Ditonellapiaga - Miss Italia

2026 (Bmg)
elettropop
Se con "Miss Italia" Ditonellapiaga voleva esprimere il suo disagio nel sentirsi "fuori posto" in questa società, la grottesca disputa legale sul titolo del disco scatenatale contro da Patrizia Mirigliani le ha offerto certamente un motivo in più. Per giorni "Miss Italia" ha rischiato di dover cambiare nome per qualche inspiegabile ragione, fino a quando (oggi) il Tribunale di Roma ha finalmente rigettato il ricorso. "Che fastidio!", verrebbe commentare citando la hit sanremese che ha rilanciato prepotentemente le quotazioni della romana Margherita Carducci, classe 1997. Un pezzo praticamente perfetto, che si stagliava ben al di sopra della desolante media di questa edizione sanremese, con il suo groove acid-house affidato a un synth analogico Roland TB-303, il suo sardonico elenco di tendenze e personaggi da detestare e un'interpretazione ironica e sensuale al contempo.
Terzo posto nella graduatoria finale dell'Ariston, trionfo di ascolti - in primis nelle radio - ottimi riscontri di critica e, last but not least, il primo posto tributatole dai lettori di OndaRock nel nostro sondaggio sanremese. Un semi-plebiscito a cui va aggiunto il successo nella serata cover in tandem con TonyPitony grazie a una deliziosa interpretazione di "The Lady Is A Tramp". Tutto si è magicamente allineato nell'universo di Ditonellapiaga: suoni, make-up, look, videoclip, coreografie, balletti, gag, interviste. Senza sbagliare una mossa.

Eppure, oltre alle rimostranze della organizzatrice del concorso di bellezza, la statuaria cantante romana deve ancora fronteggiare le insidie del suo ruolo. Ditonellapiaga, infatti, è il classico personaggio sempre in bilico fra gli opposti rischi di scatenare gli strali degli hater, la diffidenza dei critici musicali, la spocchia nerd degli addetti ai lavori o, al contrario, essere oggetto di forme di adorazione generica da parte delle medesime categorie. Osannata e premiata dopo il riuscito duetto sanremese con Rettore ai tempi di "Chimica", vincitrice della Targa Tenco alla migliore opera prima nello stesso anno, il 2022, per l'album "Camouflage", sembrava essere gradualmente uscita dai radar dell'attenzione mediatica e passibile di essere respinta dall'establishment. Un secondo album "Flash" (Dischi Belli/Bmg, 2024) molto meno fortunato del precedente, nonostante i feat. con i Coma Cose, Gaia e Fulminacci, poi un lungo silenzio inframmezzato da qualche cameo (anche con Elodie e Ornella Vanoni nella cover di "Ti voglio") e comparsata televisiva per dare al mondo la sensazione di essere ancora in attività.
Margherita Carducci non fa mistero delle difficoltà attraversate e sono molto chiare, vista anche l'autenticità del personaggio, le cause che possono averle originate. A parte il moniker non proprio conciliante, ci sono il linguaggio ironico, l'amore per il pop che mette all'angolo i veri duri, quelli che non ballano, non ridono e non si commuovono. Poi una personalità autoriale talmente precisa e definita da poter essere in qualche caso ripetitiva e al contempo una palette produttiva eterogenea, che può spiazzare gli ascoltatori più pigri o prevenuti. Poi ancora una romanità caciarona e una femminilità carismatica, tutta intrisa di suggestioni hollywoodiane e shabby chic, con tanto di acconciatura Veronica Lake/Jessica Rabbit, che le hanno regalato l'idolatria della comunità LGBTQIA+, ma anche tanta misoginia gratuita. E infine non sarà da trascurare neanche un esplicito impegno progressista, che le ha attirato gli strali dei leoni da tastiera conservatori.

A fronte di tutto ciò, Ditonellapiaga decide in "Miss Italia" di tenere fede alla ragione sociale del progetto ed enfatizzarne i caratteri a partire dai pezzi più riusciti del secondo album, "ILY", "Mary" e "Non resisto", in tandem con la cantautrice e produttrice romana Whitemary, e battere la strada di un pop elettronico intelligente, affilato, intrinsecamente millennial. Lo abitano rabbia genuina, consapevolezza, ma anche uno humour irresistibile. Qui si gioca bene con le parole, i linguaggi, le allusioni, mischiando alto e basso, metafore urban e intelligibilità nazionalpopolare. Così "Miss Italia" non è solo il titolo della reginetta, è innanzitutto un cliché, quello "della vincente, della donna perfetta, di chi non sbaglia mai e incarna un'idea assoluta di successo", come ha raccontato nelle interviste. Una figura progressivamente riportata a una dimensione più fragile, come nella title track, pungente riflessione sulla costruzione dell'immagine in cui la figura della Miss viene svuotata e rimessa in discussione ("La più fortunata, una miss/e puoi giocare col suo cuore/ è una bambola/che copre con il correttore una lacrima"). E quando canta "dammi una lametta allo specchio", il pensiero non può non tornare alla sua musa Rettore in versione "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide".

Scritto e composto interamente da Ditonellapiaga insieme ad Alessandro Casagni, che ne firma anche la produzione, "Miss Italia" spinge convintamente sul tasto del ritmo da dancefloor, tra cassa dritta, voci sovrapposte e cori, ma senza mai smarrirsi in un edonismo fine a sé stesso. Anzi, è tutto una dichiarazione di intenti, a partire dall'iniziale elettropop di "Sì lo so", in cui la nostra si autodenuncia a modo suo ("Sì lo so, sono una bugiarda/ Una bastarda, ma non ti riguarda"), dall'incalzante "Tropicana Hotline" che mette alla berlina il gossip contemporaneo con un approccio sferzante che può ricordare la Mara Redeghieri di "Memobox" (Ustmamò), fino alla disarmante filastrocca di "Bibidi bobidi bu" in cui Margherita, con il suo crooning teatrale, ripercorre il momento in cui ha dovuto ridefinire la propria direzione scontrandosi con il music business per non restare schiacciata tra ambizioni pop e spinte alternative: "Vorrei fare pop, evitare il flop/ Eppure mi vedo sempre lì di contorno".
Ad allentare la tensione provvede "Hollywood", unica ballata del disco, pubblicata come secondo singolo e tutta giocata su piano, voce e archi, con un andamento sospeso alla Lana Del Rey spezzato dall'irruzione di beat trip-hop e da una metrica più serrata, prossima al rap, con richiami evidenti a certe produzioni degli anni Novanta. Il testo, invece, racconta un amore malato che spinge ad annullare la propria personalità fino a rendere difficile persino riconoscersi.

E se in brani più introspettivi come "Prima o poi" e "Io" il racconto assume un taglio più intimo, tra accettazione del cambiamento e tentativi di rimettere insieme i pezzi dopo la caduta ("Io non ho più unghie per scavarmi la fossa/ io non ho voglia di girare in tondo, mi sono rotta/ di toccare il fondo/ mi sono rotta e piano piano mi ricompongo"), "Le brave ragazze" - colonna sonora del film "Notte prima degli esami 3.0" in cui Ditonellapiaga ha debuttato da attrice - ci riporta a sonorità dance anni Dieci per tentare di inseguire la spensieratezza (perduta) dell'adolescenza.
"La verità" chiude all'insegna della cassa dritta e di un'estetica club alla Myss Keta solo in apparenza spensierata, con una malinconia latente che trova nel ballo l'unica via di sfogo e il refrain-mantra a scandire: "Don't stop crying babe (e non c'è modo di evitarla)/ Always feeling incompresi".

Forse si poteva osare ancora di più, ma "Miss Italia" segna un significativo passo avanti per Ditonellapiaga che ci autorizza a sperare in un futuro ancor più radioso e ci consegna una protagonista ritrovata della canzone pop italiana.




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