Era tanto tempo che non mi capitava di ascoltare una band italiana all'esordio (in questo caso, un supergruppo) così sorprendente come i Traum. Formati da musicisti di primissimo piano come Luca Ciffo (
Il Lungo Addio,
Fuzz Orchestra), Luca T. Mai (
ZU), Paolo Mongardi (
Fuzz Orchestra) e Lorenzo Stecconi (
Lento), i Traum esordiscono quest'anno con un Lp che ci catapulta in pieno nelle migliori sonorità
psych-
kraut con qualche incursione in decenni più recenti, rivitalizzando tutta la scena rock
italiana con influenze mai recepite sino in fondo nel nostro paese.
Non può quindi che entusiasmare "Kali Yuga", un'immersione nel mondo dei
Faust con ripetizioni ossessione in stile
Neu! che evolve sino a un finale con un lungo assolo di chitarra lisergico estremamente avvolgente. "Vimana" aumenta il tasso lisergico con suoni orientali ancora imbevuti di kraut, muovendosi tra
Popol Vuh,
Grateful Dead,
Kaleidoscope e
Pink Floyd. La
trance psichedelica non è però solo evocabile con i classici assoli di chitarra, ma anche con scenari avanguardistici ed è quello che fanno i quasi dieci minuti di "Katabasis", con synth e chitarra a incrociarsi, come se i
Cluster suonassero con
Syd Barrett.
Una delle anime del kraut è quella dei
Kraftwerk e i Traum sembrano evocarli (almeno in parte) con il loro singolo "Inner Space". In parte perché i riferimenti sono tanti e tutti nobili: da
John Carpenter ai
Goblin sino ai sempiterni
Neu! e andando avanti nel tempo sicuramente anche ai
Mogwai. La prima parte dell'album si chiude così, con un comune denominatore legato in prevalenza alla musica cosmica tedesca.
La seconda parte cambia registro avvicinandosi a una musica elettronica più contemporanea. Da "Antarctic Dawn", tre minuti ambient con un ritmo appena accennato, a "Infraterrestrial Dub", dove l'aspetto dub diventa preponderante con qualche inflessione jazz, sino a "Erwachen", che parte lentamente con bordoni di synth e lunghissime note di chitarra sino all'ingresso imperioso di un sax che ci rimanda ai mondi oscuri e nostalgici dei
The Lovecraft Sextet o dei
Dale Cooper Quartet And The Dictaphones. Chiude "Eterno ritorno", appena due minuti onirici che terminano con un breve parlato di uno dei numi tutelari dell'arte italiana,
Pier Paolo Pasolini.
Esordio davvero da consigliare a tutti, una delle proposte più interessanti dell'anno e di sicuro uno dei dischi del 2024.