass at the bar") innestando una chitarra sognante su un midtempo à-la "All The Way To Reno" dei Rem, e l'altrettanto sincero tributo in "If Something's Gonna Kill Me (It Might As Well Be Love)", nella cui struttura a sezioni trova spazio l'accettazione della realtà ("Our glory's far behind us/ And I miss ya") incorniciato da un riff sintetico squisitamente eighties.
Ma anche laddove il suono Stranglers imbarca il caratteristico piglio aggressivo, sorretto dalle veementi plettrate di JJ Burnel (uno che nel 1978 ha fatto correre in negozio il giovane Peter Hook a comprare lo stesso modello di basso e di amplificatore), sembra di essere di fronte a una chiarezza di intenti che non si manifestava da tempo: "This Song" è inglesità punk-rock nella sua quintessenza, "No Man's Land" un bel trattato di spigolosità e tensione, mentre "White Stallion" danza su fraseggi a tratti barocchi senza però cadere nella noia.

Qua e là è evidente che a "Dark Matters" siano serviti parecchi anni per coagulare in maniera omogenea (il precedente - e meno ispirato - "Giants" era del 2012), ma d'altronde gli Stranglers edizione 2021 sembrano avere piena consapevolezza dell'età che avanza, dei tempi che si dilatano, e del fatto che sarebbe stupido fingere il contrario. E così, per due ballad che vanno a occupare prevedibilmente altrettanti momenti introspettivi della tracklist ("The Lines" e la malinconica "Down"), il disco infila una perla proprio in chiusura, "Breathe", un 3/4 evocativo che ricorda i momenti migliori di Matt Johnson.
"Dark Matters" riacciuffa gli Stranglers quando tutti forse li immaginavano finiti e li restituisce perfettamente focalizzati sulle carte ancora da giocare e sulla capacità di non perdere per strada niente di un suono tra i più iconici del panorama rock degli ultimi 50 anni. Difficile chiedere di più.

(17/09/2021)

  • Tracklist
  1. Water
  2. This Song
  3. And If You Should See Dave...
  4. If Something's Gonna Kill Me (It Might as Well Be Love)
  5. No Man's Land
  6. The Lines
  7. Payday
  8. Down
  9. The Last Men on the Moon
  10. White Stallion
  11. Breathe


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