“Continuiamo a guardare al rock and roll vivido come atto di resistenza contro tutto questo orrore che vediamo sui nostri piccoli schermi”. A dirlo è Bono Vox in una nota diffusa come portavoce degli U2, per spiegare la necessità di “Easter Lily”, secondo Ep rilasciato a sorpresa dalla band irlandese il 3 aprile 2026, o meglio il Venerdì santo. Una scelta in linea con l’approccio pasquale del gruppo, che ha pubblicato altrettanto a sorpresa un primo Ep, “Days Of Ash“, il 18 febbraio, ossia il Mercoledì delle ceneri.
Il titolo fa subito pensare anche ad altro, ovverosia a un omaggio sentito a Patti Smith e a uno dei suoi capolavori, come appunto spiega sempre Bono: “Il suo album ‘Easter’ mi ha dato tanta speranza quando uscì nel 1978. Non avevo ancora 18 anni”. E ancora: “Con ‘Easter Lily’ ci siamo posti domande molto personali come: Le nostre relazioni reggono a questi tempi difficili? Quanto duramente lottiamo per l’amicizia? La nostra fede può sopravvivere alla distorsione del significato che quegli algoritmi amano premiare? Tutta la religione è spazzatura e continua a distruggerci? O si possono trovare risposte nelle sue fessure? Ci sono cerimonie, rituali, danze che ci mancano nelle nostre vite?”.
Se le premesse tematiche a monte delle sei canzoni del secondo Ep dell’anno degli U2 sono tanto spirituali quanto esistenziali, la musica evidenzia per la seconda volta un’insperata rinascita. A cominciare dalla chitarra di The Edge nei primi istanti di “Song For Hal”, che pare quasi uscita dagli anni migliori del gruppo. La prima canzone di “Easter Lily” è dedicata a Hal Willner, collaboratore storico degli U2 scomparso nel 2020 per complicazioni dovute al Covid. È un ricordo sentitissimo, a tratti epico, che precede l’altrettanto riuscita “In A Life”, anch’essa con buona probabilità riemersa da un cassetto dei ricordi tenuto per fin troppo tempo chiuso.
Gli U2 sembrano davvero rinati, almeno in parte e senza pretese da strapazzo, soprattutto se si considera la bontà melodica e l’assenza di schemi piacioni che li differenziano da tutto ciò che sono stati recentemente e non solo. È come se avessero ritrovato anima e corpo per esternare il proprio dissenso nei confronti di un tempo infame, strabordante di oscenità e scelte politiche semplicemente folli e disumane. “Resurrection Song” si collega fin dal titolo a un sentimento di speranza, alla ricerca di un paradiso possibile. The Edge è di gran lunga il più ispirato dei quattro e ricama trame nuovamente degne della sua fama.
Riappare con piacere anche Brian Eno nella conclusiva “Coexist (I Will Bless The Lord At All Times?)”, e basta l’intro del brano per rendersene conto, prima che Bono inizi a sciorinare la sua ultima omelia nei panni del predicatore perduto, tra bambini e madri da benedire e droni che volteggiano senza alcuna consapevolezza. È una nenia dal tappeto ambient concepita a mo’ di preghiera che chiude degnamente un buon Ep prodotto da Jacknife Lee. Senza alcun dubbio il miglior filotto di canzoni dei quattro da vent’anni a questa parte. Scusate se è poco.
21/05/2026