Si è sempre parlato poco della carriera solista di David Galas, cantante, compositore e polistrumentista americano conosciuto soprattutto per la sua militanza nei
Lycia (lo storico progetto
darkwave ha ormai tagliato il trentacinquesimo anno di esistenza).
Prima di intraprendere, nel corso del nuovo secolo, questo percorso in solitaria, Galas aveva già tentato la via della sperimentazione proprio in compagnia di Mike VanPortfleet, con cui diede vita a un progetto estemporaneo chiamato Bleak (l'ottimo "Vane" risale al 1995, anche se poi è stato ristampato a nome Lycia).
Rispetto alle precedenti
release, "A Dark Place To Hide" può contare su una visibilità maggiore, grazie al lavoro della neonata These Hands Melt (
label italiana che ha curato l'edizione in compact disc, uscita con un
artwork differente).
Si tratta di un album imponente e per certi versi ambizioso, un affascinante contenitore nel quale è possibile riscoprire il Galas più
gotico e severo, sulla scia di quel cantautorato che ha fatto la fortuna di
Michael Gira (un pezzo come "Chaos" si avvicina parecchio a tali suggestioni). Tuttavia, nel disco, a prevalere non è tanto quella morbosità
metallica che ha contraddistinto alcune perle degli
Swans, bensì una malinconia latente capace di straziare la carne e lo spirito dell'ascoltatore ("Gift Of Pain" e "October's Rain" sono due magnifici episodi carichi di profonda nostalgia).
Tra i diversivi più intriganti presenti in scaletta, segnaliamo invece i catacombali rimandi alla band madre nell'atmosferica "Collapse" e le virate
goth-folk che contraddistinguono le acustiche "Stained In Blood", "Worthless" e "Waiting For The End Of The World", tre composizioni che potrebbero tranquillamente andare a braccetto con le ultime cose di
King Dude.
Diciassette tracce (diciotto nell'edizione in cd!) per una volta non rappresentano un'esagerazione, perché David Galas aveva molte cose da dire e tanto materiale di qualità pronto a dipingere di nero l'ennesima bollente estate che si sta affacciando sul nostro emisfero. Dietro un grande nome (i
Lycia), non poteva che esserci un ottimo (e purtroppo sottovalutato) musicista.