Hustle, hustle, hustle
Euro, money nella sacoche
Hustle, hustle, hustle
Polizia cerca la password
C'è stata un'inversione di rotta in certa trap italiana, partita stradaiola, conflittuale e underground ma diventata velocemente e irrimediabilmente istituzionale, mainstream e rileccata. È accaduto anche a Capo Plaza, che infatti con "Plaza" (2021) ha visto ridursi il successo di pubblico e che ritorna nel 2022 con questo "Hustle Mixtape". Il formato underground del mixtape è, come per tanti suoi colleghi, più una dichiarazione d'intenti che un'esigenza discografica, visto che Atlantic e Warner sono ancora del gioco e alla fine la differenza con un album è questione di approccio sul beat e di linguaggio più diretto.
Sorpassati dalle nuovissime leve quali Paky, Rondodasosa, Rhove, Simba La Rue e tanti altri, dai contenuti più espliciti e dall'immagine più pericolosa e meno sofisticata, alcuni dei trapper di successo hanno tentato di rinfocolare la loro credibilità di strada con pezzi più crudi e collaborazioni tattiche, atte a pattugliare il territorio.
Capo Plaza lo fa qui con una dozzina di brani dai beat che pullulano di sub-bass e slang, dall'iniziale "Hustle" passando per le brandizzate "Stone Island" e "Goyard" che ricordano le barre bombastiche della compianta Dark Polo Gang. Per chi mastica questo sound è come tornare indietro di un lustro abbondante, anche nelle produzioni e nelle collaborazioni diffuse con colleghi francesi di grido; in "Giungla" il tema, il flow e il beat sono un tributo al Tedua di "Mowgli" (correva l'anno 2018). Poi per accontentare comunque le classifiche troviamo in scaletta anche una trap-pop malinconico-ottantiana come "Capri Sun" che starebbe bene nel "Sirio" di Lazza.
Il trapper è agile nello snocciolare i testi (si ascolti "Hennessy") ma la vena creativa si è inaridita, non ha granché di nuovo da raccontare e questo ritorno a una trap più scura e spigolosa è disinnescato da troppi compromessi (perché tutte queste censure al turpiloquio? Perché un paio di ammiccamenti alle radio?).
Delle decine di nomi spuntati nella scena trap nostrana molti saranno dimenticati perché d'ispirazione troppo volatile e produzione discontinua. Capo Plaza, con un palmarès di dischi di platino e numeri da vertigine su Spotify e YouTube, rischia nonostante tutto di ricadere in questa categoria, se non ritrova una sua dimensione: anche se stiamo parlando un sedicente mixtape, a questo punto il prossimo album sarà quello decisivo.