Vito Bambino

Pracownia

2023 (Def Jam Recordings Poland)
indie-pop, alternative r&b

Mateusz Wojciech Dopieralsk, in arte Vito Bambino, è nato a Katowice, uno dei poli industriali più fertili della Polonia meridionale. Quando aveva soltanto due anni, la sua famiglia è emigrata in Germania, precisamente a Leverkusen. Il piccolo Mateusz non ha mai perso il contatto con la terra natia e, anzi, questo distacco forzato ha favorito la nascita di un profondo legame con il paese d’origine, rintracciabile oggi più che mai nella tessitura musicale di “Pracownia”.
A soli quindici anni Mateusz debutta come attore in una piccola compagnia teatrale nel cuore di Düsseldorf, ma la sua carriera d’attore non si è di certo conclusa con l’esperienza in teatro; è del 2012, infatti, il suo esordio sul piccolo schermo. I ruoli - inizialmente secondari - sono stati la gavetta necessaria per farlo conoscere al grande pubblico e, in men che non si dica, il giovane è chiamato a recitare in una puntata del celeberrimo serial poliziesco “Cobra 11 - unità speciale”.
Parallelamente alla sua attività di mestierante teatrale, trova un felice compimento artistico anche quella di musicista. Inizia a interessarsi della musica nel 2003, anno di nascita della sua prima band, gli 834, ma è solo sei anni più tardi che la profusione degli sforzi vede suoi primi frutti. E, come di consueto, Mateusz non è il solo a interpretare la parte. Nel 2009 fonda - insieme a Piotr Sibiński, Amar Ziembiński - i Bitamina, una formazione virata verso un hip-hop sperimentale dall’umore urbano e umbratile, dedita a una revisione in chiave pseudo-turntablism di metriche lacerate da drum machine e patchwork cloudeddiane. L’opera prima risale al 2013, ma il quadretto più interessante è sicuramente “Kawalerka” del 2017, l’album dal quale è possibile estrapolare uno dei brani più apprezzati dal pubblico polacco, ovvero “Dom” (“Casa”), un bozzetto che si nutre del passato e del presente attuale di Vito Bambino. Uscito in piena pandemia da Covid-19, “Poczekalnia” è invece il suo esordio da solista, un album dimesso e intimo, dalla vena quasi indie-soul, in cui emerge il modus operandi che caratterizza l’opera del cantautore. Vito Bambino nasce, infatti, come un progetto teso a incanalare la gamma di forme espressive più care al suo autore, ovvero il melodramma, l’indole cantautoriale e la messinscena teatrale, gli elementi da incorporare alla canzone indie-pop e popolare.

Uscito addirittura nel giugno 2021, “Nudy” è di fatto il primo singolo che anticipa l’album oggetto di questa recensione. La sezione ritmica scandita da drum machine e basso suonato è solida e rimanda alle pagine di molta new wave o coldwave, sia polacca che europea tout court; arrangiamento ed equalizzazione hanno tuttavia un gusto incontrovertibilmente contemporaneo. Viene data infatti grossa enfasi alle frequenze basse e medie di questi strumenti, riempiendo lo spettro sonoro in modo tale che, fatte salve alcune ficcanti frasi di sintetizzatore, per tutta la prima strofa la voce di Bambino non necessiti di altro accompagnamento. Il pre-chorus presenta dei toni a un passo dalla musica ambient, mentre una tastiera sincopata segnerà l’incedere indie disco del ritornello. Il testo asseconda l’umore danzereccio ma plumbeo della base, descrivendo il frustrato desiderio di evasione di fronte a una realtà stantia e priva di stimoli, che si trasforma progressivamente in una tacita adesione a modelli di comportamento e socialità più o meno imposti dalla consuetudine (“Ma è piuttosto noioso qui/ Non aspettatevi nulla/ Ti lascerai convincere/ Ti piace la gente/ Il mio cuore è in debito/ Non so se ho una seconda volta/ E a chi serve/ Ti sconsiglio di farlo”).
Nell’aprile dell’anno successivo esce “Poszło”. Canzone dai suoni più puramente electro, si distingue in particolare per un andamento ritmico swingato e sincopato: nella prima strofa è soprattutto l’hi-hat a creare tale sensazione, mentre nella seconda risultano particolarmente interessanti gli incastri del sintetizzatore solista, che puntellano costantemente sul levare, talvolta prodigandosi in scansioni dal tempo terzinato.
Gli ultimi due singoli di lancio sono “Etna” e “Mustang”, pubblicati rispettivamente a gennaio e marzo 2023. La prima è un ibrido tra indie-pop, folk, urban e alcuni elementi di big room house; può vantare una varietà d’arrangiamento e dinamica non comune nella maggior parte del pop odierno. La seconda è invece una veloce cavalcata indie-pop con bassi sintetizzati e tessiture eterogenee nell’arrangiamento: si passa da fraseggi di tom elettronici dall’ampio riverbero, tipici in synth-pop e italodisco e recentemente fatti propri dalla synthwave, sintetizzatori che emulano suoni fiatistici dall’afflato sinfonico e leggeri trilli sullo sfondo che sembrano ricordare il suono di un mandolino. L’intervento vocale di sanah, cantante locale già più volte collaboratrice di Bambino, non stona, anzi, impreziosisce il brano e dona ulteriore varietà.

Il 28 aprile è dunque la volta dell’album “Pracownia”: tutti i singoli menzionati finora e ben altre venti tracce compongono la sua scaletta. Molte di queste, a ben vedere, non sono nemmeno canzoni o composizioni musicali vere e proprie: le sei “Teleniekspress” sono dei brevi frammenti parlati, trasmissioni radio fittizie che introducono o commentano alcune canzoni. La loro presenza così massiccia nel disco non è francamente motivo di grande arricchimento artistico, specie per chi non comprende il polacco.
Per ciò che concerne le restanti canzoni, non sempre si riesce a mantenere l’eccellente livello dei quattro singoli che hanno preceduto l’album, specie quando Vito e la sua squadra di produttori insistono eccessivamente su atmosfere boom bap o hip-hop di vecchia scuola, senza riuscire ad arricchire di molto gli stili già ampiamente esplorati in passato da innumerevoli artisti. Non mancano tuttavia altri momenti di rilievo: “Widzimisie”, forte di un ottimo groove r&b, esplora anche interessanti arricchimenti di percussioni nella sezione ritmica. “Te same błędy co starzy” mescola alcuni stilemi della trap (la metrica non convenzionale delle strofe) con arrangiamenti vagamente dub (l’organo in levare, le chitarre con leggero tremolo e delay, i pregevoli interventi di tromba) e un piglio generalmente più solare del solito, complice anche la tonalità maggiore. “Cyber PRL” riecheggia alcuni elementi di synth-pop e new wave mitteleuropea, anche contemporanea, “Ulek i Dawcia” è un delicato numero di pop indipendente e vede la pregevole collaborazione di un nume tutelare del pop polacco contemporaneo, Dawid Podsiadlo, mentre “Luv tu da max” aggiunge allo spettro di influenze esotici rimandi africani: la breve durata della canzone lascia l’amaro in bocca, tale è l’efficacia dei suoi arrangiamenti.

“Pracownia” ha raggiunto il secondo posto nella classifica polacca, restituendo anche un riscontro di pubblico alla maturazione di Vito Bambino, giunto a trentacinque anni alla sua personale consacrazione da autore.

02/12/2023

Tracklist

  1. Teleniekspress: Kumulus feat. Maciej Orłoś
  2. Mustang feat Sanah (vocals)
  3. Teleniekspress: Upgrade Need feat Maciej Orłoś
  4. Nudy
  5. Poszło
  6. Etna
  7. Teleniekspress: Burmistrz Giarre feat Maciej Orłoś
  8. Lekko feat Malik Montana (vocals)
  9. 2002
  10. Maj
  11. Teleniekspress: Letnie Upały feat Maciej Orłoś
  12. Widzimisie
  13. Teleniekspress: Melancholia feat Maciej Orłoś
  14. Nie Mój dzień
  15. Cyber PRL
  16. Baba
  17. Memories of Nankatsu
  18. Futurismo feat. Ewa Bem (vocals)
  19. Teleniekspress: Pożegnalnia feat. Maciej Orłoś
  20. In&out
  21. Luv tu da max
  22. Ulek i Dawcia feat. Dawid Podsiadło (vocals)
  23. Te same błędy
  24. Te same błędy co starzy