VENNA - MALIK

2025 (Cashmere thoughts)
nu jazz

Non c’è assolutamente niente di spiacevole su “MALIK”, e forse è questo il problema. Produzione pulita, calde atmosfere elettro-acustiche, la calma chillout di FKJ che si sposa al Santana ambient-terzomondista più medicato: l’ascolto di questo debutto scivola sul piatto con istintivo piacere, ma una volta adagiatosi sul fondo, stenta a riemergere. Versatile sassofonista cresciuto nel Sud di Londra, Venna sa come escogitare un ascolto soulful mediamente “giusto”, purtroppo però, nel far ciò, consegna anche un album che scopre tutti i pregi e i difetti di una scena nu-jazz che si sta progressivamente istituzionalizzando dopo il successo di nomi di richiamo come Tom Minsch ed Ezra Collective.

Basta poco, infatti, per riproporre le solite cose d’effetto per l’ascoltatore casuale; da brodaglia electro di marca Brainfeeder (“Raggo Rock”) ad anemiche rincorse al verbo di D’Angelo (“My Way”) e momenti dalla composizione noiosa (“Prophet”, “Zazu”), passando poi per un’inutile serie di interludi e brani brevi (“+Star”, “Alchemy”, “Clarendon Fable”), “MALIK” è un album curato ed educato ma che non si lascia mai andare.

Sono gli ospiti a fornire gli accenti più interessanti, il che non è mai un buon segno; la calda voce di Leon Thomas sorvola le lande desertiche di “Twisting” con la malinconia di una Sade, poi ovviamente troviamo “Myself” con una Jorja Smith sempre a proprio agio in campo jazz, ma si difende a meraviglia anche CARI su “Veranda”, capace di sbrigliare i soliti stilemi dell’r&b in un canto quietamente accorato, ben supportato dall’indugio della base ritmica. Anche qui, però, compaiono momenti sottotono – il brano con MIKE e Marco Bernardis arranca inutilmente su soluzioni traptroniche senza fornire alcuno spunto d’interesse, meglio semmai il più carismatico Smino, purtroppo scoperto da un piatto contorno strumentale dub. E quando sul finale “Eternal Reflections” arriva l’amico batterista Yussef Dayes, la sua energia costringe tutta la stanza ad alzarsi in piedi, illustrando purtroppo la mancanza di entusiasmo che aleggiava sul resto del lavoro.

Ascoltare “MALIK”, insomma, è un po’ come scovare un quadro accattivante al mercato dell’antiquariato, solo per scoprirlo piatto e privo di chiaroscuri a una più attenta ispezione. Capita; dopo anni sulla piazza nazionale, in collaborazione con tanti altri colleghi com’è uso nel jazz, Venna ha finalmente trovato uno sbocco solista, il che è già di per sé un successo nell’era streaming. Ma se è vero che la sua padronanza del sassofono è indubbiamente riconoscibile – un tocco argentato, giovane e virile – purtroppo altrettanto non si può dire delle doti compositive né della sinergia che si è formata in studio durante queste registrazioni – sarà l’imprevedibilità delle esibizioni dal vivo, semmai, a fornire la dimensione ideale per rivivere queste idee con più convinzione.

Senza la mano avventurosa di un Theon Cross, le inflessioni caratteriali di Alfa Mist o il frenetico rumorismo avantgarde di Binker & Moses, giusto per citare qualche collega suo contemporaneo, Venna stenta a fornire un contributo al momento degno di nota. Ci sarà comunque tempo per raddrizzare il tiro, il jazz forza sempre i suoi interpreti a guardare avanti.

17/12/2025

Tracklist

  1. 1. Yoshi' Intro
  2. 2. Numero uno
  3. 3. Myself feat. Jorja Smith
  4. 4. Prophet
  5. 5. +Star
  6. 6. Day X2 feat. MIKE & Marco Bernandis
  7. 7. Sao Paolo Interlude
  8. 8. Twisting feat. Leon Thomas
  9. 9. Zazu
  10. 10. Mr Popular feat. Smino
  11. 11. Raggo Rock
  12. 12. Veranda feat. CARI
  13. 13. Alchemy
  14. 14. Clarendon Fable
  15. 15. Indigo
  16. 16. My Way
  17. 17. Eternal Reflections feat. Yussef Dayes