Beth Gibbons

Lives Outgrown

2024 (Domino)
chamber-folk, post-rock, songwriter

Il prossimo 4 gennaio Beth Gibbons compirà sessant'anni, un appuntamento compreso in una fascia temporale molto importante, quella dove se dai un'occhiata al percorso lasciato alle spalle, trovi la spensieratezza, la curiosità, l'impulsività e l'audacia dell'età giovanile, ma anche la crescita e la maturazione raggiunta, le avventure e le vicende più folli, insieme agli step che hanno edificato, volta per volta, la persona che sei ora.
Contemporaneamente a tutto questo, c'è anche un prezioso baule contenente tutti i ricordi sentimentali, quelli positivi e quelli nefasti, molto probabilmente alcune perdite familiari, ma anche possibili nuove vite date alla luce, a te strettamente connesse: dolori, gioie, errori, intuizioni, nella vita e nel lavoro. Di fronte, però, c'è ancora un lungo percorso da compiere, che non sarà più colorato e spregiudicato come quello precedente, ma sarà sicuramente caratterizzato dalla consapevolezza, da una maggiore razionalità e saggezza, da un'elevata propensione ad accettarsi: valori fondamentali che condurranno a nuove durature esperienze. Di conseguenza, l'idea che solo la giovinezza sia un valore è un assioma non più accettabile.

In queste righe è spiegato il senso che la cantautrice di Exeter ha voluto forgiare per il suo attesissimo ritorno discografico, intitolato "Lives Outgrown", distante più di quindici anni dall'ultima delle seminali produzioni con i Portishead e inframezzato, nel 2009, dalla partecipazione con il compositore Krzysztof Penderecki e l'orchestra nazionale polacca alla struggente condivisione della Sinfonia n°3 di Henryk Górecki. La sua primissima apparizione extra-Portishead, a dire il vero, risale al 2002, quando con Paul Webb, l'ex bassista dei Talk Talk, diede vita a quella perla nascosta che fu "Out Of Season".
"Lives Outgrown" sembra, però, assurgere a qualcosa di più, impossessandosi del vero e proprio scettro di esordio solistico di Beth. Una gestazione lunga dieci anni, dove le liriche e le musiche scritte dall'artista britannica hanno trovato perfetta congiunzione con Re Mida James Ford e Bridget Samuels (produzione, arrangiamenti e molto altro) e con Lee Harris (anche coautore di quattro pezzi), lo straordinario ex-batterista dei Talk Talk, una band la cui influenza è richiamata, a questo punto, non più in modo casuale.

Con riferimento all'ampia riflessione d'apertura, la Gibbons sciorina un pensiero che alberga nelle stanze più oscure di quell'approfondimento. Nei dieci brani che lo compongono, l'album si presenta denso, stratificato, adornato di sonorità cupe, che riflettono sull'inesorabilità dello scorrere del tempo, su ponderazioni che trattano il tema della morte, di ricordi che richiamano versioni ormai passate di se stessi: di certo non può essere identificato come un inno alla gioia.
Beth affronta questa diversa condizione esistenziale mostrando un approccio maturo, severo quando necessario, dove l'ottimismo, la testardaggine della gioventù paiono sfumare verso prospettive di accettazione, molte volte conquistate con alacre e duraturo impegno.
Il vestito strumentale donato a queste profonde argomentazioni non poteva che possedere la medesima coscienza, per nulla parca di complesse strutture armoniche. Il brumoso trip-hop dei Portishead è lontano anni luce, come lo sono le fragranze jazzistiche del già citato "Out Of Season".
"Lives Outgrown" vive di maestosità minimale, quella che trae dal folk più fosco ed elaborato l'essenza primordiale e su quest'habitat provvede a intassellare alchimie sinfoniche, a tratti psichedeliche e progressive, suggellate dalla presenza di archi e fiati e affinate da alcune strumentazioni decisamente poco convenzionali, come iuta e salterio, e soprattutto attraversate dalle straordinarie percussioni di Lee Harris, che si spostano gradualmente tra tessiture tribali e ritmiche dispari ottenute carezzando tamburi di varia estrazione, come improbabili oggetti domestici quali contenitori Tupperware, bottiglie di plastica e lattine.

L'indiscussa conduttrice del programma è la celestiale voce della Gibbons, che non evidenzia segnali di stanca portati dal tempo. Il suo timbro penetra con personalità vibrante e sinuosa tra le ferite procurate dalle sue parole, talvolta quasi a voler lenire determinate enunciazioni, ma molto più spesso volto a serrare a tenuta stagna un pensiero sincero e ineluttabile, che non ammette, con tale interpretazione, uno sbocco alternativo.
Le fasi sulle quali si dispiega questo documento artistico transitano dalle sinistre desolazioni di "Rewind", dove il lavoro di Harris alle percussioni è un manuale da tramandare ai posteri, al violino orientaleggiante di Raven Bush che adorna "For Sale", dal folk oscillante tra antico e moderno di "Reaching Out", alla grazia argentata e parecchio inquietante di "Burden Of Life", infusa di archi e chitarre in bella mostra.
Il commovente lirismo di "Oceans", luogo nel quale sono sviluppati temi quali confusione e disorientamento, e il cupo fervore emanato dall'opener "Tell Me Who You Are Today" trovano la completa affermazione in "Whispering Love", probabilmente il brano che meglio veicola il messaggio generale dell'album, ragionando sulla brevità della vita umana con un fil rouge che la collega al bisogno fisiologico di esprimere amore verso qualcuno.
S'incontrano barlumi di vigore tra le fanfare di "Beyond The Sun", forse il passaggio migliore in scaletta (ma è davvero difficile stilare una graduatoria), l'elegiaca chiusura del singolo "Floating On A Moment", il pezzo più vicino al pop tra quelli presentati per l'occasione e la ricchezza degli arrangiamenti di "Lost Changes", un brano che si completa in continua progressione.

L'attesissimo ed effettivo debutto solista di Beth Gibbons è un manifesto che ha l'obiettivo di comunicare al mondo che l'unica costante che ci coinvolge e ci circonda è il cambiamento. Anno dopo anno, le banalità della vita quotidiana sono penetrate fino alle ossa, ma la freccia letale del tempo che scorre non ammette la possibilità di un riavvolgimento del nastro e di un nuovo inizio. L'unico segreto è quello di affrontare ciò che ci aspetta e di fare tesoro di quanto accaduto nella propria sfera personale.
"Lives Outgrown" è un dono esemplare per chi dalla musica vuole ottenere qualcosa di più che un semplice diletto. Abbandonarsi a queste atmosfere stratificate e contestualmente meditare con la giusta concentrazione sui contenuti esposti lascerà congruo spazio alla riflessione.

18/05/2024

Tracklist

  1. Tell Me Who You Are Today
  2. Floating On A Moment
  3. Burden Of Life
  4. Lost Changes
  5. Rewind
  6. Reaching Out
  7. Oceans
  8. For Sale
  9. Beyond The Sun
  10. Whispering Love






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