Prima di ascoltare il nuovo album di
Crayola Lectern, è opportuno fare un passo indietro. Non voglio ripercorrerne la carriera discografica, ma solo soffermarmi sul brano "Gaslighter's Blues", una splendida
murder ballad adagiata su note grevi di pianoforte e un surreale intreccio di sax e tromba, resa aspra e graffiante dal suono di una chitarra e dalla voce di Chris Anderson: quattro minuti di struggente poesia che dispiace non ritrovare, come annunciato, nel terzo disco del musicista inglese "Disasternoon" e che confermano la notevole caratura dell'artista.
Per fortuna c'è molto altro di cui raccontare a proposito dell'ultimo album di Crayola Lectern: le creazioni del musicista inglese sono camaleontiche, inafferrabili, bizzarre. In soli due dischi, Anderson ha condensato la primigenia
psichedelia made in Uk, il
sound di
Canterbury, il
minimalismo di
Terry Riley, il jazz degli anni Venti e la sensibilità di
Robert Wyatt, con risultati a tal punto esaltanti da invalidare qualsiasi paragone critico.
Il primo seme di "Disasternoon" sparso per l'etere è stato il brano che dà il titolo al disco: un tessuto di melodie folk inebriate di psichedelia e decadentismo post-
glam, una cartolina musicale da gustare sorseggiando un tè con
Brian Wilson e
Paul McCartney, mentre la
Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band inciampa in dolci note di British-jazz dal gusto
demodé.
In questo affresco onirico e tardo psych-
prog, trova spazio e rilievo il pur breve florilegio di piano e tastiere di "Stars Over Louth", sul quale si erge trionfante la tromba di Al Strachan. E' un brano strumentale, semplice ma suggestivo, nato durante una piacevole corrispondenza con la compagna di Robert Wyatt, Alfreda Benge. Una composizione che nella sua prima stesura, senza titolo, pare sia stata molto apprezzata dall'ex-
Soft Machine. Ma la connessione con Alfreda e Robert non è racchiusa solo nel titolo: Louth è infatti la cittadina dove vivono i due artisti, inoltre la copertina del disco è stata disegnata proprio da Alfreda, già autrice delle copertine dei dischi di Wyatt.
"Disasternoon" è un album da gustare come se fosse una trasognante rock opera, una sequenza di composizioni dal clima fiabesco e piacevolmente nostalgico, incorniciata da due tracce che fungono da titoli di testa e di coda: prima "Sad Cornetto" che introduce i vari strumenti (tra i quali ovviamente una cornetta), lasciandoli liberi di mettere disordine nella classicheggiante e cristallina sequenza armonica; poi l'ultima traccia, "Coscoroba", che riprende il tema con un corpo sonoro più mesto e dolente, prima che un rullo di tamburi, simile a quello di una banda formata da soldatini di latta, apra la strada a una jam
progressive-rock che sembra venire fuori da un mondo parallelo dove hanno trovato rifugio le anime della più rosea stagione del rock inglese.
"Disasternoon" è un disco nato durante la pandemia, con un minimo supporto tecnologico - un rudimentale Logic Pro X, un pianoforte, Casiotone, un piccolo Korg, Casio CZ1000 e un Logic Mellotron - ma non affannatevi nel cercare eventuali imperfezioni: il fascino sfuggente e cosmico di "The Sky Over The Sea" si nutre di quelle schegge impazzite che altri puristi raschierebbero senza indugio.
Mai propensa a un approccio fugace, la musica di Crayola Lectern non disdegna attimi di felicità
naif, ed è quello che accade nella splendida melodia alla
Beach Boys di "Dissolve". "Disasternoon" è un concentrato di colte partiture musicali e di poche adeguate parole, un progetto che si inserisce nella scia di artisti come
Pink Floyd,
Caravan,
Soft Machine,
Beatles e, perché no,
David Bowie, senza smarrire la propria originalità, candidandosi come uno dei dischi più belli dell'anno in corso.
Un ultimo meritato plauso alla band che accompagna Chris Anderson - Alistair Strachan (tromba, cornetta, glockenspiel), Damo Waters (batteria e percussioni), Bic Hayes (chitarra elettrica), Maria Marzaioli (violino) - e una citazione va infine a tre membri dei
Cardiacs (Jon Poole, Bob Leith e Bic Hayes), al suo fianco nelle esibizioni live.