Tim Bernardes

Mil Coisas Invisíveis

2022 (Comala) | chamber-folk, bossa-nova, world

Ci vuole in verità poco per essere originali, anche in un contesto culturale e sociale che pone punti di riferimento a volte vincolanti. Basta mettere al centro della narrazione il proprio vissuto, cercando di restare indenni alle tentazioni intellettualistiche o in converso alle provocazioni alt-pop.
Tim Bernardes è cresciuto al fianco di Tom Zé, Gal Costa, David Byrne, Devendra Banhart e i Fleet Foxes, un musicista che continua a non far mistero della cristallina e dolente poetica, che già rese nobili i percorsi artistici di Caetano Veloso e Jorge Ben.
L’artista di San Paolo, già membro del trio brasiliano O Terno, è titolare di un buon esordio solista, “Recomeçar” - 2017, un concentrato naif di forza e bellezza, che non sembra più aver limiti e confini, in questo prezioso e intenso seguito.
Le mille cose invisibili del nuovo album di Tim Bernardes sono racchiuse in quel capolavoro di musica e poesia di soli 113 secondi che ne introduce le grazie, “Nascer, Viver, Morrer”, incorniciate da una sparuta strumentazione acustica e da una voce che trafigge l’anima.
Nascere - Nascere di nuovo nel bel mezzo della vita, in effetti svegliati e guarda ogni giorno, le cose esistono con forza e magia, e io sono cosciente di quel che sono, voglio e amo e posso e lo farò
Vivere – Vivere, in realtà è possibile, a volte senza nemmeno rendersi conto di essere vivo, a volte al bar, a volte nel bene, nel mondo, nella mente, nel sogno e nell'essere, in quel raro infinito momento da vivere
Morire – Morire della propria essenza, presenza dell'inesistente, del silenzio con il suo spazio enorme, che limita l’imprevisto e la fortuna, ciò dimostra che c'è la vita prima della morte, che unisce e separa il tutto.
Nascere, vivere, morire.
Parole toccanti, semplici forse, ma la magia di “Mil Coisas Invisíveis” è racchiusa nell’abilità del musicista di renderle vive, tangibili, poetiche, a tratti sfuggenti, con un minimo di quella grazia musicale che si è soliti appellare come ispirazione.
Ed ecco ariosi chamber-folk (“Fases”) a suggello di un’infanzia ormai lontana e fonte di malinconia e rimpianti (Penso che il tempo per noi sia passato, qualcosa è rimasto indietro, e guardare avanti è vano), o arie musicalmente più letterarie e slacciate (“Realmente Lindo”) dove poter sorridere a una improbabile speranza (Vattene tristezza, per favore, dai, voglio vedermi sorridere).

Il nuovo album di Tim Bernardes non è solo una raccolta di canzoni soavi e di melodie nobilitate dal canto, è qualcosa di più: un impercettibile flusso di poesia ancestrale, intensamente figurativo, teatrale, un innesto accurato di parole e accordi, che ha la forza dei classici e la consapevolezza dei contemporanei.
Ed è facile entrare in sintonia con la solare e romantica bossa nova “BB (Garupa de Moto Amarela)” o con il cantato passionale di “Falta”, due brani che permettono a Tim di raccontare con leggerezza e stile del suo amore per la donna e per la musica. E sono solo sulla carta più avventurose e complicate, le riflessioni dall’ampio respiro politico e sociale di “Meus 26” (La rovina dei morti viventi del lavoro, che non smettono di non vedere, Rio de Janeiro è ancora bella, ma non sta andando molto bene), parole che il musicista affida a una sezione d’archi struggente e sofferta, prima di rifugiarsi nelle illusioni e nei sogni della splendida sinfonia folk-psych di “Mistificar” (Tempo di mistificare, è più del sogno stesso, la visione rivelerà, cosa si può vedere, al di là di ciò che c'è, credo nei Beatles).

Se il sospetto che vi assale è quello di un riuscito esercizio calligrafico, è forse giunto il momento di abbandonare velleità da critico e approfondire la profonda natura iconica della musica, quella che ha scandito i momenti più genuini e autentici del nostro essere e pensare. Tim Bernardes parla di quei sentimenti e di quel mondo che tutti noi conosciamo, con uno scarno e sapiente lirismo che non suona ingannevole (la quasi vezzosa “Velha Amiga” e la remissiva “Beleza Eterna”), che poi la sua arte ripercorra le strade di Jorge Ben (“Mesmo Se Você Não Vê”) o Caetano Veloso (la struggente bossa tinta di synth di “Esse Ar”), non è un handicap, ma conseguenza di un sentire comune che da sempre illumina l’arte: da Bob Dylan ai Joy Division, dai Velvet Underground ai Low, da Nick Drake a Matt Elliott.

“Mil Coisas Invisíveis” è un disco oltremodo generoso. Sono molte le canzoni che l’artista lascia in eredità a un anno ricco ma frastornato e incerto, il crescendo di piano e orchestra di “Olha” è intenso e toccante al pari delle parole (Odio averlo tenuto per me, perché non me l'hai detto?, come siamo giunti a questo punto?, quando è sorto questo muro tra noi due?), mentre le cadenzate armonie ricche di respiro lirico di “Leve” svelano un’ambizione artistica altrove ben celata, con un tripudio di fiati e un energico canto a sottolineare una voglia di riscatto e rinascita (Prendi, prendi, non piangere più adesso, tutto al sicuro, fai un respiro profondo e guarda, vai piano, prendilo dal cuore).
Non sorprende che a far da compendio sia la splendida “A Balada De Tim Bernardes”, ingenua e schietta quanto basta per suonare autentica e viscerale, un brano dove ogni nota pulsa come il cuore e ogni parola scorre come il sangue, un invito al sogno e alla felicità che cerca conforto nel passato e volge lo sguardo speranzoso al futuro.

"Oggi mi sono svegliato da un bel sogno, mia nonna sorridente, oh, quanto tempo è passato, nonna, non ti ho abbracciato, sarò di nuovo felice, voglio essere più sereno, mi sto prendendo cura di me stesso, sognerò, sognerò ancora una volta".

(09/07/2022)

  • Tracklist
  1. Nascer, Viver, Morrer
  2. Fases
  3. BB (Garupa de Moto Amarela)
  4. Realmente Lindo
  5. Meus 26
  6. Falta
  7. Velha Amiga
  8. Olha
  9. Esse Ar
  10. Última Vez
  11. Mistificar
  12. A Balada De Tim Bernardes
  13. Beleza Eterna
  14. Leve
  15. Mesmo Se Você Não Vê




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