KYRIE - Le Macchine del Quinto

2004 (Pma/audioglobe)
wave

Giungono finalmente al debutto ufficiale i milanesi Kyrie; un primo cd ufficiale che serve a fare il punto di una carriera iniziata nel 1995 e sviluppatasi attraverso quattro demo-cd auto-prodotti prima di questo “Quinto”. Quasi tutti i brani, infatti, sono versioni rivedute e corrette, tramite uno scintillante lavoro di produzione e arrangiamento, di canzoni già presenti sui quattro lavori precedenti.

All’insegna delle sonorità più classicamente “wave” di inizio anni Ottanta, il gruppo capitanato da Piero Sciortino (voce, chitarre e tastiere nonché responsabile di musiche, testi e arrangiamenti) si fa notare per la felicissima scrittura e scioltezza dei suoi brani, che hanno come coordinate e numi tutelari i Cure – diciamo quelli di “17 Seconds”, soprattutto – e Franco Battiato, con spruzzate qua e là di Ultravox, Sound e – diciamolo, visto che di gruppo italiano si tratta – dei magnifici e purtroppo lontanissimi “albori” di gruppi quali Diaframma e Litfiba.

Rinverdiscono i fasti di quegli anni i Kyrie, senza mai suonare troppo pesantemente citazionisti, epigonici e soprattutto senza assolutamente apparire fuori dal tempo: la loro è una musica piena di modernità e di energia. Sciortino è songwriter di gran classe, anche se come cantante risulta forse un po’ monocorde e spesso poco incisivo: ma i suoi brani brillano di luce propria. L’apertura affidata a “Lipsia, 1933” tra nostalgia e speranze (si parla di emigranti), mette subito in risalto i punti forti dei Kyrie: l’estrema eleganza e disinvoltura, segno di una personalità forte e di sicurezza nei propri mezzi. “L’uomo macchina” (Kraftwerk über alles) è uno dei loro pezzi più vitali e felici, oltre a essere il loro più dichiarato omaggio a Battiato: ritmica (alla batteria, sintetica e non, Renato Martinelli), liriche e struttura rimandano inevitabilmente alla “Solitary Beach” (con in più le chitarre di “Strani Giorni”) del cantautore siciliano.

“Caffè Viennese”, languida, nebbiosa e raffinata, è il capolavoro del gruppo, sopraffino esercizio di stile, superbamente arrangiato e prodotto, esecuzione della band in magico equilibrio tra una calda e coinvolgente passionalità e l’aristocratico distacco del perfetto dandy new wave.

“Quello che non vedo” torna a premere invece sull’acceleratore, con un ritmo gelido e sincopato à la Cure.

“Rifugi Culturali” e la lunga “Ritiro Estivo” si perdono invece in un estetismo forse eccessivo, in un certo compiacimento stilistico che smorza un po’ quella naturalezza che finora era stata l’arma migliore del gruppo.

Ma arriva per fortuna “Spazi bianchi come nuvole”, ariosa e malinconica composizione che mostra anche come Piero Sciortino sia in possesso di un sopraffino gusto pop (un pezzo questo che se fosse ben promosso potrebbe diventare facilmente una hit). A marchiare a fuoco la bellissima “Decadenze” sono, ovviamente, i decadenti “mitteleuropei” per eccellenza: gli Ultravox (quelli di brani come “New Europeans“, soprattutto). L’altro capolavoro del disco è “Nimloth Kirloth”, una meravigliosa fiaba carica di spleen (testo straripante di citazioni tolkieniane ), che rallenta i ritmi immergendosi in un placido e soffuso arrangiamento da camera.

In chiusura gli undici minuti di “Abbandonandomi” mostrano anche ambizioni compositive di portata ben più ampia: la struttura tradizionale della canzone “dark-wave” si dissolve lasciando spazio a un lungo intermezzo (meglio: un requiem) per organo e archi (sintetizzati) che introduce alla chiusura vera e propria: ed è una chiusura che lascia il segno, straniante e angosciosa.

I Kyrie ripropongono un sound non originale, certo: i Kyrie però hanno talento. Quello vero. Occhi aperti e puntati su di loro. La new wave italiana esiste ancora ed è in gran forma.

19/12/2006

Tracklist

  1. 1. Lipsia, 1933
  2. 2. L'uomo macchina
  3. 3. Caffè Viennese
  4. 4. Quello che non vedo
  5. 5. Rifugi Culturali
  6. 6. Ritiro Estivo
  7. 7. Spazi bianchi come nuvole
  8. 8. Decadenze
  9. 9. Nimloth Kirloth
  10. 10. Abbandonandomi/ Gli inganni delle altalene

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