Sulla carta, un intero album collaborativo firmato Napalm Death e Melvins è la ricetta perfetta per un’imprevedibile fusione di bizzarro, violento e sperimentale. I padrini del grindcore, anche istituzione assoluta del death-metal e dell’estremismo sonoro in generale, suonano insieme ai fondatori dello sludge otto brani riuniti sotto un titolo evocativo: “Savage Imperial Death March”. Nella realtà, però, il risultato è un album minore dei Melvins con i Napalm Death a dare una mano nell’esecuzione.
“Tossing Coins Into The Fountain Of Fuck” è un furioso rock’n’roll marcio caratterizzato dall’urlo bestiale di Mark “Barney” Greenway dei Napalm Death: un brano veloce e potente, che rappresenta bene l’aspetto più divertito della collaborazione. La lunga “Some Kind Of Antichrist”, nei suoi nove minuti abbondanti, vede già prevalere la componente Melvins, qua appena contaminata da un suono appena più furioso del normale. Dopo tre minuti l’energia si scioglie in una lunga parentesi astratta per suoni atmosferici, voci filtrate e clangori industriali che onestamente mettono a dura prova la pazienza. Più divertente la breve “Awful Handwriting”, appena due minuti di sludge-rap spastico, più centrato il lugubre inno alla disperazione di “Nine Days Of Rain”, mentre è ordinaria amministrazione per i Melvins una “Rip The God” sporcata nel finale dal death-metal.
Poche sorprese nel trittico finale, tra sludge corazzato e altri momenti più cacofonici e astratti fin troppo riconoscibili per chi conosce il catalogo di King Buzzo e soci.
In sostanza, la componente più caratteristica dei Napalm Death rimane schiacciata dall’ibrido di hard-rock, sludge e rumore sperimentale che i Melvins praticano ormai da innumerevoli album. Una divertente sfilata di musica violenta e spesso deliziosamente weird ma assolutamente già sentita, se non fosse per la voce truculenta di Barney che contrasta con il tono stralunato del cantante dei Melvins.
Nulla da conservare, dunque? Poco, e solo per i fan.
29/04/2026