Mavis Staples - Sad And Beautiful World

2025 (Anti)
country, gospel, roots, soul
Ottantasei anni dei quali settantacinque vissuti nel mondo della musica, prima con la band di famiglia Staple Singers, poi come solista e collaboratrice di Prince, Aretha Franklin, Ry Cooder, David Byrne e molti altri: lei è Mavis Staples.
La cantante nata a Chicago è stata tra le prime a interpretare le canzoni di Bob Dylan, ha condiviso il palco con Martin Luther King Jr, restando sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani e civili, una delle poche voci che ha reso magico il matrimonio tra gospel e soul, un’artista tenace che ha sfidato un destino non sempre benevolo.

Nel 2010 la carriera di Mavis Staples ha subito una svolta, grazie al pluripremiato “You Are Not Alone”, con il quale non solo ha conquistato la vetta della classifica americana (categoria gospel), ma ha anche ottenuto la consacrazione con un Grammy Award per il Miglior album dell’anno, a cui ben presto ne ha aggiunti altri due. Il successo di critica e di pubblico non è stato improvviso, ma l’effetto di un duro lavoro iniziato nel 2004 con “Have A Little Faith”, disco gestito in piena autonomia economica e artistica, primo tassello di un crescendo che ha visto al fianco di Staples produttori di alto rilievo: Jeff Tweedy, Ry Cooder, Ben Harper.
Questa volta tocca a Brad Cook, già al banco di produzione per Bon Iver, Waxahatchee e Nathaniel Rateliff, mettere a fuoco la personalità della cantante dell’Illinois. Nove canzoni tratte dal repertorio di autori di ottimo livello e un solo brano inedito, scritto da Hozier e Allison Russell appositamente per lei, “Human Mind”.

“Sad And Beautiful World” è un disco dove la voce è autentica protagonista, nonostante il pur ricco numero di guest-star (tra gli altri, Justin Vernon, Nathaniel Rateliff e MJ Lenderman). Il produttore ha scelto di registrare le prime session solo con pianoforte, batteria e voce, ulteriori strumenti e contributi di altri artisti sono stati aggiunti con attenzione e calma, cercando di non alterarne l’intensità originale.
Il nuovo progetto della cantante americana è dunque un disco maturo e solido, forse meno aggressivo rispetto al passato, ma egualmente poetico e ribelle. La voce è ancor più roca e profonda, priva di rabbia ma ancor piena di speranza. Le dieci tracce sono incastonate come in una potenziale biografia, non a caso la prima, “Chicago”, è un grintoso shuffle-blues (con Buddy Guy e Derek Trucks in gran forma) pescato nel ricco canzoniere di Tom Waits, un brano che offre più di un parallelismo con la vita della Staples: la storia è quella di un contadino che sceglie di trasferirsi a Chicago per una vita migliore. Ad ogni canzone sembra corrispondere un aspetto della ricca personalità dell’artista, sono dieci brani scelti per dar voce a un racconto appassionante come un film.

Tecnicamente, “Sad And Beautiful World” è un album di cover, ma nessuna delle tracce suona così: Mavis Staples doma la materia originale mentre la sapiente produzione di Brad Cook avvolge il tutto con sonorità soul/roots mai invadenti. Particolarmente suggestivo è l’uso della sezione fiati che offre attimi di puro incanto, quando intercetta l’accorata e struggente “Anthem” di Leonard Cohen, ma anche la meravigliosa lettura di “Godspeed” di Frank Ocean, quest’ultima adagiata su uno strato sonoro a base di french horn e reso ancor più suggestivo da un breve ingresso di voci e banjo.
La cosa buffa è che dopo aver ascoltato l’album sembra quasi che le versioni originali dei brani siano le vere cover, la cosa è percepibile sia quando Staples riprende una vecchia canzone di Curtis Mayfield, “We Got To Have Peace”, sia quando interpreta la splendida title track, scritta dal mai troppo compianto Mark Linkous.
Il tono riflessivo e contemplativo dell’album dona una solidità inattesa.
Staples passa dall’inno folk di Gillian Welch “Hard Times” al moderno canto no war “Human Mind”, scritto da Hozier e Russell, con una naturalezza impressionante. Interpreta una canzone scritta da Kevin Morby, una dura invettiva contro guerre e terrorismo (“Beautiful Stranger”) e una ballad country degli anni 50 portata al successo da Porter Wagoner (“Satisfied Mind”, nota anche nella versione di Mahalia Jackson) con identica passione.

“Sad And Beautiful World” non è solo un vibrante mix di soul, rock, gospel, country e folk, ma anche un canto di speranza e resistenza. Quando Mavis Staples canta con autentica commozione frasi come "Anche in questi giorni, a volte trovo... del buono", “L’uomo più ricco del mondo a volte è un povero rispetto a un uomo con una mente soddisfatta", e affida a “Everybody Needs Love” dei Temptation la chiusura dell’album, è ancor più palese che questo disco è un invito a far fronte comune contro la violenza e la sopraffazione con il linguaggio più semplice e naturale, quello dell’amore per il prossimo. Ma “Sad And Beautiful World” non è un trionfo soltanto contenutistico, ma anche artistico, perché il nuovo disco di Mavis Staples è una delle pagine migliori dell’anno che sta volgendo al termine, un'opera inestimabile.


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