Ebbene sì, questa è forse l’ennesima recensione destinata a una tenue esistenza, un altro totem da aggiungere alla lunga catena di dischi di belle speranze, eppure a volte sono dischi come “A Slight Departure” la ragion d’essere di quella che viene ancora definita critica musicale.
Dei Birdsong At Morning avevamo già raccontato le gesta con il quadruplo album “
Annals Of My Glass House”: il loro soft-rock non solo rimetteva in gioco le pagine più raffinate del pop-rock americano e inglese, ma stimolava soprattutto per l’eleganza della scrittura e la notevole caratura tecnica dei tre musicisti.
Alan Williams, Darleen Wilson e Greg Porter hanno dato vita a uno stile immediatamente riconoscibile, una chimera per molte band: personalità e chiarezza d’intenti non mancano infatti ai Birdsong At Morning che, quattro anni dopo il voluminoso esordio, mettono insieme una raccolta di canzoni ancora più personale e interessante.
Sia chiaro già dalle prime battute che questo è un album di puro
adult-pop, è sconsigliato anche il solo profumo ai duri di cuore e ai tenaci rivoluzionari dell’ormai defunto idioma rock. Qui si parla di canzoni scritte con la stessa grazia degli
Eagles, o con l’energia dei
Supertramp, conciliando anche l’estetica dell’
Alan Parsons Project.
Quella che dunque vi attende è una sequenza di belle canzoni, come se ne ascoltavano spesso in radio, intrufolate tra un brano degli
America e uno di Umberto Tozzi, brani che ti stimolavano la voglia di essere spensierati e positivi, senza vergognarsi di aver per un attimo messo da parte l’ultimo dei
Clash o la cassetta registrata da un amico con i
Pere Ubu.
Non sono a conoscenza delle ragioni che hanno dato vita alla copertina dell’album, non so se Williams e compagni volessero citare sia l’arguzia poetica di
Nick Drake (la copertina ricorda la
back cover di “Five Leaves Left”) che la malinconia dei
Blue Nile (si osservi la foto all’interno), ma inevitabilmente i loro echi lirici fanno spesso capolino.
Sciolte le riserve sulle ovvie derivazioni creative (un ingombro ormai quasi necessario per qualsiasi musicista), non resta che lasciarsi affascinare da “A Slight Departure”, nel quale il trio non solo evita tutte le pomposità e le alterazioni sonore della
pop music lasciando che gli strumenti acustici conservino il loro timbro naturale, ma tiene a bada il romanticismo delle sue canzoni anche quando l’orchestra prende le redini del suono.
“Murderous Friend” e “Midnight Vespers” sono ad esempio due ballate prettamente acustiche, la prima è appena ingentilita dall’orchestra mentre la seconda è più rarefatta e intima, con
glockenspiel e
shaker in sottofondo; entrambe sono calde e avvolgenti e prive di qualsiasi leziosità, “Midnight Vespers”, anzi, varca i confini dell’eleganza richiamando i primi album di
Simon & Garfunkel.
Le leggere inflessioni di bossa nova di “Mountainside” e il country-pop di “The Great Escape”, pur se non eccessivamente originali, suonano gradevoli, ma l’incisività lirica di “Not For Sale” accantona i dubbi e concentra l’attenzione su un altro aspetto della loro musica, ovvero quel sottile richiamo al
prog inglese, che avevano già omaggiato con una ottima versione di
“Matte Kudasai” e che qui riaffiora nel delizioso strumentale “Kipahulu Sunrise”: quasi un omaggio al grande e compianto
Chris Squire. I due video realizzati finora sono concentrati su due delle canzoni più riuscite dell’album: “Never To Part” è la
pop song che
Paul Buchanan non ha mai tirato fuori dal cassetto per paura del successo, un incastro armonico tra pop e orchestra quasi perfetto, con Alan Williams in stato di grazia e una raffinata e avvincente
performance vocale e strumentale.
“Devils's Stomping Ground” è ancor più ambiziosa, con il suo misto di folk-gothic e atmosfere orientaleggianti sottolineate da un pregevole arrangiamento, con scale armoniche che si inseguono e si incrociano fino all’apoteosi finale dell’assolo di violino, che profuma di
Moody Blues e Procol Harum.
Canzoni d’amore come “Pages” sono quasi desuete: un raffinato
fingerpicking accompagnato da un testo poetico e suggestivo (C
ome pagina di una vecchia lettera, trascinata dalla brezza, sono caduto ai tuoi piedi…), ed è questa costante attenzione ai dettagli che rende la musica dei Birdsong At Morning così singolare.
Nonostante il fascino del pop-soul di “Down In The Hole” suoni familiare e il vecchio blues di Bobby Bland “Lean Me On” si tramuti in una
torch song da film
noir, la musica del disco trova la sua ragion d’essere in una scuola di pensiero dove
songwriting e struttura musicale viaggiavano di pari passo.
I Birdsong At Morning vincono la sfida più difficile e ardua, ridando dignità a quell’
easy listening demonizzato e poi recuperato con enfasi intellettuale da molti critici di successo. Senza dubbio la musica di “A Slight Departure” è molto vicina a quel mainstream che spesso ha portato alla deriva la produzione pop-rock nel suo glorioso passato, ma non si può negare che tra le dodici tracce dell’album manchi proprio quella tracotanza e quell’estetica esangue di molta musica pop.