Delle sette canzoni contenute in “Lezioni di canto”, il nuovo album di Teo Manzo, in arte Kublai, una mi ha colpito in maniera particolare. Si intitola “Belva rara del ritorno” e sin dal primo ascolto mi ha riportato alla mente il fenomeno del così detto “baustellismo”, quella modalità – adottata da molti musicisti da una ventina d’anni a questa parte – di replicare suoni, atmosfere e costruzioni (sia musicali che lessicali) simili a quelle architettate da Francesco Bianconi nei Baustelle. Ascoltate con attenzione anche lo svolgimento dell’iniziale “Prima”, con i suoi intarsi acustici e gli interventi degli archi: siamo proprio da quelle parti, ma con l’intento di rielaborare certe influenze in chiave personale, e ancor più cantautorale.
“Lezioni di canto“, che giunge a oltre due anni di distanza dall’Ep “Sogno vero” e a ben cinque dall’omonimo esordio a proprio nome, è un portale che si schiude verso una Milano contemporanea fatta di interni domestici (“Casa di Vincent”) e sbiadite decadenze (“Fashion Week”). La “Milano da Bere” degli anni Ottanta non esiste più, è un lontano ricordo, da tempo sostituito da un malessere generazionale che sta lastricando di disincanto e disillusione i nostri giorni. Dal punto di vista stilistico, siamo al cospetto di un disco di maturo electro songwriting, con arrangiamenti mai invadenti, ricamati con gusto e discrezione.
L’estetica rimanda alla scuola dei grandi cantautori storici italiani, Francesco De Gregori in primis, ma prevede anche l’inclusione di morbidi beat e inserti orchestrali, con delicatezza ed eleganza.
08/01/2026