Mauro Ermanno Giovanardi

Il Mio Stile

2015 (Egea Music) | songwriter, pop

La canzone d'autore italiana si rinnova ciclicamente grazie a un attento ricambio generazionale che ogni tanto riserva qualche bella speranza. I La Crus, a metà degli anni Novanta, si presero la scena in virtù di un'intuizione piuttosto azzeccata, che prevedeva, nella sua follia, l'uso di musica “leggera” abbinata a suoni rubati al trip-hop e all'elettronica intelligente, con una strizzatina d'occhi al sedimento industrial e post-punk, quest'ultimo anche vero background dei componenti.
Non mancava in quell'azzardo, però, una buona dose di retrologia, ben calcolata e solida nelle fondamenta. Le frequenti cover, presenti maniacalmente nella discografia del combo milanese ("Crocevia" è addirittura un album intero dedicato) contribuirono infatti a far conoscere capolavori dimenticati (da Ciampi a Gaber passando per Tenco) alle nuove generazioni e a dare inoltre una discreta notorietà alla band meneghina.
Il trio, formato da Mauro Ermanno Giovanardi, Cesare Malfatti e Alessandro Cremonesi,  dopo una serie di uscite discografiche molto apprezzate e pluripremiate, nel 2008 si sciolse lasciando sulle spalle (larghe) di "Gio" tutta l'eredità e il peso di una tale esperienza. E Mauro non si è certo dato pena, si è rimboccato le maniche, ha affilato le armi e, dopo un esordio un po' affrettato - tuttavia discreto - nel 2007, ha messo in cantiere altri tre album, quest'ultimo, uscito da poco,  con la collaborazione di Leziero Rescigno e Roberto Vernetti e ai cui testi hanno collaborato anche Beppe Anastasi, Cheope Rapetti Mogol, Niccolò Agliardi e Gianmaria Testa.

Ermanno continua imperterrito nel suo cammino à rebours – da novello bohemien -  alle radici della canzone d'amore ideale, quella mai scontata e mai cantata, magari che è soprattutto occasione per parlare d'altro, di se stesso, per esempio, della propria emozionalità, troppe volte tenuta nascosta da quell'esuberanza contagiosa che gli riconosciamo dal vivo.
L’incessante e necessaria curiosità quale base per la ricerca di suggestioni che scandagliano gli anni d’oro della canzone leggera e d’autore italiana (ma non solo quella), ma che bada innanzitutto alla qualità della musica  - il perfezionismo negli arrangiamenti - e alla sostanza delle parole pronunciate, regole poetiche fuori schema di questi tempi troppo spesso legati alla smania di apparire contemporanei ad ogni costo. 

Abbandonati definitivamente campionatori e elettronica (peccato...), la semplicità del minimalismo urticante dei La Crus viene meno per dar spazio prima alla ridondanza delle orchestrazioni (ukulele a manetta nel precedente "Maledetto colui che è solo"), poi piano piano a una semplificazione estrema che sfocia, per esempio, nel sarcasmo blasfemo - per contrappasso - del gospel puro di "Se c'è un Dio", nel soul quale novità assoluta del suo bagaglio, già così fornito di "Anche senza parlare"; nel (solito e un po' abusato, non solo da lui) Morricone, già protagonista nel precedente album di tributi, ma che gli aveva dato grande ispirazione e soddisfazioni con Sanremo nel 2011: qui neo-western in "Più notte di così" e "Aspetta un attimo", oppure lieve, con tanto di atmosfere alla Studio 1, in "Come esistere anch'io".

E poi c’è tutto il resto, la poesia complessa dei testi, esaltata da quella sua intonazione da crooner che fa la differenza quasi sempre; i soliti pensieri a voce alta, i ritornelli tristi e intimisti ma quantomai azzeccati ed emozionanti (il miglior brano a nostro avviso è "Nel centro di Milano"), anni Sessanta ruggenti e contaminati di nuova linfa come nel singolo apripista "Quando suono" e, infine, come ciliegina su una torta già abbondantemente  farcita, l'unica cover concessa a questa nuova lista dei desideri che, oltre a titolare il disco, è una sin troppo chiara dichiarazione d’intenti: "Il mio stile" di Leo Ferrè, altra grande firma, che mancava al nostro, reinterpretata con piglio feroce - meglio e più dell'originale – in uno spoken word che rievoca l'anarco-punk crassiano alternato a emozionata/emozionante melodia in saliscendi.
Ed ecco che "il tuo stile è il tuo culo" diventa tormentone chissà con quale (mal)celato riferimento. Il 2015 ci restituisce un Gio in grande forma, con il desiderio, nonostante tutto, di imporre in qualche modo il "suo" stile nella globalizzata e stereotipata sin troppo "talent"uosa Italia.

(21/06/2015)

  • Tracklist
  1. Sono come mi vedi
  2. Se c'è un Dio
  3. Tre volte
  4. Su una lama
  5. Il tuo stile
  6. Aspetta un attimo
  7. Quando suono
  8. Più notte di così
  9. Nel centro di Milano
  10. Come esistere anch'io
  11. Anche senza parlare
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