Róisín Murphy

Róisín Machine

2020 (Skint/BMG) | dance

Dice il proverbio:
Con la pazienza, la foglia di gelso diventa seta
Questo viaggio ha avuto inizio ben otto anni fa, quando "Simulation" faceva capolino in Rete dopo un lungo periodo di silenzio durante il quale sembrava che Róisín Murphy avesse appeso le scarpette al chiodo una volta per tutte. E invece eccola là, la simulazione di Róisín, un pezzo dal battito felpato e ossessivo circondato da sciami di ronzii sci-fi, come cornici concentriche tessute sulle ceneri della disco music che fu e poi montate in un arazzo di vibrante materia elettronica. Un brano forse troppo introspettivo per la stessa Róisín ai tempi, che di fatti lo lasciò a galleggiare solitario nell'etere per anni, come se avesse sentito il bisogno di abbandonarlo a se stesso per potervi crescere accanto. Negli otto minuti e mezzo di questa nuova avvolgente versione, Róisín aggiunge un'introduzione orchestrale e vi cuce sopra un tema lirico che poi ricorre in altre parti del lavoro:
I feel my story is still untold
But I'll make my own happy ending
Non c'è traccia migliore per schiudere le porte al sinuoso - e all'occasione cupo e misterioso - svolgersi di un album quale "Róisín Machine" - fin dal titolo, una sorta di juke-box col quale l'autrice sorvola decenni di musica da ballo, dalla disco dei dorati 70 e il boogie dei primi anni 80 alle sculture dell'art-pop più sintetico ed estetizzante. 
Così, dopo "Simulation", si entra nell'onirico "Kingdom Of Ends", un maestoso crescendo di sibili meccanici come una navicella spaziale che si sta alzando dal suolo, l'instabile linea di basso che si agita sullo sfondo come fosse rimasta incatenata a terra, Róisín che lamenta nella tempesta nucleare col fare angosciato di un'anima in pena. Ma questo montare di tensione si risolve nell'esatto opposto emotivo della successiva "Something More", uno splendido quanto lineare andamento post-disco che cresce poco a poco e prende quota sul finale tramite un semplice ostinato di piano elettrico e i sognanti incastri di una sezione d'archi, Róisín adesso sembra quasi sul punto di mettersi a piangere dal morso della nostalgia che le attanaglia il cuore.
 
Ma è un attimo, perché con "Shellfish Mademoiselle" la Diva d'Irlanda torna nuovamente a essere la seducente bionda di un tempo, che ammicca tra i veli di un boudoir lounge-funk e poi cavalca con innata maestria l'irresistibile boogie elettronico della già edita "Incapable". Presto, però, Róisín rialza la manopola della tensione ed ecco "We Got Together", una pulsazione teutonica Hi-Nrg che avanza come un carroarmato, tra smottamenti di crosta terrestre, cowbells e bordate corali lanciate contro un solido muro di sintetizzatori: come ascoltare una muscolosa produzione di Patrick Cowley attraverso le distorsioni spazio/temporali di "Inception".
L'anima torna nuovamente a planare sulla quieta pulsazione vintage di "Murphy's Law", traccia legata idealmente alla successiva "Game Changer", che ne riprende i cori e li rielabora in un canto primitivista sopra un atmosferico zig-zag di tastiere synthwave. Ed ecco finalmente "Narcissus", altro pezzo di estetizzante disco music, ancora una volta condito da archi e punteggiature di funk, qui presentato in una versione breve che ne spezzetta le varie sezioni e le concentra in cinque minuti di colorate vignette illuminate dalle rifrazioni di una mirror ball.
Infine, ricompare la vecchia "Jealousy", sparata a cavallo su un forsennato ritmo nu-disco e inserti di chitarra ritmica, e ci riporta ai tempi di una certa "Sing It Back", del french touch e della frizzante radiofonia estiva di Kylie Minogue, Modjo, Mousse T, Spiller & Sophie Ellis-Bextor - la giusta dose di ritmo e di scatenata energia camp per completare col sorriso sulle labbra uno degli ascolti più trascinanti del 2020.
 
Il segreto di Róisín? Un'artista mai impaurita dal proprio potenziale, costantemente disposta a mettersi in gioco sempre un passo più in là delle mode del momento, quasi fosse una moderna Kate Bush rimasta travolta dalla folla di una piccola ma furiosa pista da ballo. Certo, le sue continue metamorfosi e illazioni artistiche le avranno forse scrollato di dosso tanto del pubblico generalista di un tempo, ma lei continua imperterrita nel suo cammino: vive la vita, esplora con curiosità anche gli anfratti più angusti della propria Arte, e quando è pronta, torna puntuale ad abbracciare il pubblico con la grazia e lo stile eterno di una fresca sciarpa di seta.
Róisín Murphy: regina del dancefloor, ultima vera Diva dell'art-pop d'autore, amatissima icona queer e nome irrinunciabile per tutti quegli ascoltatori che dalla musica dance vogliono non solo il beat ma anche sofisticate ricercatezze produttive e una cura tematica da songwriter. A venticinque anni esatti dal debutto a nome Moloko, la troviamo ancora in forma dannatamente smagliante. Forse non ce la meritiamo nemmeno.

(01/10/2020)



  • Tracklist
  1. Simulation
  2. Kingdom Of Ends
  3. Something More
  4. Shellfish Mademoiselle
  5. Incapable
  6. We Got Together
  7. Murphy's Law
  8. Game Changer
  9. Narcissus
  10. Jealousy
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