Qawwali è una forma di musica nata all'interno del sufismo, la dimensione spirituale dell'Islam: un cammino interiore che mira al congiungimento con Dio attraverso purificazione, preghiera e meditazione. Nel pensiero dell'Asia meridionale la musica diventa un mezzo di avvicinamento al divino, un rituale che accende la sfera emotiva e amplifica la risonanza spirituale delle parole.
Su questo terreno nasce e si sviluppa il qawwali in India e Pakistan. Tra i grandi interpreti del genere si impone Nusrat Fateh Ali Khan, scomparso nel 1997, figura centrale che ha trasformato questa tradizione secolare in un corpus discografico vasto e imprescindibile.
E' in questo solco che si inserisce "At The Feet Of The Beloved", nuovo lavoro dei fratelli Ali Khan, Rizwan e Muazzam, nipoti di Nusrat Fateh e custodi di un'eredità spirituale tramandata da oltre sette secoli. Il disco esce per Real World, l'etichetta di Peter Gabriel che da anni accoglie alcuni dei protagonisti più importanti della musica dell'Asia meridionale, dai raga di Gopal Shankar Misra ai lavori storici di Nusrat Fateh. Qui, lunghi mantra estatici, sostenuti dal dholak, dai battiti di mani e da un canto ardente in dialogo continuo con l'harmonium, guidano verso uno stato di trance.
All'ascolto emerge subito l'intensità della voce: temi ricorrenti e improvvisazioni si alternano su una base ritmica che diventa un vero inno alla vita. Nei quattro qawwali prende forma una potenza quasi sovrannaturale, una sorta di benedizione dell'esistenza che nasce dalla devozione musicale e spirituale dei fratelli Ali Khan e dei musicisti che li accompagnano.
Tra gli elementi più rappresentativi compare il crescendo progressivo. Un preludio di harmonium introduce la melodia principale; poi il canto intona un'introduzione improvvisata simile a un alap della musica classica indiana (la sezione iniziale e senza ritmo del raga, che esplora la melodia in modo graduale e meditativo), libera nel ritmo e decisiva nel definire l'atmosfera. Da lì, il brano si innalza: il ritmo si intensifica, il coro entra in gioco, le percussioni si infittiscono, e l'ascoltatore scivola in una condizione estatica.
Un ruolo centrale è svolto dal call and response: il solista propone un verso che il coro riprende o trasfigura, generando un vortice di energia continua. Il coro modula, distende, mentre il flusso ritmico sostenuto da mani e dholak crea un respiro collettivo. I testi, spesso tratti da poesie sufi, parlano di devozione, amore per il divino e ricerca dell'unione mistica in chiave allegorica. La musica, dunque, dà corpo a quella poesia: la tecnica vocale, nelle sue dinamiche e nell'enunciazione, amplifica il significato spirituale dei versi.
Grazie anche a una registrazione cristallina, le quattro tracce, dagli undici ai quattordici minuti, offrono uno scorcio folgorante dell'Asia meridionale, sfiorano il memorabile e custodiscono una delle esperienze musicali più intense di questo 2025.
15/12/2025