I ribelli della montagna
Nella luminosa stagione indie tricolore degli anni 90, ha brillato, purtroppo per poco, anche la stella degli Üstmamò, legata alla costellazione CCCP-CSI e capace di esportare in Europa i suoni dell'Emilia paranoica, elaborando intriganti scorciatoie elettroniche in grado di fungere da ideale ponte fra il recupero di certa tradizione dell'Appennino reggiano e la mecca trip-hop bristoliana. Nati nel 1991 per iniziativa di Luca A. Rossi ed Ezio Bonicelli, presto raccolgono a bordo Simone Filippi e Mara Redeghieri, che diventerà il volto, l'immagine e la principale voce della band.
Presi immediatamente sotto l'ala protettrice di Giovanni Lindo Ferretti, evento che ne faciliterà una rapida affermazione nel circuito alternativo nazionale, pubblicano proprio nel 1991 il primo omonimo album, Üstmamò, un inclassificabile contenitore folk-pop-rock che si caratterizza in maniera molto personale nello scenario musicale del periodo, discostandosi nettamente dai suoni di matrice chitarristica che in quegli anni saturavano la scena (il furore grunge, le dissonanze noise, l'integralismo hardcore), e che saranno di lì a poco meglio interpretati in Italia da band quali Afterhours, Marlene Kuntz, Uzeda e One Dimensional Man. Non solo un crogiolo di stili, quello proposto dalla creatura di Luca A. Rossi, ma anche una babele di lingue: i testi si muovono incrociando italiano, inglese, francese e dialetto reggiano, dal quale viene estrapolato il termine "Üstmamò", traducibile come "proprio adesso". Sì, era proprio il momento propizio, quello dei centri sociali occupati e di una scena alternativa che stava per rompere gli argini, che stava preparando il terreno per vivere la propria stagione d'oro, e gli Üstmamò ne furono protagonisti a pieno titolo, vivendola per intero.
"Üstmamò" è anche il titolo dell'energica canzone che apre l'album: resa nel dialetto della zona di provenienza, quella che rimane fra Villa Minozzo e Castelnuovo ne' Monti, da subito diventerà l'inno ufficiale della band. Già dalla successiva "Filikudi", altro classico del gruppo, è evidente il legame intimo con il percorso dei CCCP, presi come ideale punto di riferimento. Üstmamò è un disco che si muove su molteplici piani stilistici, dalla wave di "Stupido sguardo" alle tradizioni popolari richiamate in "Strocca - Canzone d'accatto" e "Amminramp", dal combat-folk (della serie "eravamo Zen Circus prima di voi") di "Lieto evento finale" al guitar-noise di "Vietato vietato", dalla mazurka di "100 pecore e un montone" agli intermezzi foklorici "Vengo a voi..." e "Torna maggio".
In costante bilico fra punk e folklore, l'onnivoro Üstmamò mostra un approccio a tratti fanciullesco ("Fila filastrocca", "C'era una volta un re") sul quale sono sempre pronte a innestarsi le chitarre. In un'epoca nella quale a far notizia sono soprattutto il crossover e le contaminazioni, l'esordio degli Üstmamò, pur con tutte le inevitabili ingenuità, giunge con un tempismo perfetto. E le prodigiose menti del Consorzio saranno le prime a rendersene conto.
"Questo è il programma della serata: cominciano gli Üstmamò e suonano una mezz'oretta, seguono i Disciplinatha con una mezz'oretta, poi tutti quanti sapete... in via del tutto eccezionale... il Consorzio dei Suonatori Indipendenti CSI suonerà per voi". Dev'essere stata una giornata indimenticabile quella del 18 settembre 1992. La voce di Giovanni Lindo Ferretti in persona, immortalata anche sul supporto fisico, introduce i protagonisti del "Festival delle Colline", tenutosi presso il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. Alcune fra le avanguardie più stimolanti dell'underground nazionale si dividono il palco per quello che nelle intenzioni doveva essere un appuntamento estemporaneo, ma che si trasformerà in un mini-tour nel febbraio del 1993.
Quel concerto resterà stampato nella memoria collettiva, e non soltanto negli occhi dei presenti, grazie alla registrazione fissata nel disco dal vivo Maciste contro tutti. La band di Mara Redeghieri suona per prima, proponendo "Üstmamò", "Amminramp", "Vietato Vietato" e una reinterpretazione punk di "Finkela Barkava", calzante reinterpretazione di una vecchia canzone di Orietta Berti. Ferretti si conferma pigmalione delle giovani leve gravitanti nel sottobosco dell'alternative rock italiano, non solo occupandosi di produzioni discografiche, attraverso la propria rete di etichette, ma anche ospitando nuove band in apertura dei propri set, e persino eseguendo in prima persona cover di loro pezzi, come farà per "Lieve" dei Marlene Kuntz, lanciata in pasto ai ragazzi della Generazione X dopo essere stata inserita nel live dei CSI "In quiete".
Patchanka trans-europea
A questo punto gli Üstmamò sono lanciatissimi, ma organizzare il materiale necessario a completare il secondo capitolo è tutt'altro che semplice. Arrivando da un meltin' pop come quello proposto nell'esordio, si configura il rischio di ripetersi, perdendo il fascino della novità. Nel più "pensato" Üstmamò II, ecco allora che inizia a far capolino un certo utilizzo dell'elettronica. L'intento, che verrà poi confermato e ampliato negli album successivi, è quello di sdoganarsi dall'impronta troppo "locale", ricercando un timbro più internazionale. Ai suoni della tradizione ("Omaggio", "Ageo", dove a trionfare è il violino) vengono così sovrapposte derive dub, a comporre un meticciato, una sorta di patchanka che non guarda esclusivamente a quanto sta accadendo in quel di Bristol ("Intetemp", "Rollamaffi") ma aspira a farsi trans-europea.
Le chitarre girano superbe in "Tannomai", "Lepre (cattura della)" e "Annegherò nel dolo", la balera e il punk convolano a felici nozze in "Mamme e monti" (con citazione della sigla del cartone animato "Heidi"), mentre l'aggressione rap di "Killer Ghenga Radiostampa" sembra voler ipotizzare una convivenza fra Sonic Youth e primissimi Massimo Volume. A stupire maggiormente sono i brani in grado di cambiare pelle in corsa, specie "Malinconici" e "Cuore di segatura", che partono dolci per poi incresparsi con estrema decisione (sulla seconda prenderanno appunti i Prozac + per costruire le proprie hit). Emerge il tentativo di levigare i suoni, restando però rigorosamente "alternativi", la ricerca del pezzo in grado di imporre la band a un pubblico più vasto. Ma per arrivare a questo occorrerà attendere il disco successivo.
Nel frattempo, e questo diventerà evidente soltanto a posteriori, Mara con la propria scrittura inizia a imprimere una svolta nel meccanismo compositivo del gruppo, contribuendo in maniera determinante alle successive migrazioni stilistiche del quartetto. Si narra come agli esordi, specie nel primo album, fosse stato d'ausilio qualche suggerimento proveniente dalla famiglia CSI, decisivo per tessere una situazione "fedele alla linea". Dal secondo disco in poi sarà via via maggiore l'apporto proveniente dalla penna della Redeghieri, che diverrà al contempo anche autrice richiesta da terzi.
Il brano di maggior successo lo scriverà a quattro mani con Gianna Nannini, "Meravigliosa creatura", diffuso a inizio 1995 e pezzo trainante dell'album della cantante toscana "Dispetto". Diventerà una hit, e nel 2007, ben dodici anni più tardi, tornerà in cima alle classifiche di vendita dopo essere stato scelto come base per lo spot pubblicitario della Fiat Bravo. Sarà il terzo numero uno nella discografia della Nannini. "Meravigliosa creatura" nel 2004 sarà inserita, con un nuovo arrangiamento, nella raccolta Perle, all'interno della quale figurerà anche l'inedita cover di "Amandoti" dei CCCP. Piccoli cerchi che si chiudono...
Il ruolo di culto underground conquistato dagli Üstmamò con i primi due album, li porta a sviluppare un'attività live che diventerà in quegli anni molto intensa. I live club di tutta Italia li ospitano volentieri, e il Centro Sociale milanese Leoncavallo trasformerà persino in disco una loro esibizione.
Nel 1994 Leoncavallo Live, edito da Leoncavallo Musika, diventa così il loro unico vero album dal vivo ufficiale, un best of in presa diretta contenente tredici fra le canzoni che la band suonò di più in quei mesi trascorsi on the road.
Infedeli alla linea
Dopo essersi consacrati come la creatura più eccentrica della variopinta scuderia dei Dischi del Mulo di marca Cccp-Csi, gli Üstmamò decidono di essere ancora più "infedeli alla linea" aprendo il loro suono al pop. Regista dell'operazione è un alchimista provetto come Roberto Vernetti (già al fianco di Casino Royale, Almamegretta, Daniele Silvestri, Elio e le Storie Tese), che produce il loro terzo album, Üst (1996), immergendolo in un calderone ribollente di suoni hip-hop, reggae e dub. Il risultato sarà esaltante: un successo al di là di ogni previsione.
Üst è uno di quei dischi che colgono l'attimo, che fissano un sound mettendo a frutto l'ispirazione di un gruppo in pieno acme creativo. Tutti i brani sono scanditi da un inaudito groovemeticcio, in cui le calde melodie italiane dalle radici folk si sposano al battito gelido e pulsante dell'elettronica. Un incantesimo che si percepisce già dalle prime note orientaleggianti dell'iniziale "Cuore/Amore", ninnananna sinuosa e al contempo beffarda, che tratteggia una nuova iconografia femminile, tutta plasmata sulla sensualità acerba e ferina di Mara Redeghieri:
Sono di notte fondaLa pasionaria dell'Appennino sale in cattedra con il suo canto tagliente e il sarcasmo sferzante, fustigando prima la femme fatale omologata di "Baby Dull" ("Tu mi rapisci il cuore, donna di plastica, hai gli occhi un po' sbarrati, ma sei fantastica"), poi il popolo degli annunci erotici, appeso alla casella vocale del "Memobox". Uno strampalato zoo di maschi affamati e "sirene transerotiche", messo alla berlina con una raffica di versi esilaranti su un incalzante tappeto dub:
Di labbra accese
Di righe accennate appena
Sono piccola donna
Donna piccola
Donna che non cresce
Donna di verde acerba
Non ancora cresciuta
Donna di vaghe attese
Cerchiamo singola bisexIl verseggiare irriverente degli Üstmamò segna un salto di qualità nel circuito dei "suonatori indipendenti", tramutando la satira militante di marca Cccp in un approccio più disincantato, meno serioso e dogmatico, eppure altrettanto incompromissorio. Musicalmente, il vertice è però "Canto del vuoto", superba ballata elettronica che condensa tutto lo spirito desolato e smarrito del disco: un inno vibrante per tutti coloro che vivono "ora persi nel mare profondo, ora in alto a sfiorare le cime, abbracciati al tempo che passa, aspettando una buona ragione". Con quel "look to the future" scandito su una muraglia di beat che suona più come una minaccia che come un'esortazione. Redeghieri, con il suo canto suadente e passionale, si erge a sirena di una generazione disorientata, che vive continuando a "lasciarsi andare, dondolare e galleggiare, scivolando sulle cose".
Ti voglio soprattutto snella sincera scopo pura amicizia anche duratura
Vorrei sinceramente essere frustato piano
Fotografato poi da anima gemella con tette mozzafiato...
Sposato ma deluso, che non passa inosservato
Castano nostrano pulito sano
Cerca amico nerboruto purché riservato e automunito
Erotico sanissimo esperienza pluriennale
Estatico sensuale dall'aria gentile
Contatterebbe te che ami guardare dai buchi delle serrature
Ti senti sola e sei formosa
Bionda esigente ardimentosa
Vorrei darti una mano, anche solo una carezza
Ambiente distinto, massima riservatezza
Dietro ad un vetroMa gli Üstmamò non sono (solo) un gruppo politico e lo testimonia l'episodio più intimista del lotto, quella "Piano con l'affetto" in cui una commovente Redeghieri, in versione straziata, alla Beth Gibbons, mette a nudo tutte le proprie fragilità sentimentali tra dolci ricami di violino e i tuoni di un temporale in lontananza:
Dentro la testa spegni ed accendi quello
Che resta pura memoria che non vede limite
Schermo delle mie brame condottiero virtuale luce di verità
Bianco candore
Buio grigiore luce perenne non può
Sbiadire la tua saggezza non prevede limite
Schermo delle mie brame messaggero perfetto luce di verità
Prendi - trasforma - dissolvi - scomponi
Inventa di nuovo - progetta - disponi
Tu mi inietti succhi diaboliciE se "Onde sulle onde" conferma la brillantezza di questo trascinante ibrido trip-hop-punk sfoggiando un'altra formidabile interpretazione della vocalist, che si stempera in un carezzevole finale acustico, la rockeggiante "Biguldun" (Bighellone) - cantata dal chitarrista Simone Filippi - resta l'unico brano in dialetto, mentre la riuscita cover del canto partigiano "Siamo i ribelli della montagna", posta in chiusura del disco, diverrà uno dei cavalli di battaglia nei concerti della band emiliana. Un disco praticamente impeccabile, insomma, che mette in luce tutto il talento istrionico della cantante e l'amalgama sonoro di una band affiatatissima, in cui spicca anche il lavoro al drumming di Marco "Ciusky" Barberis, che ritroveremo al fianco dei Mau Mau.
Io non possiedo antidoti
Mi distruggono le tue attenzioni
E gli occhi tuoi famelici
Ti ripeto vacci piano con l'affetto
Ti prego, lasciami
Soltanto un attimo
Lasciami respirare col mio fiato
Rinfrancati dal successo della nuova, temeraria formula, gli Üstmamò si chiudono in studio nella piccola cantina a Villa Minozzo per lavorare a un album che possa consolidarla e al tempo stesso aggiornarla. Missione compiuta con Stard'Üst (1998), ispirato e (auto)ironico fin dal titolo, seppur leggermente meno continuo del predecessore. Stavolta in cabina di regia sale il bassista Luca Rossi e l'intento è palese: passare in rassegna gli stili più intriganti dell'elettronica pop di fine millennio e mescolarli in un cocktail sonoro ancora più compatto e sofisticato, spingendo sulla manipolazione con largo utilizzo di basi, scratch e campionamenti a far da cornice alle interpretazioni sempre intense e originali della Redeghieri. Un approccio che ne fa a tutti gli effetti "i Portishead italiani", anche se dalla loro questi ribelli della montagna emiliana possono vantare una melodiosità di marca italica e un'impronta folk ereditata dalla nobile tradizione della canzone popolare e di protesta. Il risultato è quello che Federico Guglielmi sul Mucchio Selvaggio definirà "un fluido e caleidoscopico collage sonoro all'insegna di un moderno pop totale, i cui elementi costitutivi - elettronici, acustici, elettrici, trip, trance/dance, psichedelici, classici, sperimentali, a tratti persino rock - si amalgamano senza attriti in uno stile più che mai devoto all'affascinante gioco della contaminazione".Ora che è arrivato il tempo che guarisce da ogni maleGli scratch che sfregiano la dolente cantilena di "Mai più" sono un ulteriore aggancio al retroterra dei Portishead, evocato anche dal canto afflitto di una tormentata Redeghieri, che però non rinuncia mai a sottolineare la peculiarità delle sue performance vocali, di fatto un nuovo modello di canto che farà scuola per tante aspiranti vocalist nazionali, seppur senza trovare mai una vera erede.
Attraversa ogni dolore, linfa limpida
Ora che c'è un tempo giusto per poter ricominciare
Portami ogni bene in cuore, linfa limpida
Secco il deserto che risuona in gola muori di sete niente ti consolaIl lato più elettronico dell'operazione, invece, si sublima nelle pulsazioni house da dancefloor di "Opera Soap" - con Redeghieri in versione sposa dissacrante ("Cuore a cuore, mano nella mano/ In riva al mare fino all'altare/ Cuciremo i nostri cuori/ Finché morte non ci separi") - e nel drum'n'bass trascinante della lunga title track, che chiude il disco con una rovente coda in stile quasi big beat un po' sullo stile dei Prodigy.
E lava incandescente e fumo denso e atroce
Tramutano i tuoi occhi in rossa brace
Timida luna rossa tacita luna nera nuvola palpitante piangi di gocce affrante
La scintilla che riaccende la creatività sopita è un documentario di Marco Mensa sui canti popolari dell'Appennino, "sulle nostre tradizioni, sulle radici di ciò che per noi abitanti di queste valli è qualcosa di più che semplice musica di una volta", come ha raccontato la Redeghieri. Così, decide di riprovarci nel 2017 con Recidiva, il primo album registrato a nome proprio, un titolo denso di significati, ispirato non soltanto al ripresentarsi della malattia, ma anche e soprattutto al fatto di esserci cascata di nuovo, al non saper stare lontana dalla musica.
Nel frattempo, nel 2015 Luca A. Rossi aveva dato il via alla seconda vita degli Üstmamò, seguito ben volentieri da Simone Filippi. La discontinuità col passato è forte. Anzi tutto non prendono parte alla reunion Ezio Bonicelli e Mara Redeghieri, elemento quest'ultimo che pur non minandone la credibilità fa comunque domandare a molti quale sia il reale senso del nuovo corso. Ma l'assenza del timbro vocale della cantante storica non è l'unica novità: dopo ben quattordici anni il nuovo disco della band è interamente cantato in inglese e registra una spiazzante e decisa virata nella direzione musicale. Al bando il pop, a tratti zuccheroso, del passato, via tanto il combat-folk quanto il trip-hop, in Duty Free Rockets le chitarre mutano suono, tendendo in maniera convinta verso certa "americana", sovente slide, miscelando brume desertiche, rimandi blueseggianti e sonorità roots.
| ÜSTMAMO' | ||
| Üstmamò (Virgin/I Dischi del Mulo, 1991) | 7 | |
| Maciste contro tutti (live con CSI e Disciplinatha, I Dischi del Mulo, 1993) | 7 | |
| Üstmamò (II)(Virgin, 1993) | 7,5 | |
| Leoncavallo Live (live, Leoncavallo Musika, 1994) | 7 | |
| Üst (Virgin, 1996) | 8 | |
| Baby Dull (Live & Plastics)(live, Virgin, 1996) | 6,5 | |
| Stard'Üst (Virgin/I Dischi del Mulo, 1998) | 7 | |
| Tutto bene (Virgin, 2001) | 5 | |
| ÜstBestMamò (antologia, Virgin, 2003) | ||
| Essential (antologia, EMI, 2012) | ||
| Duty Free Rockets (Gutenberg, 2015) | 6,5 | |
| Il giardino che non vedi (Gutenberg/Primigenia, 2018) | 6,5 | |
| FENNEC | ||
| Virtual Honeymoom(Virgin, 2003) | ||
| DIO VALZER | ||
| Canzoni popolari anarcosindacali(Circolo Culturale Enrico Zambonini, 2005) | ||
| Attanadara(autoprodotto, 2010) | ||
| MARA REDEGHIERI | ||
| Recidiva(Lullabit, 2017) | 6,5 | |
| Recidiva +(Lullabit, 2019) | 6,5 |
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