PATRICIA BRENNAN - Of The Near And Far

2025 (Pyroclastic)
avant-jazz, elettroacustica

Avete mai ascoltato la musica delle stelle? No, non parlo della musica ispirata dagli astri, ma proprio di quella che le stelle producono. Dite che non è possibile che corpi celesti così lontani da noi siano in grado di recapitarci i loro dispacci musicali? La formidabile Patricia Brennan non è affatto di questo avviso, e col suo nuovo progetto “Of The Near And Far” ce ne dà la prova.

Avvinta dal fascino eterno di stelle e costellazioni, la vibrafonista messicana ne ha studiato gli equilibri e le simmetrie, le orbite e i tracciati, elaborando un processo con cui ricavare dati e strutture musicali. Sovrapponendo quanto ottenuto sul circolo delle quinte, la musicista ha individuato i rapporti nascosti dietro le armonie cosmiche, evidenziando timbri, chiavi e accordi completamente inediti. In questa comunione con l’universo vengono rivelati misteri profondissimi, con la leggerezza di chi sa manipolare gli incantesimi più complicati.

Al netto della complessa ideazione e dello sviluppo articolato, il nuovo progetto di Brennan è infatti il suo più arioso (quando non addirittura accessibile), il fervido incrocio che intercetta razionalità e magia, logica e stupore, senza mai provare a scindere i due ambiti tra loro. Ciò è anche in larga misura dovuto alle scelte compiute in fase di organico, ampliato ad accogliere un quartetto di archi (due violini, una viola, un violoncello) accanto a Sylvie Courvoisier, grande interprete del pianoforte d’avanguardia, il chitarrista Miles Okazaki, Kim Cass al basso, John Hollenbeck alla batteria e le percussioni e Arktureye alla gestione del comparto elettronico. Un organico ampio per una venture ai confini del cosmo conosciuto, raccontato attraverso un linguaggio che ancor più sconfessa categorizzazioni automatiche. 

Col pretesto di un ensemble jazz Brennan affina sempre di più l’autonomia delle parti in gioco, capaci di divergere (tematicamente e stilisticamente) per poi confluire attorno allo stesso tema. Non potrebbe esserci migliore introduzione di “Antlia” (meglio nota da noi come Macchina Pneumatica), costellazione del cielo australe che nelle mani dei musicisti diventa materia viva, l’occasione per addentrarsi ed evadere da un breve motivo portante, mano a mano approfondito da strumenti diversi e solo sottinteso quando vi è l’occasione di un levigatissimo assolo di vibrafono. Con una placida introduzione per sola elettronica, “Aquarius” lascia poi comparire dallo spazio più profondo un letto dissonante di pianoforte e archi, quanto necessario perché su di esso si adagi a sua volta la colonna melodica portante, dolcemente suggerita da vibrafono, chitarra e batteria: se si potesse immaginare una forma di musica lounge per civiltà aliene (priva però della decisa ironia che caratterizzò la stagione Cocktail Nation), i segnali inviati dalle parte di Sadachbia potrebbero fornirci preziose intuizioni.

Quando la mappatura fornisce soluzioni più concitate, l’ensemble non si tira di certo indietro: dalla galassia di “Andromeda”, descritta con un complesso meccanismo fusion (forte di violente variazioni di tono e motivo, che si sublima nel poderoso accumulo finale), alle sorprendenti trasformazioni di “Lyra”, accecanti come Vega (un meccanismo tripartito che sbalordisce per la difformità nelle scelte e la loro fragorosa risoluzione), le esecuzioni si mostrano sempre attente al portato espressivo dell’insieme prescelto, circoscrivono il tumulto nel plesso di uno stupore cosmico che si nutre anche della sua stessa, grandiosa furia. In questo disegno non mancano comunque superbe rappresentazioni delle stelle e della loro antica simbologia (“Aquila”, il misterioso volo del mirabile rapace in un paesaggio vitreo, appena turbato dagli accenti degli archi) o arcane interrogazioni che riconnettono Brennan ai rituali del suo Messico (l’intermezzo “Citlalli”, centro effettivo dell’album e grande saggio di sofisticazione elettronica).

Alla fine tutto ciò che rimane è scrutare nel celeberrimo abisso di Nietzsche, rimanere intrappolati nell’affascinante esplosione di un universo che non rivelerà mai pienamente i suoi segreti.

La sua musica però ha deciso di rivelarla, concederla in dono a una mente in grado di intercettarla e quindi sottoporla a una rigorosa decrittazione. Come una stella che libera il suo materiale nello spazio, Patricia Brennan espande il suo raggio d’azione a dismisura, rivelandosi nuovamente interprete sensibile e coraggiosa di un visionario lessico jazz. Vicino e lontano, sotto un’unica magnifica stretta.

30/12/2025

Tracklist

  1. 1. Antlia
  2. 2. Aquarius
  3. 3. Andromeda
  4. 4. Citlalli
  5. 5. Lyra
  6. 6. Aquila
  7. 7. When You Stare Into The Abyss

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