Tatsuro Yamashita

Softly

2022 (Moon) | city pop

Il nuovo album di Tatsuro Yamashita arriva a undici anni dal suo predecessore, il non ispiratissimo “Ray Of Hope”. È la distanza più lunga che sia intercorsa fra due suoi lavori, per quanto l’autore non sia nel frattempo scomparso: nel corso di questo periodo ha infatti pubblicato diversi singoli, spesso come colonne sonore di film, serie televisive o spot pubblicitari, che hanno aiutato in qualche modo a far rimanere costante la sua presenza. 
In Giappone, Yamashita è unanimemente considerato fra i migliori cantanti, musicisti e produttori nella storia della musica popolare locale, un genio secondo molti addetti ai lavori, anche se lui preferisce essere appellato come “artigiano” (“Artisan” è del resto il titolo di un suo fortunato album risalente al 1991).
 
Il suo nome comincia peraltro a vantare un discreto culto anche presso il pubblico alternativo occidentale, almeno da quando i produttori vaporwave hanno trasformato il suo canzoniere in una miniera di materiale da campionare. Proprio il pubblico esterno al Giappone sta lamentando la scarsa accessibilità a questo nuovo lavoro: Yamashita, uomo di un’altra generazione che è in posizione di poter decidere pienamente sul proprio materiale, l’ha infatti pubblicato soltanto in formato fisico e soltanto per il mercato giapponese. L’album non può essere scaricato legalmente e non è disponibile in streaming (a scanso di equivoci, chi scrive è regolare acquirente di una copia d’importazione).
In patria il problema non si è ovviamente posto: solo nella prima settimana, “Softly” ha venduto 151mila copie e si è piazzato al numero 1 della classifica omnicomprensiva di Oricon (è il dodicesimo album dell’artista a toccarne la vetta). 

L’album è introdotto da un ritratto dell’artista realizzato dalla mangaka Mari Yamazaki, autrice di titoli storici quali “Thermae Romae” e “Plinius”. Che Yamashita si mostri in copertina non è così usuale: l’ultima volta era successo per “Boku no naka no shounen”, nel 1988, dove peraltro appariva in lontananza. 
Che abbia in questo modo voluto esorcizzare o meno il tempo che passa, l’artista ha consegnato un prodotto di sorprendente dinamismo e freschezza, mentre la sua voce è rimasta praticamente intatta e non sembra appartenere a una persona di 69 anni. 

La prima traccia è “Phoenix”, sketch di un minuto in cui viene riletta una canzone originariamente incisa nel 2003 come tema per il programma televisivo “Chikyuu daisuki – Kankyou shin jidai”, che poneva l’accento sulla questione ambientale. Questa nuova versione è a sostegno della campagna mediatica “Mirai e 17 Actions”, parte di un’iniziativa delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile.
L’album vero e proprio inizia con “Love’s On Fire”, singolo con il riff che ricorda vagamente “You Can Call Me Al” di Paul Simon, ma con sonorità che mescolano pop e dance per la generazione dei Chainsmokers. È il brano più lontano dalla zona di comfort dell’autore, che sembra aver voluto dimostrare di saper stare al passo coi tempi: l’esperimento è sicuramente riuscito e gradevole, ma il resto dell’album dimostra come alla fin fine non ne avesse bisogno.
Yamashita è un artista che ha creato un proprio mondo e il cui stile è ormai atemporale: gran parte della scaletta è piazzabile in qualsiasi momento degli ultimi trent’anni, e in qualsiasi momento degli ultimi trent’anni risulterebbe estranea alle mode. In Italia potremmo dire qualcosa di simile degli ultimi dischi di Franco Battiato o in Brasile per quelli di Caetano Veloso, per intendersi.

“Mirai no Theme”, prima gemma della scaletta, è uscita come singolo nel 2018, abbinata allo splendido anime di Mamoru Hosoda, “Mirai” (Hosoda è fan dichiarato di Yamashita e aveva già ottenuto la sua collaborazione nel 2009, per “Summer Wars”).Il brano è una cavalcata pianistica che riporta agli epici fasti del city pop anni Ottanta, ma con una produzione asciutta pienamente calata nella contemporaneità indie-pop. 
Rispetto alla versione del singolo, si nota qualche lieve ritocco, il più evidente dei quali è un cristallino arpeggio di sintetizzatore seguito dalla simulazione del fischio di un fuoco d’artificio: la combinazione appare quasi immediatamente – la prima volta fra 0’ 06’’ e 0’ 09’’ – per poi ripetersi ciclicamente. È una trovata profondamente nipponica (profuma di colonna sonora da videogiochi anni Novanta) e fornisce un’ulteriore spinta al già trascinante groove di base. 

“Recipe” è un synth-funk midtempo scritto per il drama a carattere culinario “Grand Maison Tokyo”, uscito come singolo nel 2019 e rifinito in sede di mixaggio per l’album: al contrario di “Mirai no Theme”, non mostra però differenze evidenti. 
“Cheer Up! The Summer” è un singolo del 2016, originariamente a sostegno del drama “Eigyou buchou Kira Natsuko”, che con la fitta stratificazione percussiva del suo ritmo programmato prova le grandi capacità dell’autore nella ricerca timbrica. È anche il pezzo più complesso a livello vocale, con armonie in stile sunshine pop – cantate per intero da Yamashita senza alcun corista a supporto – che dimostrano come si possa ricorrere a quel tipo di intrecci in falsetto senza risultare datati.
“Uta no kisha” è il secondo pezzo inciso in origine per “Mirai”, ancora un city pop pianistico, che nel finale preme l’acceleratore sulla componente funk, in un trionfo di pause e accelerazioni, sottolineate da un gioioso arrangiamento d’ottoni.
“Lehua My Love”, utilizzata in uno spot della Japan Airlines, mostra lo Yamashita più notturno, con un riff di pianoforte portante (la cui melodia fa poi anche da ritornello) corredato da ricami di chitarra elettrica jazz fusion e tappeti di tastiere che generano un’atmosfera di malinconia e sospensione, sigillata da un tocco di glockenspiel.

“Oppression Blues” rappresenta una rarità per l’artista: non tanto per l’essersi calato in un blues cupo e struggente con grande maestria, quanto per il testo, affresco sulla miseria di guerra, dittatura e oppressione che nel 2022 risulta più che mai necessario, se persino chi nella propria carriera ha cantato quasi sempre di amore e vita quotidiana sente il bisogno di esporsi al riguardo (e in un società, come quella giapponese, che non vede di buon occhio le prese di posizione politiche da parte dei cantanti, neanche quando così scontate e di carattere generale):
Le lacrime scendono dai tuoi occhi,
vorrei poterle raccogliere.
Perché non posso?
Ragazza con gli occhi gentili,
dove ti hanno portata?
Perché è successo?
È troppo lontano, 
neanche un grido mi raggiungerà,
coperto da uno sparo.
Dimmi la verità.
Perché una così piccola verità
non può avverarsi?
Le strade della città dove tu sei nata 
sono solo le ombre di ciò che furono
e di nuovo, anche oggi, posso sentire gli spari.
La pioggia continua a scendere.
Non dovrebbe esserci qualcosa 
a cui non dovrebbe essere permesso di accadere?
Mi sbaglio?
Perché non diciamo niente?
Perché non facciamo niente? Perché?
Possiamo dire qualcosa?
“You”, scritta per uno spot della compagnia d’assicurazioni Asahi Mutual Life, riporta le tematiche nello spettro della canzone d’amore, ma con una musica piuttosto muscolare, un serrato midtempo che si libera in un maestoso assolo di chitarra elettrica, forse il migliore del disco, senz’altro quello messo in maggior evidenza.
In chiusura, la ballata “Reborn”, uscita come singolo nel 2017 e abbinata al film “Namiya Zakkaten no kiseki”, regia di Ryuichi Hiroki, basato sull’omonimo romanzo di Keigo Higashino, uscito in origine nel 2012. La storia narra di un collegamento spazio-temporale che mette in comunicazione, tramite una serie di lettere, un trio di giovani teppisti con una persona vissuta trentadue anni prima e bisognosa d’aiuto.
Il brano si abbina perfettamente all’atmosfera delicata e un po’ fiabesca del film, grazie a sonorità rarefatte, quasi oniriche, con strati su strati di tastiere, glockenspiel e cori di voci giovani udibili in lontananza.

Ci sono voluti undici anni affinché Yamashita avesse la sicurezza di avere fra le mani materiale abbastanza convincente da poter essere riunito in un disco, e per quanto parte delle canzoni fosse già nota, poterle sentire una di fila all’altra, perfettamente amalgamate alle nuove, è un’esperienza irrinunciabile per qualunque appassionato di musica popolare giapponese.
“Softly” è uscito in due versioni: una standard e una con abbinato un live semiacustico di sette canzoni, suonate insieme a Koki Ito (basso) e Hiroyuki Namba (pianoforte). Il breve concerto si è tenuto il 3 dicembre 2021 alla Tokyo Fm Hall, per festeggiare le 1.500 puntate di “Yamashita Tatsuro no Sunday Songbook”, programma radiofonico a cadenza settimanale inaugurato dall’artista ormai trent’anni fa.

(Federico Romagnoli)
 
Dentro la scrittura

A uso e consumo di nerd e musicisti, tre brevi approfondimenti per mettere in luce la raffinatezza di Yamashita come compositore.

In “Mirai no Theme” per tutta la strofa il piano costruisce una piccola frase melodica, con le note sol diesis e fa diesis, mentre sotto gli accordi si alternano tra Mi maj 7 e La maj 7; il tutto crea degli interessanti giochi di tensioni ed estensioni armoniche. Tra pre-chorus e ritornelli si susseguono sequenze armoniche più o meno usuali di Mi maggiore, sempre con una particolare ricchezza di estensioni, principalmente di settima, sugli accordi sia minori, sia maggiori.
A 2’ 33’’ un passo spiazzante, perché al posto di andare sul sesto grado della progressione (che sarebbe il Do Diesis minore), si utilizza lo stesso accordo in maggiore settima, rompendo di fatto la progressione armonica. La successione viene ripristinata a breve, attraverso prima un salto di terza tra accordi in maggiore settima (da Do Diesis maj 7 a Mi maj 7), poi un accordo di settima diminuito per massimizzare la tensione creatasi nel bridge e risolverla nella ripresa del ritornello.
 
Anche il bridge strumentale in “Cheer Up! The Summer” fa qualcosa di simile, perchè dopo il secondo ritornello sterza bruscamente dalla progressione armonica che fin lì ha caratterizzato la canzone (quella di Mi minore) per approdare in un accenno di progressione di Si Bemolle maj 7, della quale vengono suonati però soltanto il quarto grado (Mi Bemolle maj 7) e il terzo (Re minore 7).
Il cambio armonico è dosato con naturalezza dal momento che la melodia vocale approda alla nota di sol, appartenente sia all’accordo di Mi minore, sia all’accordo di Mi Bemolle maj 7. Altrettanto sorprendente il fatto che si decida di tornare quasi immediatamente alla progressione armonica del ritornello, con un salto da Mi Bemolle maj 7 a Sol.
 
Infine, “You” segue una progressione armonica piuttosto classica nella pop music (VI-VII-i), effettuando tuttavia una peculiare suddivisione ritmica dei tre accordi. Sulla battuta in quattro quarti, anziché alternarsi fra loro con usuali scansioni, gli accordi si susseguono con accenti che suggeriscono questo ritmo: 3/8, 2/8, 3/8. La somma, come facilmente calcolabile, fornisce sempre un metro quaternario, da prassi della musica pop, eppure la suddivisione sghemba restituisce all’ascolto un effetto sfuggente, di stortura, quasi come si trattasse di un tempo dispari.
 
(Giacomo Rivoira)
 

(01/07/2022)

  • Tracklist
  1. フェニックス (Phoenix) [2021 Version]
  2. Love’s on Fire
  3. ミライのテーマ (Mirai no Theme)
  4. Recipe
  5. Cheer Up! The Summer
  6. 人力飛行機 (Jinryoku hikoki)
  7. うたのきしゃ (Uta no kisha)
  8. Shining From the Inside
  9. Lehua, My Love
  10. Oppression Blues
  11. コンポジション (Composition)
  12. You
  13. Angel of the Light
  14. 光と君へのレクイエム (Hikari to kimi e no requiem)
  15. Reborn
 


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