Ci sono opere – in questo caso cinematografiche – in cui ogni elemento, ogni contributo si inserisce e va ad arricchire l’insieme in modo peculiare e naturale. “Le città di pianura” di Francesco Sossai è uno di questi rari casi, un film realizzato con pochi mezzi ma in grado di restituire molto, moltissimo allo spettatore.
Tra i tanti tasselli che concorrono al risultato finale c’è l’accompagnamento sonoro di Krano (già in Vermillion Sands e Movie Star Junkies), al secolo Marco Spigariol, cognome che tradisce la medesima provenienza dei protagonisti del film, quel lembo di Veneto che si colloca tra la laguna veneziana e le colline trevigiane, puntellato – come da titolo – da una miriade di città, paesi, ville, storie di vite che un giorno per qualche motivo possono finire con l’incontrarsi e marciare di pari passo.
Pubblicata da Maple Death, la colonna sonora di “Le città di pianura” racconta e accompagna il viaggio dell’improbabile gruppetto di protagonisti (Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi e Roberto Citran) al termine di una notte infinita, che non si trasforma mai, se non incidentalmente, in giorno. Lo fa seguendone passo passo le movenze e gli umori, lasciandosi trascinare nel vortice alcolico nel quale letteralmente galleggiano i personaggi, protesi nella condizione permanente di cercare l’ultimo bicchiere da bere.
Il blues sfilacciato di “Gueramamatera” è la rappresentazione musicale dei piedi che quasi si trascinano, indolenti ma tenaci, all’interno della trama. Più strutturato ma non meno vago è il folk di “Ti” o di “More Film”, picaresco quanto alcolico. Le placide acque di “Amea” si scontrano con la solennità ieratica di “Lentius, profundius, suavius – Solus”, che deraglia dallo spartito per mostrare un’altra faccia della psichedelia instillata nella musica di Krano, altrimenti più sfumata.
Il blues-rock di “Workaholica” profuma di un’America che diventa tutt’uno con la provincia veneta, con le liriche in dialetto che duettano con l’armonica anche in “Va pian”, altro brano che flirta tra le sponde dell’Atlantico e quelle del Piave in un continuo cambio di passo. La litania sonnambula di “4:03 P.M.” e quella psichedelica di “Coparse” preludono a “La ninna nanna”, cullata per l’ultima volta dall’organo.
22/05/2026