Capillary Action - So Embarassing

2008 (Natural Selection)
progressive
Definiti dai più come un incrocio tra Mr. Bungle e Time Of Orchids, gli americani Capillary Action - dopo gli strumentali intriganti e, per lo più, "rilassati" di "Fragments" (2004) - sotto l'egida del leader Jonathan Pfeffer, fanno con "So Embarassing" il salto di qualità, regalandoci un nugolo di canzoni "tentacolari" e nevrotiche, approntate con un gusto per il grottesco che stempera ampiamente ogni tentazione intellettualoide.

Una musica in perpetuo movimento, indomita, capace di tutto perché senza limiti di sorta. Progressiva, quindi, con un copioso numero di generi cavalcati a briglia sciolta, miscelati, lasciati collidere anche violentemente. E l'effetto è sempre piacevole, mai fine a se stesso, sempre capace di mantenere desta l'attenzione, costringendoci a un tour de force che solo un numero cospicuo di ascolti riuscirà a rendere decodificabile. A dare al tutto un gusto ancora più penetrante, è l'uso di una sezione fiati che gigioneggia a tutta forza lungo le diverse scorciatoie dei brani, tra jazz-rock, toni da fanfara e solare easy-listening.

"Gambit", "Placebo Or Panecea", "Self-Released" e "Pocket Protection Is Essential" (quest'ultima con tanto di fulminei assalti metal-core ed estatiche sbandate Dirty Projectors) sono, dunque, brani che invitano a cercare il bandolo della matassa, ma senza fretta, perché pigli melodici ne intaccano l'apparente densità cerebrale, tanto che "Elevator Fuck" lancia sul palcoscenico deliziosi numeri da pop-cabaret talmente eccentrico da imboccare sentieri di puro amarcord sixties, perdendosi tra danze esotiche e "metropolitana" estasi di fiati che scorrazzano su di un fitto tappeto percussivo.

Eccitante: è questo l'aggettivo giusto. "Bloody Nose" - un brano per lo più atmosferico - si autopunisce con brusche sortite Behold... The Arctopus; "Badlands" fa da mediatore tra gli Extra Life e le penombre emozionali di Toby Driver; "The Chaperone" lascia intravedere una possibile attualizzazione di sonorità alla Gentle Giant, mentre "Paperweights" passa al setaccio addirittura il flamenco.

Non credo si possa chiedere di più a un disco. Anzi, forse sì: il collasso free-jazz che interrompe i singhiozzi fusion di "Father Of Mine" e che mostra - se ancora ce ne fosse bisogno - quanto ancora fossero immaturi i "frammenti" del precedente lavoro. Infatti, il mosaico è adesso compiuto e seducente. Da qui in avanti, la band può solo migliorare.

Tracklist

  1. Gambit
  2. Pocket Protection Is Essential
  3. Elevator Fuck
  4. Placebo Or Panacea
  5. Bloody Nose
  6. Badlands
  7. Paperweights
  8. Father Of Mine
  9. The Chaperone
  10. Sexy Koala
  11. Self-Released

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