Se ci sono due nomi che hanno ridisegnato l’asse della techno moderna, questi sono Sandwell District e Voices From The Lake. L’album omonimo del 2012 aveva introdotto una via meditativa alla club music: lasciare che la dimensione ipnotica generasse il movimento, come un respiro che diventa ritmo. Da allora, il progetto di Donato Dozzy e Neel ha definito ciò che sarebbe stato chiamato deep techno, fusione tra la vastità dell’ambient e una cura timbrica capace di richiamare talvolta certe ombre darkwave. “II”, anticipato da alcune performance dal vivo, arriva come erede naturale del debutto su Spazio Disponibile, la loro etichetta.
I dieci brani si aprono gradualmente, dalle zone più silenziose verso orizzonti sempre più ampi, senza mai rinunciare a una disciplina quasi ascetica. Non c’è solo ricerca timbrica, ma anche un filo melodico che dona un’aura più solenne: ogni elemento sembra immerso in un bagno di riverberi, con percussioni morbide e levigate. “Mono No Koto” trova un equilibrio cerimoniale, mentre “Asterios” segna il passaggio verso una seconda parte più emancipata: una nuova via ancora da collaudare.
Pur restando fedele alla sua grammatica, l’opera sfiora spesso un’impronta quasi progressiva. L’atmosfera è più quella della new age che del Berghain, ma solo in apparenza. Dozzy e Neel costruiscono una materia più tangibile rispetto all’esordio, la seconda metà più radiante che apre verso direzioni nuove. Mettendo insieme i vari tasselli, prende forma un lavoro calibrato che non sempre raggiunge l’impatto del primo capitolo, ma quando ci si avvicina, è ancora capace di togliere l’aria.
10/12/2025