27/05-01/06/2006

Bosound Rocker Festival

Bologna, Bologna


di Eleonora Grossi
BoSound RockER Festival

Do you like American music?

Eh sì, perché il lungo festival si è concluso con una delle pietre miliari del rock’n’roll, quello vero, suonato, sudato. I Violent Femmes hanno tenuto fede alla promessa, per regalarci uno dei più bei concerti degli ultimi tempi. Alla faccia di chi li voleva superati. Ma andiamo con ordine.

26 maggio – Babyshambles

La fama precede il nostro amico Pete Doherty, non ahimè per le sue doti musicali, quanto per i gossip su di lui e la sua compagna cocaine-Kate Moss. A noi interessava che fosse nei Libertines, ma anche e soprattutto che “Down In Albion”(2005) sia stato prodotto dall’ex Clash Mick Jones.
E’ stato uno strazio annunciato. Arrivati con tre ore di ritardo causa perdita del volo (i più maligni vociferano di una pattuglia della polizia ad aspettarli al check in), il che non ha permesso nessun tipo di sound-check. E anche se fossero arrivati in tempo, non siamo molto sicuri che sarebbero riusciti a farlo. Doherty non stava in piedi, tanto da essere infastidito dal faro che lo illuminava e decidere quindi di romperlo con la seconda chitarra, che peraltro a metà concerto ha pensato bene di far scomparire. Pezzi fatti più volte, abbozzati e poi ripresi, non un accordo azzeccato, niente che assomigliasse a un concerto. Eppure, signori, dobbiamo ricrederci. Non sul live, che è stato quello ci aspettavamo fosse, cioè un sesso droga e noia, ma sul nostro Pete. E’ lui l’unico a capirci qualcosa in mezzo a quella manica di deficienti, in realtà furbissimi, che usano il suo nome e le sue sventure come disgrazie. Nei rari attimi di lucidità, si sente il suo talento. Dopo la cacciata dai Libertines – che, diciamolo, non erano proprio questi geni della musica – Doherty aveva fatto dei mini unplugged nelle università inglesi. Con risultati sorprendenti, grande cuore e grande musica, così raccontano i testimoni. Vederlo su un palco, circondato da sciacalli, non così sbruffone come credevamo, fa solo una gran tristezza. Speravamo di odiarlo. Non è stato così. Non è stato richiesto nessun bis, perché già quell’oretta è stata difficile da sopportare, anche per le numerose ragazzine con “Kiss me Pete” scritto in fronte e non solo, e a noi faceva una gran tristezza. Cosa che, al di là delle smancerie, non ha niente a che fare con un rock’n’roll show.

29 maggio – Dinosaur Jr.

Da vent’anni e passa nella scena underground, la band capitanata da J. Macis è e rimane monumento del rock di nicchia, quello suonato e vissuto molto prima delle Mtv generation. “You’re Living All Over Me” e “Bug” rimangono due signori dischi. Dopo esperimenti da solista che lo hanno portato ad allontanarsi dal gruppo e di conseguenza a parlare di loro – diciamo dal 2000 – ecco che tornano per un live che non può perlomeno incuriosirci.
E, a malincuore, dobbiamo dire che più in là della curiosità noi non andiamo. Il concerto di stasera non sembrava neanche dei Dinosaur, con un muro di sei ampli e tutto ciò che poteva amplificare un suono decisamente troppo metal. Non noise, proprio metal. Soprattutto nella seconda parte. A parte vani accenni al caro vecchio grunge, che ci riportavano indietro di dieci anni e non potevano non coinvolgerci, per il resto del live abbiamo risentito il ritorno di Lou Lou Barlow. Era dall’uscita di “Bug”, quindi parliamo di una ventina di anni fa, che non rivolgeva parola ai suoi ex compagni di merende. E nel 2005 è rispuntato fuori per incidere dei nuovi lavori di cui a tutt’oggi non si sa ancora niente. A parte “No Bones” e “Freak Scene”, che ci hanno fatto capire quanto siamo invecchiati, dobbiamo ammettere di essere un po’ delusi da uno show che immaginavamo sicuramente carico, ma meno maraglio.

30 maggio – Yo La Tengo

Una serie infinita di dischi da quel lontano 1986 con “Ride The Tiger”, una serie altrettanto copiosa di citazioni da tutta la scena indie e non solo, dai Velvet Underground ai Television fino a Neil Young. Dal 1992 il salto di qualità, con meno rabbia e più esperienza, con l’arrivo di James Mc New al basso, che segna definitivamente la band. Tra ultimi Sonic Youth e Stereolab, un live di grande spessore. Complici il pubblico giusto, la serata tranquilla, l’Estragon non così murato come per le altre tre serate, il ricordo del metallo della sera precedente coi Dinosaur Jr. che ci ha resi completamente sordi, bere qualcosa e sentire gli Yo la Tengo suonare è un toccasana. Kaplan ti rilassa solo a guardarlo, veterano com’è anche dei palchi italiani, capace di creare subito un’atmosfera intima e un grande contatto col pubblico. Sembra di vedere suonare amici tuoi. Passando per classiconi da “I Can Hear The Heart Beating As One” a rievocazioni da “Ride The Tiger”, fino a “Little Honda” che finisce in una distorsione di venti minuti.
Tradiscono un po’ di emozione quando ci presentano il nuovo disco, di una dolcezza disarmante. Due i bis, per un pubblico più affezionato che scatenato, per una sensazione bellissima nel ritorno a casa.

1° giugno – Violent Femmes

Famosi per i singoloni che ogni rock club del mondo occidentale suona ogni fine settimana, anche loro come Dinosaur Jr e Yo La Tengo direttamente dagli anni 80, dai quali non si scappa, anche loro di nuovo dal vivo. Tra vecchie glorie e fasti indimenticabili, la rivoluzione del folk grazie all’ironia e al sarcasmo, quasi un’anticipazione del lo-fi. “Do you like american music?” e via andare, ecco che in conclusione della bellissima settimana di musica che ci siamo goduti all’Estragon arrivano quelli che nessuno ha dimenticato e che tutti temevamo di vedere dal vivo, per conservare nel cuore la leggenda senza che il ricordo fosse rovinato da un live passabile.
Altro che passabile, le nostre femmine violente, che ormai tradiscono la loro età, hanno suonato davanti a tremila persone per uno dei concerti-evento dell’anno. Gente arrivata da tutta Italia che cantava e saltava per tutto il tempo, quasi due ore di musica senza una falla, senza un attimo di noia, anche nelle sperimentazioni con scatole e vari attrezzi che non siamo riusciti a identificare. E loro più grandi che mai, dal bluegrass al rockabilly al punk, con Gordon Gano in assoluta sintonia con il pubblico, divertito e divertente. La stessa voce, la stessa carica di vent’anni fa, se non meglio. Eccezionali.

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