Meganoidi

Granvanoeli

2006 (Green Fog) | post-rock

Lontana, ormai, la battuta in levare, i genovesi Meganoidi hanno da qualche anno scelto di percorrere le strade di quel post-rock che è un po’ tutto ed il contrario di tutto. La nascita della Green Fog ha permesso loro di muoversi in assoluta indipendenza, scegliendo di dare voce a un suono che sa bene come lavorare per sottrazione, ma non disdegna di accendersi come un fiammifero nel buio, mantenendosi in bilico tra superficie e profondità.

In questo suo terzo disco, la band appare, comunque, leggermente al di sotto delle sue possibilità, causa una scrittura non sempre all’altezza della situazione. Sono in cammino, stanno ancora esplorando tutte le loro nuove possibilità. E si sente. Non che sia un difetto, ma ho come l’impressione che questo sia, piuttosto, un taccuino su cui i Nostri hanno voluto appuntare impressioni e soluzioni che troveranno migliore esposizione nei prossimi lavori. L’incedere sghembo, gli accordi sparsi di “At Dusk”, la tensione e i rivoli noise di “The Millstone”, ad esempio, dimostrano nell’immediato proprio questo voler procedere a tentoni, arrivando in “Dai Pozzi” a immaginare una confusione/commistione wave-cantautoriale.

Liriche e musica sembrano inseguirsi, spiegarsi a vicenda. Di fondo, una malinconia malcelata (“Anche Senza Bere”), un’ inquietudine metropolitana specchio di anime ferite (“02:16”), che solo i Massimo Volume più grandi hanno saputo mettere in musica senza troppe forzature. E anche questa voglia matta di alternare il cantato in italiano a quello in inglese non ci sembra proprio una soluzione azzeccatissima, finendo, piuttosto, per confonderci ulteriormente le idee. Ma, forse, lo ripetiamo, anche in questo la band sta cercando di delineare una sua nuova, nuovissima fisionomia.
Il piano sequenza spettrale di “Quest’Inverno” fa, comunque, la sua degna figura, con quel rovistare subdolo dentro un dormiveglia fradicio di nostalgia. Se di epica del quotidiano si può parlare, trattasi di un’epica negativa. Inesorabilmente negativa (“Ten Black Rivers”). Possono benissimo lavorare in questa direzione, ma cercando di sfrondare gli ultimi residui di retorica “indie”.

Un po' fuori luogo, invece, ci sembra, con il suo incedere solennemente bandistico, “Nine Times Out Of Ten”, mentre “Un Approdo” sembrerebbe rappresentare, come da copione, un vero e proprio sbocco emotivo, anche se ci piace credere di più nella solare vitalità della title track, che arriva a liberarci da un cielo ormai fin troppo scuro e quasi prossimo al diluvio. Succede, quando le cose sono un pochetto confuse. Ma ci vuole comunque coraggio, perché si è sempre alla ricerca e mai davvero alla meta.

(28/06/2006)

  • Tracklist
  1. At Dusk
  2. The Millstone
  3. Dai Pozzi
  4. Anche Senza Bere
  5. 02:16
  6. Quest'Inverno
  7. Ten Black Rivers
  8. Nine Times Out Of Ten
  9. Un Approdo
  10. Granvanoeli
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