È firmato Deadbeat il nuovo lavoro per Quiet Details, etichetta inglese basata su un semplice concept: l’interpretazione che l’artista dà al nome stesso della label. Per l’occasione, Scott Monteith articola uno slow-tempo su ricchi field recording: un chillout sottomarino declinato in paesaggi organici, con percussioni lente e filtrate, accordi dub dal fare ipnagogico e quintali di suoni concreti e astratti, feedback, fruscii, note acquatiche. Ogni spigolo è smussato per fornire una pasta sonora soffice e vellutata.
Lavori come “Wild Life Documentaries” del 2002 e “Drawn And Quartered” del 2011 hanno segnato la scuola elettronica post-laptop, attraversata dal fumo acre del minimalismo e dal retaggio techno più metropolitano. Di quell’aria sinistra oggi si avverte poco: al suo posto emergono trame liquide, calde, pur intiepidite dal continuo dub chord. Qualcosa che ricorda il Monolake più ambient, come se il suo live-set risuonasse avvolto da una fauna equatoriale, tra vapori d’asfalto bagnato e serre urbane.
Il principale difetto coincide, in parte, con la sua coerenza: le otto tracce racchiudono lo stesso tema e uno svolgimento narrativo affine, microvariazioni sulla medesima idea che restituiscono una sensazione di eccessiva uniformità. Avrebbe potuto durare molto meno senza perdere nulla. Al di là di queste riserve, Monteith sa ancora come costruire un suono che avvolge. Poco importa se, alla lunga, tende a stare su sé stesso.
02/03/2026