Eugene

Seven Years In Space

2022 (Discipline) | synth-pop, electropop

Gli anni Ottanta sono durati un decennio nel Ventesimo secolo e almeno il doppio in quello attuale. Tutto ciò che li riguarda è stato oggetto di retrospettive equamente divise tra detrattori e sostenitori, con i primi tendenzialmente arroccati su posizioni ideologiche del tipo "è stata l'epoca del disimpegno e della leggerezza". Ora, al di là del fatto che basterebbe guardare bene l'elenco dei dischi usciti tra il 1980 e il 1989 per rendersi conto della totale inconsistenza dell'osservazione, resta ovvio associare il periodo al predominante trattamento sintetico a cui è andata incontro gran parte della musica di quegli anni, un brivido tecnologico reso possibile sia dalla possibilità di reperire finalmente sintetizzatori a buon mercato che dall'algido fascino delle opere di pionieri come Kraftwerk, Gary Numan, Ultravox, Human League, Depeche Mode, Giorgio Moroder, ancora oggi in grado di irretire una generazione di musicisti che con il mezzo elettronico invece ci è nata. La facilità nel riprodurre oggi i suoni che hanno segnato un'epoca rischia però di mettere in secondo piano quello che per molti artisti anni Ottanta (tra l'altro spesso tecnicamente molto preparati) è stato un percorso votato alla sperimentazione in ambito pop, quella in grado di modellare un universo sonoro riconoscibile a priori. In sintesi: oggi sarà anche più facile ottenere quei suoni, ma è più arduo riprodurre la fame tecnologica e il bisogno di complessità che li hanno originati.

Questo finché non si mette sul piatto "Seven Years In Space", primo vero lavoro sulla lunga distanza di Eugenio Valente, per tutti Eugene, produttore e musicista romano (ma milanese di adozione) con un fitto curriculum di colonne sonore, remix e collaborazioni (si veda quella con Andy dei Bluvertigo e quella di lunga data, in studio e live, al fianco di Garbo) all'attivo. Al grido di "Pop is not a crime!", Eugene (Ambassador Artist per marchi come Moog, Novation, Arturia, sE electronics e CME) traduce la sua capacità di controllare sintetizzatori e drum machine in amore per il verbo eighties, e lo fa nella maniera più coerente possibile, ovvero lasciando che la tecnologia resti al servizio della composizione e mai il contrario. Con un titolo che allude al tempo di gestazione che è stato necessario a queste nove tracce per cristallizzarsi nella loro forma attuale, "Seven Years In Space" racchiude una pletora di sfumature e riferimenti electropop decisamente iconici (senza mai cadere nello scimmiottamento), impreziositi da una scrittura e un cantato che rispecchiano la precisa ricerca estetica di Eugene.

Dall'uno-due moroderiano di "Dive" e "Crash" alla reminiscenza notturna e fumosa in stile Ultravox di "How Would You Define It?", dalla rarefatta oscurità depechemodiana di "Undisclos*d" alla verve solare di stampo Howard Jones (probabilmente l'one-man-band a cui Eugene è più vicino in senso artistico) di "Of Signals And Voices" e "Gone", il produttore traccia un percorso decisamente a fuoco, che in definitiva va ben oltre il semplice tributo alle sonorità anni Ottanta, e lascia intuire capacità autoriali che forse hanno atteso anche fin troppo prima di vedere la luce su album.
Eugene è il classico musicista italiano che avrebbe potuto raccogliere molto di più se fosse nato in un paese anglofono, e le passate pubblicazioni per Wall Of Sound stanno lì a dimostrarlo. Godiamoci il suo disco come un piccolo gioiellino synth-pop nazionale. 

(25/05/2022)

  • Tracklist
  1. All You Need To Know
  2. Dive
  3. Crash
  4. How Would You Define It?
  5. Diagram
  6. Undisclos*d
  7. Of Signals And Voices
  8. Gone
  9. Ionosphere
  10. Seven Years In Space
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