“Unfolding” non è semplicemente un album neoclassical: è un requiem straziante per il popolo palestinese, un disco tragico che trasforma la rabbia in una riflessione universale sul dolore che gli esseri umani infliggono ad altri esseri umani. La violoncellista canadese Jessica Moss, già membro dei Silver Mt Zion e co-fondatrice dei Black Ox Orkestar, firma il suo lavoro più triste e più legato a un’estetica neoclassical/ambient, ma anche la sua opera più compatta, interamente leggibile come una lunga preghiera dedicata al martirio di Gaza. Il peso del lutto attraversa ogni brano, che andrebbe ascoltato come una suite unitaria, un arco emotivo continuo.
"Unfolding" è stato realizzato negli ultimi 12 mesi, durante il secondo anno completo di genocidio in Palestina, in risposta diretta alla nostra testimonianza collettiva, al nostro dolore collettivo”, dichiara Moss. Parole che trovano eco nei nove minuti laceranti di “Washing Machine”, dove la scrittura neoclassica si approfondisce in un dialogo tra archi e droni che pare scavare nella ferita. È il preludio a “One, Now”, con la partecipazione di Tony Buck di The Necks: se l’emotività dominava immediatamente il brano precedente, qui si assiste a una costruzione lentissima, un accumulo di pathos che richiama i crescendo post-rock dei Silver Mt Zion, ma ne distilla l’essenza in una forma più severa e meditativa.
I quattro brani finali formano un’unica composizione in più movimenti, i cui titoli si richiamano e si completano. “Nessuno in nessun luogo è libero finché tutti non saranno liberi”: questo è il messaggio che Moss incide nella struttura stessa della musica. La melodia iniziale di “No One” ritorna come filo conduttore, mentre bordoni oscuri e note di violoncello ripetute aprono lo spazio a un’elegia funebre per le vittime palestinesi in “No Where”. Un’introduzione elettroacustica e un organo in “No One Is Free” preannunciano il finale quasi liturgico di “Until All Are Free”, dove la voce sovraincisa emerge come elemento centrale, ripetendo il mantra: “No One, No Where, No One Is Free, Until All Are Free”. È difficile immaginare un epilogo più malinconico, più emotivamente devastante.
"Unfolding" si chiude così come è nato: come un requiem, una preghiera laica che tenta di intravedere un barlume di speranza proprio dove la speranza sembra essersi estinta.
08/12/2025