Gorrch - Stillamentum

2026 (Avantgarde)
black-metal, avant-metal

I veneti Gorrch propongono un black-metal dissonante avvicinabile a quello dei francesi Deathspell Omega sin dall’iniziale Ep “Gorrch” (2013). La formula iniziale, da segnalare per oscuri rimandi a liturgie esoteriche suggerite da lugubri canti, è perfezionata su “Nera estasi” (2015), peraltro meno ostica: un elemento melodico si aggiunge a quello dissonante, in composizioni che alternano sfuriate supersoniche a pause più atmosferiche, come nella strumentale title track. Il breve “Introvertere” (2019), quattro brani numerati da “I” a “IV”, punta su vertiginose, spigolose soluzioni dissonanti, che sfoggiano una nuova densità nell’arrangiamento: un muro di suono assordante, con chitarre che scintillano e ronzano impazzite, urla bestiali attraversate da un dolore atroce e un alto tasso di complessità compositiva. Un autentico tour de force, d’intensità estrema, tra i più travolgenti esempi di black-metal del periodo: peccato duri solo 16 minuti, sulla lunghezza di un album poteva diventare un gioiello del decennio per il black-metal più sperimentale ed estremo.
“Stillamentum” è un secondo album, 11 anni dopo il primo, che sfrutta una produzione eccellente per unire feroce e suggestivo.

Il canto è più facile da interpretare, anche se l’iniziale "Nimbus” attacca subito l’ascoltatore con un black-metal dissonante e discretamente caotico, introdotto da un lugubre sprazzo di canto gregoriano. La terrificante, angosciante bellezza delle immagini suggerite dai testi, affine anche sul piano emotivo alle oscure esplorazioni di Deathspell Omega e Portal, è in linea con l’estetica del metal più nero: “abisso dopo abisso”, come recita ossessivamente "Vorago", l’ascoltatore sprofonda in un cosmo dove domina la morte, la notte, la disperazione.
Facile individuare qualcosa di Glenn Branca nelle chitarre di una "Larvæ", anche se l’ascensione è ovviamente specchiata verso le viscere della terra: una vertiginosa caduta, con spasmi cacofonici sotto forma di esplosioni dissonanti che riecheggiano lo stile sinfonico degli Imperial Triumphant.
Anche quando rallentano, come in "Cryptæ", la tensione non cala, trasformandosi in un’attesa angosciante di una nuova tempesta black-metal.
Propulsa da un blast-beat inumano, "Angor" riporta la mente a certi Emperor, concedendosi sul finale a cori liturgici. È comunque poco più di un attimo di respiro, “Phlegma” è un massacro con alcuni dei passaggi più brutalmente dissonanti, rallentamenti da doom estremo e infine un inquietante sibilo, una presenza spettrale sotto forma di feedback.

Da inserire tra gli album di black-metal che ancora riescono a imporre una propria estetica, “Stillamentum” piacerà a chi cerca nel metal estremo cibo per viaggi mentali angoscianti, opprimenti e suggestivi, gloriosamente dissonanti.

02/04/2026

Tracklist

  1. Nimbus
  2. Vorago
  3. Larvæ
  4. Cryptæ
  5. Angor
  6. Phlegma

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