Paolo Spaccamonti - Border Soundscapes II

2026 (Die Schachtel)
ambient, avantgarde

La sinergia profonda che lega la pratica sonora di Paolo Spaccamonti alle immagini è cosa nota a chiunque ne abbia seguito il percorso artistico. Una comunione intima tra diversi campi d’azione, pienamente percepibile quando la scrittura si muove autonoma senza l’ausilio di riferimenti esterni, più che palese quando ha per pretesto cinema, teatro o televisione. E in questo secondo filone si inserisce la sua ultima produzione, curata ancora una volta dalla lodevole Die Schachtel.

 

È proprio Bruno Stucchi ad azionare il percorso interdisciplinare. Punto di partenza sono 24 scatti di Pino Musi, autore dedito alla rappresentazione del paesaggio urbano e architettonico, nel cui lavoro fotografico confluiscono il rigore del razionalismo, l’essenzialità rude del brutalismo e la metafisica della pittura di De Chirico. Le sue sono istantanee dalle geometrie nette, selezionate in maniera impeccabile, cristallizzate in un bianco e nero incisivo e di indiscutibile eleganza. La sequenza scelta è pensata come una partitura grafica alla quale Spaccamonti, con la piena complicità di Gup Alcaro, ha risposto costruendo una suite in due movimenti – uno per lato del vinile – strutturata sommando stralci da un minuto e quaranta secondi, ciascuno dedicato a ogni singola immagine. Un telaio rigoroso all’interno del quale si inserisce un tracciato estrapolato da diverse sessioni di registrazioni in presa diretta, soltanto successivamente editate e rifinite.

 

Il risultato è un percorso essenziale che coniuga chitarra ed elettronica secondo un equilibrio cangiante, un insieme che mantiene riconoscibili le sezioni pur incastrandole in un flusso privo di soluzioni di continuità. La voce dello strumento emerge nitida, si flette, travisa il suo timbro, dialogando con le modulazioni sintetiche fino a dissolversi in esse, accogliendo la lezione di riferimenti certi quale Fennesz e Tim Hecker. È suono che non racconta le immagini, puntando piuttosto a restituirne i punti di tensione, il senso di straniamento, gli strappi e le sospensioni temporali.

 

Sinestesia è qui definizione ovvia, ma anche la più calzante per un’opera che risulta compiuta al tempo stesso quale somma e autonomia delle parti. Un connubio virtuoso tra ambiti complementari al quale la dimensione fisica dell’oggetto – vinile più stampa fotografica della sequenza di quasi quattro metri – rende ulteriormente giustizia. Semplicemente prezioso.

20/05/2026

Tracklist

  1. Side A
  2. Side B