Mavis Staples

You Are Not Alone

2010 (Anti) | soul, r'n'b, rock

Un piccolo monumento a un grande monumento. Il compendio di un eclettismo nel solco della tradizione portato avanti con orgoglio e dedizione per circa mezzo secolo. All’anima (soul) dei settantun’anni, dunque. Stavolta è proprio il caso di dirlo. Molte signore potrebbero offendersi, ma lei non è quel tipo di signora. Lei che era già in sella alla band di famiglia (un topos immancabile nella black music del secolo scorso) nella seconda metà degli anni 50, a Chicago, quando l’attuale presidente non era ancora nemmeno nato. Lei che è stata molto amica di Dylan e ha cantato le sue canzoni, contribuendo a farne una bandiera del movimento per i diritti civili. Lei che ha inciso per la Stax, nel periodo d’oro, e ha conosciuto tutti i grandi. Che negli anni Settanta ha collaborato con Curtis Mayfield e negli anni Ottanta con Prince. Lei che - umilmente, mattone su mattone - ha costruito un ponte sonico che va da Ray Charles ad Ice Cube e Ludacris. Agli estremi opposti, tanto per citarne alcuni. Lei che si chiama Mavis Staples e potrebbe godersi una pensione dorata fra ospitate eccellenti, comparsate cinematografiche e liturgie di revival per “vecchie glorie”, e invece incide dischi come questo.

“You Are Not Alone” ha il non trascurabile merito di essere un disco totalmente acronico. Né antico, né moderno. Semplicemente suona come dovrebbe suonare quel tipo di old soul. In grado, lo suggerisce anche il titolo, di comunicare con universalità e immediatezza la propria essenza, di aprirsi al prossimo, di contaminarsi con generi diversi ma sempre pertinenti e limitrofi. Certo, non si può negare che la produzione - disseccata, tersa, senza il minimo orpello - di un maestro indie come Jeff Tweedy non abbia il suo peso nel renderlo appetibile a un pubblico “alternativo” (ammesso che abbia ancora senso, al giorno d’oggi, fare di queste distinzioni), ma a fare la differenza sono ancora una volta l’“anima” e il vissuto della Staples, illuminati dal riverbero radioso e possente della sua voce. Sbrigliata e trascinante in gospel’n’roll come “Don’t Knock” e “I Belong To The Band – Halleluja” (del Rev. Gary Davis) o nel magnifico call and response di “Come Along Moses”, tonante e grintosa in blues dallo speziato ed espanso sapore sixties quali sono “Last Train” e “Only The Lord Knows”. Non stupisce, pertanto, che tra i nomi gli autori del disco, accanto a quello di Tweedy e di Billy Davis e Gene Barge - due allegri ultrasettantenni che scrivevano e producevano per Chess e Motown, tanto per dire - compaia anche quello di un certo John Fogerty.

Ci riconcilia coi sixties l’epica soulful della title-track, vero e proprio fiore all’occhiello dell’album, una specie CSN&Y, con la S e la Y in evidenza, per voce nera stagionata e battagliera, l’acustica west coast e bucolica di “In Christ There’s No East Or West” e la superba “Wrote A Song For Everyone” un mid-tempo rock-soul che è dei Creedence ma qui sembra suonata dalla Band (gruppo, quest’ultimo, con cui la Mavis duettò nel famoso film-concerto “Last Waltz” diretto da Martin Scorsese). Il soul si mescola poi all’alt-country poetico e marginale di casa Tweedy nell’arrangiamento di una cover di Randy Newman, la sofferta “Losing You”, perfetta per chiudere in malinconica ma signorile solitudine l’esibizione di questa fierissima regina madre della musica pop afroamericana tutta.

(08/10/2010)

  • Tracklist
  1. Don't Knock
  2. You Are Not Alone
  3. Downward Road
  4. In Christ There Is No East Or West
  5. Creep Along Moses
  6. I Belong To The Band - Halleluja
  7. Losing You
  8. Last Train
  9. Only The Lord Knows
  10. Wrote A Song For Everyone
  11. We're Gonna Make It
  12. Wonderful Savoir
  13. Too Close To Heaven
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