Libri

Andrea Angeli Bufalini - Giovanni Savastano

Storia della disco music

di Claudio Fabretti

Titolo: La storia della disco music
Autore: Andrea Angeli Bufalini, Giovanni Savastano
Editore: Hoepli
Pagine: 480
Prezzo: 29,90 €

Andrea Angeli Bufalini - Giovanni Savastano - La storia della disco musicGiù le mani dalla disco music. Premessa indispensabile per proseguire la lettura, giacché chi scrive, sotto le luci della mirror ball, ha costruito le basi fondanti della sua futura passione musicale. Anche se molto più da ascoltatore che da fruitore dei dancefloor, inclusi quelli domestici delle feste scolastiche. Insomma, la disco è uno di quei (pochi) punti fermi del passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Un feticcio. Come la vittoria dell'Italia ai Mondiali di Spagna, la nascita delle tv private o i primi videogame. Una musa voluttuosa e truccatissima, in jeans attillati a zampa di elefante, che ti trascina in pista e non ti lascerà più. Love to love you baby – come sussurrava una impudente Donna Summer, colei che venne consacrata regina di una stagione intera sulla copertina di Newsweek del 2 aprile 1979, sotto l’eloquente titolo “Disco Takes Over” ("La disco prende il sopravvento"). Ma in realtà quei lustrini e quei gemiti da eccitazione (pre)puberale sono solo il lato più appariscente di una realtà dai tanti volti, quasi quanti gli specchietti della leggendaria palla stroboscopica che ne è divenuta l’icona.

A raccontarceli, in modo straordinariamente approfondito, giunge questo volume di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano (edito da Hoepli) che ripercorre la storia completa della disco music risalendo alle sue radici afro, r’n’b, soul, funk fino alle contaminazioni con l'elettronica dell'eurodisco, con un occhio di riguardo riservato alla prima italodisco, esaminando anche il proliferare delle originarie discotheques che, da Parigi, sono esplose a New York, centro gravitazionale della club culture (The Loft, Studio 54, Paradise Garage) e trampolino di lancio dei nuovi ministri del suono, i dj e i loro vinili a 12 pollici. Una mappa per orientarsi tra le varie correnti assurte a fama mondiale: dalle origini afro di Manu Dibango e della Lafayette Afro Rock Band al solare Miami Sound, dalla disco-stomp di Bohannon alla Febbre del Sabato Sera, dall'orchestrale Philly Sound all'elettronica del Munich Sound di Giorgio Moroder, dalle superstar (Donna Summer, Bee Gees, Boney M, Chic, Gloria Gaynor, Barry White, Amii Stewart) alle hit di preziose meteore come Van McCoy, Anita Ward, Patrick Hernandez, Lipps Inc. e la meravigliosa Dee D. Jackson (nell’ordine: “The Hustle”, "Ring My Bell", "Born To Be Alive", "Funky Town" e “Meteor Man”), dal gay-clubbing di Sylvester e Grace Jones alla “scandalosa” ambiguità di Amanda Lear e ai vari alieni caduti sul dancefloor dai pianeti rock, funk e jazz, fino a eccentrici fenomeni italiani come La Bionda, Oliver Onions, Donatella Rettore, Alan Sorrenti, Gazebo (anche se il primo brano disco italiano a quanto pare fu “Nessuno mai” di Giancarlo Bigazzi e Gianni Bella, interpretato da Marcella e trasformato poi dai Boney M. in “Take The Heat Off Me”).

Attraverso una narrazione appassionata e ricca di aneddoti (sapevate che “Soul Makossa” del camerunense Manu Dibango può considerarsi il capostipite del genere o che Donna Summer registrò “Love To Love You Baby” sdraiata su una moquette?), Angeli Bufalini e Savastano scandagliano un fenomeno assai più complesso e ricco di contraddizioni di quanto non si vada blaterando abitualmente. Perché la disco è sì musica d’evasione, ma anche una delle voci della rivendicazione sociale, nel suo abbraccio con la cultura nera, ad esempio, o con l’universo gay. È popmuzik, ma anche un genere in grado di apportare significative innovazioni alla scienza del ritmo – come avevano già intuito quei mostri di preveggenza di David Bowie e David Byrne - alle tecniche di composizione e di incisione, e persino alle modalità di diffusione della musica (si pensi ad esempio ai dischi-mix). Ed è soprattutto musica senza barriere, forse addirittura il primo genere a unire – sotto quelle sfavillanti luci stroboscopiche - diverse generazioni, classi sociali e culture. Musica afro ma con un groove in più, preso in prestito dal soul, dal funky e anche dal jazz.

Donna Summer sulla copertina di Newsweek del 2 aprile 1979“La disco music resterà per sempre impressa nel Dna della musica – affermano gli autori - Neanche quando, a tre mesi di distanza dall’apice del suo successo, nel 1979, ebbe luogo la Disco Demolition Night, la più vergognosa e violenta crociata contro il genere, che vide bruciare a Chicago migliaia di dischi, si riuscì a ucciderla. Quell’atto lasciò trasparire solo l’intolleranza, il razzismo e l’omofobia di un gruppo di fanatici sostenuti da una frangia dell’industria discografica”. Eppure l’ostilità non riguardava solo le fazioni più oscurantiste e bacchettone dell’epoca, ma anche il mondo del rock – come sottolinea nell’introduzione Ezio Guaitamacchi: “Il fatto che una musica machista per eccellenza come il rock potesse essere stata sopraffatta da un genere i cui rappresentanti di spicco fossero donne, gay e persone di colore non era un’idea facile da metabolizzare in quel contesto storico e sociale”.
Così persino quella sfrontata Donna Summer tutta gemiti e profferte sessuali – bollata dalle femministe dell’epoca come mero oggetto del piacere maschile – suggellava invece una mezza rivoluzione sociale, anche perché – come ricorda Savastano – la disco segnò anche "un importante passo in avanti nel rapporto tra uomini e donne", liberando il genere femminile da quei codici d’onore secondo i quali la donna doveva essere invitata dall’uomo a ballare, in una sorta di rapporto di dipendenza dalla figura maschile. Nella disco e con il dancefloor, invece, la donna andava finalmente a ballare da sola, senza più bisogno di cavalieri che la implorassero di concedere loro un ballo. E sulle mattonelle fluo di quelle piste luccicanti, ognuno poteva essere sé stesso.

Sebbene il focus principale sia incentrato sul periodo 1974-1980 (prodromi ed epigoni annessi), il libro racconta anche l’evoluzione della disco-music negli anni successivi e il suo influsso sulla musica contemporanea, come testimoniano anche gli omaggi recenti di svariati artisti, alcuni dei quali menzionati anche nel volume - come Daft Punk, Hercules & Love Affair, Kylie Minogue e Róisín Murphy - che possono agilmente rispondere di sì all’interrogativo “C’è vita dopo la disco?” con cui il volume si chiude, citando una celebre copertina di Rolling Stone del 1978.
Suddiviso in 10 sezioni, ciascuna delle quali rappresentata da un titolo emblematico della fase storica in esame, e chiuso dalla lista di una ventina di hit del periodo, “La storia della disco music” raccoglie anche una messe inesauribile di immagini, copertine, raffigurazioni di Lp, appunti, date e citazioni di artisti e canzoni. Ad aggiungere qualche curiosità in più, la prefazione di Gloria Gaynor e l’introduzione di Amii Stewart, due regine della stagione d’oro della disco, oltre alle postfazioni di Mario Biondi e Ivan Cattaneo.

E se le porte delle discoteche restano ancora mestamente chiuse a causa della pandemia, basterà scorrere queste pagine per riaccendere le luci di quella mirror ball che continua a girare nella memoria e nel cuore di ognuno di noi.



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