Simple Minds

Direction Of The Heart

2022 (Bmg) | pop-rock, synth-pop

Accostarmi a un nuovo album dei Simple Minds, la mia band preferita di inizio anni 80, è un azzardo che fa i conti con il peso della memoria. Con l'ascolto intimorito di "New Gold Dream" e del suo incedere marziale che ancora oggi mi scuote. La scritta "Simple Minds" sul diario del liceo, con la speranza che gli altri la vedessero. Lo stupore nel vedere per la prima volta il videoclip di "Up On The Catwalk" e rimanere a bocca aperta per la bellezza della canzone, estratta da "Sparkle in The Rain" (1984). L'emozione di ballare centinaia di volte al ritmo della hit "Don't You (Forget About Me)". Il piacere di vederli toccare le vette del successo internazionale con "Once Upon A Time" del 1985. Troppe connessioni neuronali, troppe emozioni: non si dovrebbe scrivere di una band alla quale si è stati devoti. Ma la visione di Jim Kerr e Charles Burchill alla tv inglese, ospiti di "Later with Jools Holland" è stata galeotta, e la curiosità ha prevalso.

Ci vorrebbe una scissione tra il vecchio fan e l'ascoltatore contemporaneo di rock. Perché anche la carriera dei Simple Minds ha subito una scissione: dopo "Once Upon A Time", un calo dell'ispirazione e soprattutto della voglia di sperimentare. A parte un paio di prove convincenti ("Real Life" del 1991 conteneva tracce della drammaticità degli anni d'oro e "Black & White 050505" del 2005 evocava atmosfere new wave), gli album della band britannica sono passati per lo più inosservati. Ai fan non restava che recuperare i capolavori o rivolgersi ad altri suoni, come quelli dell'ennesimo revival post-punk.
Ciò che conta allora è il "qui ed ora": comprendere verso quale direzione porta il cuore citato nel titolo per una band che la storia l'ha già fatta. Concepito in Sicilia, patria adottiva di Jim e Charles, e prodotto insieme agli altri membri attuali (Ged Grimes al basso, Cherisse Osei alla batteria e Berenice Scott alle tastiere) "Direction Of The Heart" mostra la voglia di proporre buone canzoni e lanciare ancora messaggi di consapevolezza sociale.

"Vision Thing" apre le danze con strati di tastiere brillanti e si sviluppa in un rock ballabile che lascia poca traccia, anche perché Jim Kerr non esplode e lascia spazio ai synth. "Who Killed Truth" parla della perdita del significato di verità in un brano in cui Jim offre al ritornello tutta la sua energia e le chitarre prendono la guida. "Act Of Love", non a caso uno dei brani più interessanti, è tratto dal materiale primigenio degli scozzesi ed è proposto in una versione in cui la chitarra detta le danze, lasciando l'elettronica a fare da tappeto. "Planet Zero" è energico e d'atmosfera e ci mette davanti al fatto che non abbiamo un pianeta zero di riserva, esiste quello che stiamo mandando a fuoco: "Do you ever dream of planet zero, and all those other mysteries".
È però con una cover che l'album esplode e l'ascolto si fa appassionato: "The Walls Come Down", brano anti-militarista del 1983 degli americani The Call rinasce potente, acquisendo nuovi significati nella complicata situazione in cui viviamo. "Direction Of The Heart", invece, ha un giro di accordi oscuro e un uso post-punk delle tastiere che si appiccica immediatamente ai neuroni, soverchiati dagli strati di epici synth.

Allora, qual è la direzione del cuore per i Simple Minds di oggi? È fatta di messaggi di denuncia e speranza e dell'onestà di una band che sta nel presente senza ricercare il plauso di vecchi fan. L'album si fa ascoltare con piacere; i messaggi passano, le canzoni a volte stentano a farlo. Ma la scissione del fan ha funzionato solo in parte: rimane il piacere di vederli ancora in pista dopo 43 anni, ma per emozionarsi i territori musicali sono ormai altri.

(08/11/2022)

  • Tracklist
  1. Vision Thing
  2. First You Jump
  3. Human Traffic (featuring Russell Mael)
  4. Who Killed Truth?
  5. Solstice Kiss
  6. Act Of Love
  7. Natural
  8. Planet Zero
  9. The Walls Came Down
  10. Direction Of The Heart (Taormina 2022)
  11. Wondertimes




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