Katie Gately

Fawn/Brute

2023 (Houndstooth)
art-pop, electro-writer

L'avviso fu perentorio: "No instruments were used in the making of this recording". Con quest'asserzione Katie Gately svelò al mondo il personale concetto di polifonia applicato alla voce. Quei quattordici minuti di "Pipes" sono stati un potente biglietto da visita per la sound designer originaria di Brooklyn. Audacia e caos massimalista erano però in agguato, e nulla è stato più lo stesso nel mondo dell'artista americana.

"Color", "Loom", titoli scanditi da una sola parola, e ora "Fawn/Brute", due parole che sono una speculare dell'altra, un gioco asimmetrico che sottolinea un nuovo stato emotivo dell'autrice. Dopo la scoperta del suono oltre la voce di "Color", e quella del dolore per la morte della madre in "Loom", il nuovo album di Katie Gately ribalta la prospettiva del precedente progetto discografico: da figlia in preda alla sofferenza per la perdita del genitore, l'artista si proietta nel ruolo di mamma, ed è la gravidanza, elemento primario del complesso atto della nascita, il perno di questa nuova opera.

"Fawn/Brute" è un'esplicita riscrittura della fiaba di Cappuccetto Rosso, dove Katie Gately, con arcana e brutale strategia, condanna il lupo a un'esecuzione pubblica, modificando simbolismi e liturgia della favola. Tutto l'album è un persistente dialogo tra la vita e la morte: l'abilità di sound designer dell'artista dà vita ad attimi di suspense e a immersioni nel noir psicologico, senza smarrire un tono fiabesco e infantile, nonché chiassoso e impertinente, che ben si addice a una moderna novella.
A cornice di tanta energia creativa, Gately pone un ricco art-pop fatto di trame vocali e strumentali, intrecciate con residui trip-hop, alterazioni elettroniche, fosche arie folk, suoni e rumori reintegrati nell'immaginario musicale, e seducenti brividi sperimentali.

Concept-album diviso in due parti, "Fawn/Brute" ripropone l'astrattismo sonoro dell'autrice, abile nel concepire un groove ritmico dove il possente suono di un basso si alterna al frastuono creato da scatole di cartone ("Brute") o nel frantumare l'incanto creato dal theremin con il fragore di vetri rotti, al fine di evocare le ultime ansie del parto ("Meat").
Istinto e raziocinio offrono i due poli sui quali Gately si destreggia con eleganza e angoscia, spogliando il mondo delle fiabe dall'innocuo candore, svelando turbamenti e preoccupazioni del rapporto madre/figlia, raccontando con cruda realtà le debolezze del corpo umano nella splendida ossessione futurista e cyber-punk che rispolvera l'antica cacofonia degli esordi in "Chaw": "I miei piedi sono congelati, quando mi sveglio ci sono odori terribili/ Il mio corpo, grumi di carne e grasso sulle ossa/ che si muovono lentamente mentre si decompongono fuori dalla mia porta".

L'incertezza che scaturisce dall'essere madre è all'origine dell'imprevedibilità che anima "Fawn/Brute". Alle sopracitate agonie di alcuni brani che compongono la seconda parte si frappongono pagine leggermente più ariose, che evocano barocchismi in stile Kate Bush senza condividerne l'estetica fluttuante, tutt'al più né richiamano la struttura teatrale nell'onirica e infantile "Howl", un delizioso art-pop infarcito di suoni, voci, latrati e grida di gioia e spensieratezza.
Il ricorso a campionamenti e il continuo cambio di passo ritmico non gravano sulla materia sonora. Non c'è zavorra lirica o armonica da tenere a bada in "Fawn/Brute", nemmeno quando romanticismo (il pop sbarazzino di "Cleave") e affetto materno (l'energia positiva di "Fawn") fanno filtrare leggerezza e gaudio.

L'ultimo album di Katie Gately è un labirinto nel quale è facile perdersi, un compatto eppur folle insieme di suoni e vocalizzi che, nel cantar di nuova vita, si soffermano su dettagli, pensieri e debolezze, che alfine decompongono la parola avanguardia in una grottesca rappresentazione di incubo e realtà, attraverso fantasiose miniature elettroniche e sinfoniche ("Seed").
Tanta magniloquenza scenografica ha il suo culmine nell'orgia festosa di sax, percussioni, theremin, voci, urla, bisbigli di "Peeve", che pian piano cede il passo agli umori più grevi di "Scale", una danza rituale a tempo di valzer che turba l'incanto della prima parte ("Fawn") per far posto alle ansie del successivo capitolo ("Brute").

Contagiata dall'anticonformismo creativo di Katie Gately, anche la mia cronaca è contrassegnata da inversioni di ruolo e di sequenza narrativa, ma raccontare di "Fawn/Brute" non è semplice: per poterlo fare, bisogna cedere alla diaboliche strategie art-pop di un'artista che ha tracciato percorsi sonori inediti, peculiari.
La musica pop non è arte semplice. Caos e isolamento reggono le fila di un futuro sempre più robotico e algido ("Tame"), in fin dei conti chi più di una madre può gridare il dolore per l'incerto destino di un figlio ("Melt")?

13/04/2023

Tracklist

Fawn

  1. Seed
  2. Howl
  3. Fawn
  4. Cleave
  5. Peeve
  6. Scale

Brute

  1. Meat
  2. Brute
  3. Chaw
  4. Tame
  5. Melt


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