Percussioni organiche, fruscii crepitanti, field recording e bassline imponenti: le vere protagoniste, che non solo formano il ritmo ma definiscono l’intera struttura complessiva. Ghost Dubs è il progetto di Michael Fiedler, sound artist attivo dal 1999 con lo pseudonimo Jah Schulz, pilastro dell’underground dub-reggae. I riferimenti sono due: da un lato, la tradizione giamaicana, con richiami evidenti a King Tubby, Horace Andy, ma anche alle tessiture più fosche di Rhythm & Sound e African Head Charge. Dall’altro, il suono denso, meccanico e sommesso di artisti come Deadbeat, Andy Stott e di quella visione monocromatica delineata dall’etichetta Modern Love.
Dalla tradizione dub, Fiedler preleva le sonorità atmosferiche e i delay martellanti; dalla scuola Modern Love assorbe il mood opprimente, industriale, capace di togliere il fiato ad ogni colpo di basso. Il connubio tra destrutturazioni techno, dub robotica e drone che si disintegrano nell’abisso è una prova tangibile dell’esperienza costruita in oltre vent’anni di lavoro. Ogni dettaglio tessiturale è curato con precisione, intrecciando profondità e complessità con una pienezza timbrica inevitabilmente cinerea.
Ciò che sembra mancare è la capacità di trasformare un ascolto potente in un’esperienza davvero inebriante. L’opera, con il suo carattere subacqueo e lapideo, enfatizza le qualità tecniche e risulta ineccepibile nel djing. È quel guizzo emotivo o narrativo a fare la differenza tra un disco solido e uno immortale, e qui la distanza si sente. Mancava poco a consacrare il disco come nuovo pilastro del genere: quel che abbiamo è comunque solido, e chi ama il lato più oscuro del dub lo sa già.
08/01/2025