Un bisonte in copertina potrebbe farci pensare di stare per ascoltare qualcosa di simile ai consueti album di Caleb R.K. Williams, poeta instancabile dei paesaggi americani perduti. In effetti non è così, infatti con un nuovo pseudonimo – Grande Plaine – Williams cambia decisamente la modalità con cui vuole farci entrare nel medesimo immaginario. Se il mondo descritto è ancora una volta quello dei paesaggi americani – da sempre la sua ossessione – stavolta il passepartout è diverso, il più inatteso probabilmente, quello del black metal.
Il messaggio della musica tradizionale americana è stato sempre trasposto tramite chitarre acustiche, pianoforti non accordati al 100% e suoni lo-fi. “I”, primo album del progetto Grande Plaine ma ennesimo della ricchissima discografia di Caleb R.K. Williams, tutta incentrata sul tema dell’America profonda, cambia radicalmente prospettiva e sembra abbracciare chi nel black-metal dei paesi del Nord ha sempre cercato un ritorno alle antiche terre nordiche pagane anch’esse dimenticate.
Nella nuova musica di Caleb i paesaggi si ampliano, l’America profonda diventa ancestrale, si sente chiaramente il vento del Gran Canyon e il suono delle mandrie che fuggono, grazie a lunghissime tastiere e chitarre distorte in sottofondo.
Questa svolta non è estrema quanto il black metal tradizionale, ma è adatta per ricercare un’atmosfera differente, trasformando i paesaggi americani in mondi simili a quelli ghiacciati e desolati di Paysage d’Hiver. Il canto irrompe in “Survivant”, con venti elettronici e chitarre distorte in secondo piano a ricreare mondi ormai finiti di cui può restare solo un pensiero nostalgico.
“Vent Et Poussière”, terzo e ultimo brano di questo disco molto breve, completa il ciclo e prosegue con tastiere e chitarre metal, sottolineando ancora una volta come una musica che solitamente canta degli antichi popoli del Nord possa fare da colonna sonora dei popoli nativi americani.
03/10/2023