Alex Sopp

The Hem & The Haw

2024 (New Amsterdam)
alt-folk, electronic, art-pop

Negli anni 70 e 80, all’acquisto di un disco, oltre alla condivisione con gli amici, si associava il rito della ricerca tra le note della copertina interna di musicisti dalle riconosciute doti tecniche, artisti che con la loro presenza stimolavano la curiosità: quanti acquisti al buio in virtù della presenza di quel chitarrista, di quel sassofonista o del tal batterista? Nonostante il ritorno in auge del supporto vinilico, dubito che tale pratica sia oggi frequente, in caso contrario il numero di curiosi per l’esordio di Alex Sopp sarebbe ben più cospicuo della misera decina presente su Rateyourmusic.

La musicista americana, già componente di yMusic, The Knights e NOW Ensemble, vanta un passato ricco di collaborazioni con artisti rinomati (tra i tanti Paul Simon, Nico Muhly, St. Vincent, Sufjan Stevens, Ben Folds, Jonsí dei Sigur Ros, Gabriel Kahane, The National, My Brightest Diamond, i Dirty Projectors e, sì, anche Taylor Swift), ed è stata elogiata per la sua abilità di flautista e cantante, nonché di pittrice e designer (alcune copertine di dischi recenti portano la sua firma). 
Alex Sopp ha trovato in Thomas Bartlett/Doveman (membro dei Gloaming nonché produttore per St.Vincent, Beth Orton, Glen Hansard, Norah Jones e molti altri) il complice perfetto per la messa in opera delle stranianti atmosfere dream-folk dalle colte attitudini neoclassiche e minimaliste di queste dieci creazioni.
Lungi dal negare sensibili richiami alle pagine più naif di Kate Bush (quelle di album come “Never For Ever” o “The Dreaming”) o pregevoli assonanze a Julia Holter e Laurie Anderson, “The Hem & The Hawk” si rivela comunque una delle più stimolanti novità dell’anno in corso, grazie alla profondità narrativa e all’elegante dialogo tra sperimentazione e musica pop.

Il delicato e nostalgico tempo di valzer di “Roses”, l’onirica e teatrale messa in scena di fiati, tamburi, voci e altre delizie di “Mourning Dove”, e il soave intreccio tra folk e minimalismo alla Philip Glass di “Like A Vine”, sono già di per sé sufficienti per apprezzare Alex Sopp come autrice, musicista e interprete. La natura derivativa di “The Hem & The Hawk” alla fine non è un handicap, la title track è una di quelle danze folk-pop scandite da ritmiche da sabba e flauti magici che Kate Bush non scrive ormai da decenni, mentre il superbo intreccio di goth-folk, electronic-noise e caos organizzato di “North Pole Summer” e il possente e sontuoso intreccio di tamburi e fiati medievaleggianti dell’ammaliante “Bougainvillea” sono frutto di una sapiente e colta rilettura di canoni classici e folk, non del tutto ordinari o scontati.

C’è una potente valenza evocativa e comunicativa, nella musica di Alex Sopp, Una qualità che l’intensità introspettiva di “Rodin’s Hand” e le dinamiche armoniche quasi neoclassiche di “Ah Said Rosita” esaltano con classe. Nascosta tra tante piccole perle di saggezza strumentale e vocale, si nasconde l’ingannevole leggerezza di “Door”, un energico glitch-folk (mi si passi il curioso e inutile appellativo stilistico) che per un attimo alza la tensione e l’attenzione, catturando l’ascoltatore così come il canto delle sirene stregò Ulisse, un lampo di creatività pop che offre un'ulteriore chiave di lettura per un album avventuroso e intelligente.

06/07/2024

Tracklist

  1. The Hem & the Haw 
  2. North Pole in Summer
  3. Like a Vine 
  4. Ah Said Rosita 
  5. Rodin's Hands 
  6. Bougainvillea 
  7. Door 
  8. Roses 
  9. Mourning Dove 
  10. Loon 




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