Franz Ferdinand

You Could Have It So Much Better

2005 (Domino) | pop-wave

Quale singolare coincidenza: il disco dei Franz Ferdinand che esce negli stessi giorni in cui si apre la stagione venatoria. In realtà non è peregrino ritenere che le doppiette degli indie-cacciatori siano già cariche da tempo, almeno da quando apparve chiaro che l'album di debutto stava deflagrando in uno dei rari botti da ricordare in questi tempi di chart da vacche magre. Tre milioni di copie vendute non sono poche, rappresentano anzi un numero ideale: se si è fortunati, sfruttando il fattore sorpresa si guadagna (oltre che gloria e denari) persino la benevolenza degli intransigenti. E i Franz Ferdinand, da questo punto di vista, fortunati lo sono stati.

Proviamo a ipotizzare: che il fenomeno fosse dovuto al fatto che un congruo numero di impallinatori di professione, solitamente scafati e perciò inclini all'abbattimento di ogni fenomeno che odori anche lontanamente di artificioso, si sia lasciato sedurre dall'innocuo ciuffetto in brit-style dei ragazzotti scozzesi? Che per questo futile motivo i Franz Ferdinand siano stati inseriti alla voce "band dal sound sbarazzino", di quelle che fa tanto figo suonare nei party perché tanto li conosceranno quattro gatti a malapena? Insomma, è probabile che i Nostri avessero tutta l'aria, sulle prime, d'esser destinati a una particolare tipologia di pubblico, ossia quella disposta a tollerare tutto fuorché le vendite a pioggia, Mtv e le immancabili copertine dei giornali patinati.

Va bene, ce la stiamo giocando sul filo del paradosso sperando che ci perdonerete, ma ricordiamo solo quanto è accaduto all'indomani di "Take Me Out" e del pugno di hit che l'hanno seguita: un successo che cresceva in misura direttamente proporzionale ai mugugni di chi annusava, tardivamente, l'inequivocabile (?) sentore della vituperata operazione commerciale. Preparatevi dunque ad affrontare la pletora di sentenze che spazieranno dal "si sono ripetuti" per arrivare a "quel poco che avevano da dire sta tutto nel primo album", e in mezzo tutti i colori intermedi della stroncatura.

Invece, è vero il contrario, perché fra le mille critiche che si possono muovere a "You Could Have It So Much Better" non c'è sicuramente quella di essere un lavoro uguale al precedente: laddove "Franz Ferdinand" era bonariamente chiassoso, questo è più controllato, laddove risiedevano mescolamenti di rock e di dance dai confini poco definiti, ritroviamo canzoni dall'identità più marcata (e attenzione, spuntano persino due ballate!), mentre in luogo dell'aplomb furbescamente trasandato, c'è ora la cura maniacale della produzione. Anche la scrittura prende altre strade, ed è per questo che occorre qualche ascolto in più per realizzare che le hit ci sono ancora, solo che paiono consapevolmente studiate per raggiungere un pubblico il più vasto possibile. Facile che il giochetto funzioni, poiché sappiamo bene quanto sia importante per una pop band catturare l'attenzione dei distratti, che sono poi quelli che fischiettano sovrappensiero sotto la doccia, e che a fronte di ciò non dimenticano di far trovare il cd sotto l'albero di Natale degli amici.

"You Could Have It So Much Better", forse lo avrete capito, è un prodotto assai ruffiano, e starà a voi decidere quale accezione dare a questo termine. Innanzitutto perché sono parecchie le band da Olimpo del pop-rock a essere omaggiate con esplicite citazioni, se non almeno con una benevola strizzatina d'occhio, e poi perché il filo conduttore predilige il disimpegno festaiolo, vero marchio di fabbrica dei ragazzi di Glasgow, a qualsivoglia velleità intellettuale. Così se sono i Blur vestiti easy a far capolino nell'iniziale "The Fallen", è il groove wave-funk che va tanto per la maggiore a permeare "The Boy", mentre i Pulp di "Different Class" vengono presi per i capelli nell'accattivante levare di "Walk Away" ma ancor di più in "I'm Your Villain", che trova il modo di menzionare persino i Rolling Stones più cazzoni di "Miss You" col riff della chitarra.

Gli espliciti riferimenti alla 60's British Invasion del ritornello di "Well That Was Easy" vengono appena dissimulati da quei cambi di tempo che riportano, questa volta sì, alle fortunate vicende del debutto, mentre è sfacciata la contaminazione kinks-beatlesiana che inonda le note di "Eleanor Put Your Boots On" e di "Fade Together"(quale romanticheria di titolo!), che ciononostante rimangono, diciamocelo, due ballate di gran classe. Nel bailamme dei ringraziamenti trovano ancora posto nella title track i Fall in una versione nemmeno troppo light nonché, in "Outsiders", i sempreverdi Talking Heads, già più volte tirati allegramente in ballo nel primo disco.

Solo sbiaditi cloni-imitatori, vi chiederete infine? Nossignori, i Franz Ferdinand un bel po' di stoffa propria la posseggono eccome, che poi possa piacere senza riserva alcuna è tutto un altro discorso.

(07/02/2006)



  • Tracklist
  1. The Fallen
  2. Do You Want To
  3. This Boy
  4. Walk Away
  5. Evil And A Heathen
  6. You're The Reason I'm Leaving
  7. Eleanor, Put Your Boots Back On
  8. Well, That Was Easy
  9. What You Meant
  10. I'm Your Villain
  11. You Could Have It So Much Better
  12. Fade Together
  13. Outsiders

 

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