Tamino

Sahar

2022 (Communion Music) | songwriter, art-pop, folk

Un soffio d’Oriente che arriva dalle Fiandre, un folk melodico e melanconico comandato da chitarra e pianoforte, coadiuvati da uno splendido e ampio timbro vocale: “Sahar” è l’atteso sophomore del cantautore belga-egiziano Tamino.
Nipote di uno dei più famosi cantanti e star del cinema d'Egitto (Muharram Fouad), Tamino-Amir Moharam Fouad canalizza il proprio lignaggio nella grande tradizione della musica folk-rock, in questo caso traendo spunto sia da radici d’estrazione mediorientale che da quelle europee, cantando mistero e meraviglia, romanticismo e resa, preoccupazione e speranza, con una voce unica tanto forte quanto delicata, che lo ha spesso trainato a illustri paragoni.

 

Ideato sulla scia del successo ottenuto con l’album di debutto “Amir” del 2018, questo nuovo progetto del cantautore di Anversa nasce principalmente nel suo appartamento, durante il periodo pandemico. Abilissimo nell’armeggiare chitarra e pianoforte, per la stesura delle melodie Tamino ha previsto l’inusuale aggiunta dell'oud, un antico liuto arabo, evoluzione di un antico strumento di origine persiana e araba pre-islamica, che l’artista imparò a suonare da un rifugiato siriano che viveva proprio nella cittadina fiamminga.
I suoni provenienti da questo strumento sono risultati la chiave del processo di scrittura delle nuove canzoni, aggiornando la già evidente dose d’inquietudine al mesto paesaggio sonoro che aleggia nei meandri dell’intera opera.
“Sahar” è il distillato delle personali riflessioni di Tamino, oltre a richiamare un nugolo di stretti e valorosi collaboratori, tra i quali spicca Colin Greenwood dei Radiohead, fan della prima ora del giovane autore belga, accompagnato dal produttore/ingegnere del suono PJ Maertens e dal batterista Ruben Vanhoutte.

L’opener "The Longing" apre i giochi con sinuosi arpeggi di chitarra, che trasportano l’ascoltatore verso notturne visioni arabeggianti (ancor più evidenti nel singolo “The First Disciple”) virando poi fortemente verso il profondo e sinistro stile armonico e concettuale di Nick Drake. La lenta costruzione del brano richiama direttamente il titolo dell’album, termine arabo utilizzato per identificare gli attimi che precedono l’arrivo dell'alba.
In “The Flame", Tamino amplia notevolmente il proprio catalogo strumentale, serbando intatte le misteriose vibrazioni che forgiano il suo stile. Gli effetti del sintetizzatore e le ritmiche mostrano chiaramente l'influenza di Greenwood, convocando da vicino alcuni fraseggi di chiaro stampo radioheadiano.
Se nella brillante "Fascination" è facile intuire il perché Tamino sia da molti accostato alla figura di Jeff Buckley, la maggior parte dell'album si sorregge soprattutto sul suono della chitarra acustica e sulla sua intensa e ampia vocalità. Passaggi quali "Only Our Love", "Cinnamon", la splendida “You Don’t Own Me”, con gli archi in grande evidenza, l’onirica oscurità di “A Drop Of Blood" e la fluttuante tensione emanata da “Sunflower”, con il featuring della celebre cantante francofona Angèle, si stagliano dal novero per qualità ed efficacia.

 

La maggior parte dei brani contenuti in “Sahar” gode di una bellezza struggente e allo stesso tempo inquietante. L'influenza di Colin Greenwood è facilmente localizzabile, ma lo splendore di “Sahar” è sprigionato quando Tamino si appoggia alle proprie radici, regalando all'ascoltatore una miscellanea stilistica rara, ondivaga, quasi unica nell’attuale panorama folk-rock e cantautorale moderno.

(03/09/2022)

  • Tracklist
  1. The Longing
  2. The Flame
  3. You Don’t Own Me
  4. Fascination
  5. Sunflower
  6. The First Disciple
  7. Cinnamon
  8. Only Our Love
  9. A Drop Of Blood
  10. My Dearest Friend And Enemy






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