Rimettere indietro le lancette dell'orologio è un gesto semplice, ma non basta per recuperare il tempo passato o perduto. Che Glen Hansard e Markéta Irglová scelgano la parola "Forward" per il ripristino del marchio The Swell Season non è un caso. Pur grondando di ricordi e di antica vestigia espressive, il nuovo album del duo guarda oltre i confini della memoria, più che evocare emozioni remote, ne crea delle nuove, a volte confondendo quella percezione degli eventi che ne ha caratterizzato la carriera artistica. Una storia d'amore raccontata con poetica enfasi - "Glen Hansard & Marketa Irglova, The Swell Season" (2006) - una rottura sancita con toni meno incisivi e ambigui - "Strict Joy" (2009) - e quindi un lungo silenzio appena disturbato da una manciata di dischi da solista per entrambi, nonché la lenta agonia del progetto Frames (band di Glen Hansard). E ora, dopo quindici anni di vuoto, un altro capitolo avvincente di una soap opera in chiave chamber-folk, un racconto che, tra qualche plausibile perplessità e un paio di autentici colpi da maestro, riesce ad appassionare anche i duri di cuore.
Siamo sinceri Glen e Markéta ispirano simpatia, diventa facile perdonare l'enfasi e lo struggente romanticismo di "Stuck In Reverse", brano che in verità si reggerebbe in piedi anche senza il sontuoso ed elegante arrangiamento orchestrale. Dopotutto è lo stesso approccio strappalacrime che il duo utilizza per l'irresistibile dialogo a due voci di "People We Used To Be", uno degli episodi chiave di questo ritorno di fiamma, una canzone che ci rammenta perché abbiamo amato le vecchie scorribande emotive dei due artisti.
Questo disco è si un racconto di un passato vissuto pericolosamente sul filo delle passioni, ma è anche un potenziale lascito per le generazioni future, non c'è altra chiave di lettura possibile per la splendida "I Leave Everything To You", una ballata dai toni minimali per voce, piano e violino, che sottolinea la ritrovata ispirazione e la maturità raggiunta da Markéta Irglová.
Ma non è l'unico gioiellino dell'album. Il graffio spiritual-blues di "Great Weight" con tanto di fiati, archi e una più robusta sezione strumentale, scava nelle viscere e mostra il lato migliore di Glen Hansard, spezzando l'atmosfera solenne di "Forward".
In questa soap opera dai tratti melò c'è ovviamente spazio per delicatezze scandite in punta di piedi ("Pretty Stories"), canzoni ordinarie eppur diversamente amabili ("A Little Sugar", "Factory Street Bells"), dei tasselli incolori di un puzzle lirico e armonico che assume solidità e valore più nel suo insieme che nella ripartizione degli elementi.
"Forward" è un disco la cui sceneggiatura quasi cinematografica offre i consueti cali di tensione e almeno un paio di intense performance. È una storia d'amore che si è evoluta verso una solida amicizia, ben sottolineata dalla conclusiva "Hundred Words", un brano che ribalta l'approccio dell'album, normalmente incline a un più ponderato e calibrato utilizzo di spazi tra note e dialoghi, il crescendo scandito dal refrain - "Don't give up, don't stop believing, keep the faith" - pian piano evolve verso un canto dai toni elegiaci che qualcuno troverà geniali e altri un po' troppo leziosi, smisurati.
Queste piccole incongruenze e amplificazioni sentimentali sono il prezzo da pagare per poter assistere a una storia d'amore e d'amicizia, che da un ventennio regala comunque un numero sufficiente di oneste emozioni, ma come gli Swell Seasons anche noi procediamo imperterriti e "Forward".
26/07/2025