E’ tornato per scompigliare ancora una volta i nostri sogni. Dax Riggs riemerge dall’oscurità dopo l’ottimo progetto del 2010 “Say Goodnight To The World”, e questo accade a poca distanza dalla ricostituzione degli Acid Bath, cult band che ha lasciato un segno negli anni 90 con due soli dischi alquanto seminali e con la quale Riggs ha mosso i primi passi.
“7 Songs For Spiders” è un disco viscerale, plumbeo, è un canto sciamanico che odora di sangue e terre palustri, un’invocazione affidata a una voce potente e aliena, un brusio costante e fragoroso che affonda nel southern-rock, nel blues, nel goth-folk, nel garage-punk e in tutta la stirpe maledetta nata dal rock’n’roll.
Maneggiate con attenzione “Sunshine Felt The Darkness Smile”: cinque minuti di intenso slancio melodico quasi pop che Dax Riggs getta in pasto a un muro del suono dove bucoliche trame folk a seguito del flauto, un piano dall’incedere alla McCartney, il riverbero della voce imprigionata in un corpo rock-blues che guarda al cielo ma scende nell’inferno evocano le ombre della depressione e della malinconia.
Altrove, amore e morte dialogano senza sosta per una delle ballate romantiche più lugubri, scandita dal suono distorto delle chitarre e alterazioni soul-blues quasi diaboliche (“Blues For You Know Who”). Disillusioni semantiche che imprigionano i protagonisti delle sette canzoni in un abbraccio fuligginoso e quasi mortale (“Ain’t That Darkness”).
Quella che apparentemente suona come una digressione di meno di trenta minuti sul termine stoner rock blues è in verità uno dei dischi di culto di quest’anno. Già dalle prime note di “Deceiver” è evidente la scelta di concentrare in questo mini-album tutta quella indolenza e sorda rabbia che non credo troverà spazio in un futuro comeback-album degli Acid Bath, per quanto non manchi qualche slancio più sludge, come nel finale della già citata “Deceiver” e nel pur cupo rock’n’roll di “Even The Stars Fall”.
L’album di Dax Riggs è pura alchimia sonora, un doom-goth-rock-blues che evoca ombre e ritualità dal passato (“Pagan Moon”), per una corrosiva ma silente liturgia finale (“Graveyard Soul”) che chiude le ostilità lasciandoci in attesa di un pronto seguito, dove poter scoprire ulteriori demoni e dei, di un artista che ha ancora molto da dire.
16/09/2025