Non lontano dallo spirito soft degli Whitney (“San Francisco”), seppur senza la stessa ispirazione melodica, “Let There Be Love” rappresenta un genere che non si nutre di grandi voli pindarici. L’Americana è un bene primario, come il pane: sebbene sia sempre uguale a sé stesso in una certa misura, la cura e il tempo di preparazione ne determinano le grandi differenze nel risultato.
L’attitudine cameristica del disco (“Famous Piano”), che ricorda un po’ The Band (“Maybe Today”, “You Can’t Stay The Same”) o formazioni più recenti come i Dawes, ne certifica il prodotto Anti, nel bene e nel male, che si ripercuote anche nella qualità e accessibilità generalmente alte.
Nonostante si tratti di un ascolto un po’ disimpegnato, condito di melodie tutto sommato telefonate, “Let There Be Music” si nutre di arrangiamenti ed esecuzioni impeccabili (“Roxanne”) e di una generale attitudine compiacente e solare (“Naturally”, “Crooked Creek”), che difficilmente potrà annoiare per i primi ascolti, grazie anche alle variazioni di ritmo.
06/07/2023
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