Piotta

'na notte infame

2024 (La Grande Onda)
hip-hop, cantautorato

Lode a Dio, più grande della pioggia che cade sul cruscotto
E dei tergicristalli che la spazzeranno via
Lode a un dio senza un nome definitivo o un'immagine azzeccata
Un dio a cui vorrei bene se mi volesse bene
Dopo dieci album e un quarto di secolo, Tommaso Zanello alias Piotta è ancora vittima della sua maschera da "Supercafone", da intendersi come la hit ma anche come il personaggio che la canzone raccontava. Da allora è cresciuto e cambiato molte volte. Già in "Tommaso" (2004), che usava il rap come pretesto, era irriconoscibile per chi si è fermato ai successi più mainstream. Una carriera lunga e articolata, a tratti anche un po' confusa e incoerente, eppure ancora vivace, che non ne fa esattamente il nostro Nas ma neanche l'ultimo dei residuati del kitsch.
Anche scrittore, Tommaso Zanello aveva forse bisogno di una grande storia da raccontare per trovare l'ispirazione giusta per quello che è l'unico album della discografia che, pur nella sua totale diversità, può affiancarsi al sottovalutato esordio. "'na notte infame" è, d'altronde, il suo album più personale e doloroso, innervato di pensose immagini cantautorali e ammantato di una malinconia che s'intreccia con la nostalgia e con l'elaborazione del lutto per la scomparsa del fratello Fabio, conosciuto come "Il professore" e scrittore prolifico di testi legati al misticismo e alla spiritualità.

Proprio un testo di Fabio Zanello apre la scaletta, una "Lode a Dio" che unisce Roma e l'Immenso su un rap emotivo per pianoforte soffuso. Non è solo uno dei brani più toccanti che la scena italiana sia riuscita a proporre negli ultimi anni, ma anche un ideale biglietto da visita di un progetto che, quando rimane centrato sul suo fulcro emotivo, stupisce e ammalia. Anche quando il racconto si fa sociale, persino politico, in "Serpico", su un boom bap da manuale e un ritornello da stornello cantato da Zampaglione, e nella title track, con i veterani Assalti Frontali, prevale un'amarezza nell'anima.
Quando Serpico morì, ero lì fuori da scuola
Sette colpi di pistola
Abbiamo avuto il piombo, il fango e tutto quanto
Ciò che sognavamo era un altro mondo, mica l'altro mondo
Sembra che si torni alla potenziale hit con "Io non ho paura", in realtà un ballabile del malessere, ma quando attacca l'autotune in "Professore" il focus sembra un po' perduto e serve ritrovarlo con la recitazione della "Ode romana", su un pianoforte un po' troppo telefonato.
Di fatto l'album fatica a ritornare al livello dei primi brani, nonostante il diario malinconico di "Figli di un temporale" e la conclusiva tragedia di "Lella... e poi", rivistazione di un classico della canzone romana trasformato in un brano su un femminicidio: dissipata la sorpresa iniziale, guastata l'atmosfera da qualche ritornello fuori posto e poco efficace, "'na notte infame" perde l'occasione di regalare all'ascoltatore un unico flusso emotivo.

In un mondo di rapper che troppo spesso raccontano un mondo di favole criminali ad uso social, comunque, questo decimo album di studio di Piotta suona come una felice eccezione. L'essenziale copertina con anche il nome di battesimo, sotto il nomignolo di sempre, sta là a rimarcare la dualità di un musicista che è molto di più di un vecchio singolo estivo di fine millennio.
Chi sono io non l'ho mai saputo
Chi sono io lo sono stato sempre a domandare
"Chi sono io?" è l'interrogativo che scordo ogni volta di pormi
E quanto ho detto a volte a questo e a quella
Chi sono io è forse un gioco di specchi
Dove chi vedi non sei mai tu ma solo il riflesso

17/04/2024

Tracklist

  1. Lode a Dio (Ft. Fabio Zanello)
  2. Serpico (Ft. Tiromancino) 
  3. 'na notte infame (Ft. Assalti Frontali) 
  4. Io non ho paura (Ft. Ginko) 
  5. Professore
  6. Ode romana 
  7. Ognuno con un sè (2024 vrs) (Ft. Primo Brown) 
  8. Se se se se 
  9. Figli di un temporale 
  10. L'Amore cos'è? 
  11. Lella...e poi


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