Coriacei e inossidabili, i Melvins ritornano a meno di un anno dal curioso best-of acustico “Five Legged Dog” (2021) per dare un seguito all’ultimo album inediti, “Working With God” (2021). Se in quest’ultimo giocavano un po’ con gli ascoltatori, forti di un’autoironia risaputa, questo nuovo “Bad Mood Rising” mette in secondo piano il divertimento per confezionare un sestetto di brani di durata media e lunga.
L’apertura con “Mr. Dog Is Totally Right”, di oltre 14 minuti e con la partecipazione di Dylan Carlson degli Earth, riallaccia i fili con l’anima più sperimentale, aprendo con tonfi tribali e voci rovesciate, prima di dare forma a uno dei loro punk al rallentatore da immergere, poi, in una vasca di feedback acidi e inquietanti figure di basso. Ritrovata la magia ipnotica di un tempo, dopo nove minuti il torbido impiastro distorto deraglia in modo imprevedibile: danza tribale, assolo di chitarra e coretti sessantiani prima del profluvio chitarristico conclusivo.
Chiuso uno dei brani più ambiziosi ed elaborati degli ultimi anni di carriera, il morso assordante di “Never Say You’re Sorry” sembra proseguire quella stessa ispirazione con risultati più lineari.
La creatività della band, invecchiata ma non domata, ritorna in “It Won’t Or It Might”, un post-punk corazzato che si scioglie in distese melodie malinconiche che incrociano Cure e Flaming Lips.
Certo, metà della scaletta è più prevedibile, che si tratti dell’ennesimo midtempo di armonie vocali e chitarre distorte (“Hammering”, “My Discomfort Is Radiant”) o di una chiusura più vivace (“The Receiver Of The Empire State”).
La notizia, dunque, non è che i Melvins hanno scritto un nuovo capolavoro, che è fuori persino dalla loro portata, ma che in due brani estesi di “Bad Mood Rising” hanno saputo ricreare qualcosa della magia per cui sono diventati delle leggende del rock alternativo.
18/10/2022
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