The Armed

ULTRAPOP

2021 (Sargent House) | post-hardcore, noise-rock, mathcore

Ai The Armed è sempre piaciuto giocare con le proprie copertine, sempre ossimoriche, esordio a parte, verso il loro cacofonico e virulento mix di post-hardcore, math-core e noise. Se vi ci siete imbattuti, quella di “Untitled” del 2015, con sopra quel surrogato di Bowie versione “Aladdin Sane” pelato e fumante, sicuro che non ve la siete dimenticata. Quella di “Only Love” di due anni fa sembra invece più adatta a un disco soul da seconda serata, trip-hop, o forse addirittura ambient-techno – insomma, ci siamo capiti.
L’artwork di questo quarto disco fa ancora meglio, o peggio, a seconda dei punti di vista. Tanto che, rastrellando le sue sezioni d’elezione di un negozio di dischi, un appassionato di post-hardcore e brutalità assortite varie che non li conosca rischierebbe di pensare al nuovo disco di Frank Ocean, The Weeknd o giù di lì, scivolato per caso sullo scaffale sbagliato.
Completa l’opera un titolo che è tutto un programma: “ULTRAPOP”.

Uno scherzo tirato da un manipolo di (a partire da “ULTRAPOP”) ben otto scappati da circo, o da circhi diversi (date un’occhiata a qualche esibizione live della band, soluzione molto più pratica di un mio tentativo di descrivere cotanta allegra e variegata combriccola). O forse no, o perlomeno non del tutto. Il quarto disco del collettivo di Detroit in realtà di pop ne è pieno. Si tratta però di detriti. Rimasugli di un’epoca altra, tranciati, schiacciati e ammassati dopo che vi è passato su lo Snowpiercer, in un futuro in cui la profezia oscura di Matrix ha drenato l’umanità e la Terra. Una cascata di elettronica celestiale che si fa spazio tra i possenti beat industrial dell’opener, frattaglie di un ritornello che abbaiano nell’apocalisse mathcore “ALL FUTURES”, residui di un cantato indie che si sostituiscono temporaneamente a growl e urla martiri da scuoiati vivi nell’ammiccante “AN ITERATION”, nell’ironica e velenosa “AVERAGE DEATH” e nella folle “BAD SELECTION”, che affoga degli scanzonati allelujah in un deliquio post-digitale à-la Atari Teenage Riot.

Chi di pop, anche se ben stuprato e sventrato come lo si ascolta nelle succitate tracce, non ne vuol sentir parlare si farà ingoiare e risputare invece con gran gusto da un tornado math-core intitolato “MASUNAGA VAPORS”, dal drumming impietoso e mutageno di “WHERE MAN KNOWS WANT” o dal post-hardcore ruggente dell’infuocata “REAL FOLK BLUES”.
Chiude la truculenta rassegna un requiem industriale intitolato “THE MUSIC BECAME A SKULL”, con il vocione di Mark Lanegan ad aggirarsi in un cimitero di chip e processori bruciati. L’ospitata suona come suggello e benedizione a una band giunta alla piena maturità senza perdere un grammo di follia o cedere nulla di una visione e di un sound estremi e intransigenti come il futuro distopico che evocano. 

(20/04/2021)

  • Tracklist
  1. Ultrapop
  2. All Futures
  3. Masunaga Vapors
  4. A Life So Wonderful
  5. An Iteration
  6. Big Shell
  7. Average Death
  8. Faith in Medication
  9. Where Man Knows Want
  10. Real Folk Blues
  11. Bad Selection
  12. The Music Becomes a Skull (feat. Mark Lanegan)


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