L’inverno come finestra sul mondo dalla quale scorgersi per relazionarsi con il proprio animo a tutto, fino a dar vita, perché no, a un nuovo disco, per l’esattezza il decimo nella prolifica carriera di Fabio Zuffanti, musicista a tutto spiano, scrittore, produttore, divulgatore, organizzatore di festival e docente di critica musicale per Treccani.
Il poliedrico artista genovese torna quindi con un album interamente dedicato alla stagione fredda. E lo fa a cinque anni di distanza dal precedente “In/Out”. “Hjarta”, che in islandese significa “cuore”, è stato infatti rilasciato il giorno del solstizio d’inverno (21 dicembre 2024). Due scelte tutt’altro che scollegate, dato che c’è un’anima post-rock (!) che vibra qui e là grazie a svariate partiture – che potrebbero riportare addirittura anche ai Sigur Ros – infarcite gradualmente di elettronica in alcuni momenti, come nel crescendo sospeso di “Neve all’alba”.
Il titolo dell’opera deriva da una poesia di Tommaso Labranca che nel 2010 Zuffanti ha sonorizzato durante un reading con il compianto scrittore, per un omaggio profondo che si fa sentire nell’umore a volte mesto e nella spiritualità che lega svariati svolazzi elettronici, palle di neve psichedeliche, frammenti di cantautorato uggioso e dolci sinfonie che si fanno largo tra le nuvole per lasciare entrare il sole.
Alzati, non ascoltare
Fissa il cielo quanto vuoi
Bianco giorno, bianco
Lascia tutto e non tornare
Nei sei momenti di “Hjarta”, traspare anche l’amore incondizionato di Zuffanti per il progressive rock italiano dei bei tempi, soprattutto quando c’è da comporre una ballata espansa come “Pozzo nella notte”, che a pelle ricorda tanto le Orme quanto un gruppo elettronico indie nordeuropeo dei primi anni Duemila, il che la dice lunga sulla versatilità di Zuffanti.
Registrato allo Studio 77 di Genova da Matteo Ricci, prodotto e suonato da Zuffanti insieme allo stesso Ricci e Agostino Macor, con immagine di copertina a cura di Renato Parolin, “Hjarta” “sparge rose in terra”, parafrasando un verso di “Morire di pioggia”, ed espande una recondita melanconia su ampie distese innevate, metaforizzando ancora il passo di uno stato d’animo che d’inverno amplifica la propria presa sul cuore.
Zuffanti rincorre così i propri fantasmi nel gelo di una grigia giornata d’inverno, per invitarli uno a uno a scaldarsi con lui. C’è poi l’andatura flemmatica di “Nuova terra”, da cui emergono infine nuove possibilità, che il compositore ligure espone con grazia tra ondate di synth che fluttuano nell’aria.
In definitiva, “Hjarta” – che non sarà disponibile in formato fisico e sulle varie piattaforme di streaming, ma solo sul Bandcamp di Zuffanti – restituisce un volo a pelo libero sul micro-universo sonoro di un musicista nel pieno della maturità compositiva.
23/08/2025