Rock’n’roll declinato con classe e spensieratezza, scrivevamo a proposito dei Peawees ai tempi di “Leave It Behind“. Tredici anni dopo, potremmo utilizzare le stesse parole per descrivere “One Ride”, nuova uscita discografica del quartetto di La Spezia che continua a spiegare che cosa significhi fare rock – quello delle origini, per certi versi, ma non solo – nel terzo millennio.
Il valore aggiunto dei Peawees, che nel frattempo hanno in parte rimescolato la formazione introducendo nella line-up Dario Persi (ex-Radio Days), si muove sostanzialmente su due binari: un sound che mette insieme in modo impeccabile la schiettezza del rock’n’roll, la ruvidezza del garage e le melodie orecchiabili da un lato, il carisma e l’interpretazione da vero frontman di Hervé Peroncini dall’altro.
La mezz’ora complessiva in cui sono racchiuse le undici canzoni di “One Ride” scorre piacevolmente tra capitoli più arrembanti (“Banana Tree”, le irresistibili “Plastic Bullets” e “Who’s The Enemy”, dai richiami fifties) e capitoli più levigati come “You’ll Never Be Mine Again” (con ospiti The Detroit Cobras), il garage-punk di “Drive” e “Lost In The Middle” o la radiofonica “The Wolf”, non a caso scelta tra i singoli di lancio. Ma, in definitiva, un po’ tutti i brani dell’album potrebbero assolvere a questo compito e risiede appunto qui, da sempre, la differenza tra The Peawees e tante altre band che calcano la stessa scena.
04/10/2024